La Guerra dei Roses: Quando l’innamoramento finisce, cosa accade dopo?

Ambra Angiolini e Matteo Cremon (credits: Area12)

Lo spettacolo teatrale La Guerra dei Roses nasce come romanzo nel 1981 per opera di Warren Adler, trasformandosi otto anni più tardi in un successo cinematografico. La commedia tradotta da Antonia Brancati ed Enrico Luttmann si apre con una scena idilliaca: l’innamoramento di due giovani, interpretati rispettivamente da Ambra Angiolini e Matteo Cremon.

I protagonisti, Barbara e Oliver, poco più che vent’enni, si scambiano le prime battute di fronte a una coppia di statuette di una casa d’aste. Oliver, accortosi che le due miniature in questione sarebbero state messe all’asta separatamente, interviene prontamente per accaparrarsele entrambe riunendole. Tuttavia, dopo aver comprato la prima, indietreggia non appena si rende conto che le sue umili possibilità finanziarie di studente di legge in erba non gli permettono di portare a termine l’affare. Entra così in gioco Barbara che, aumentando la cifra proposta dagli altri compratori, si aggiudica il titolo di miglior offerente e con questo si porta a casa la seconda statuetta. Poco dopo Barbara la regalerà ad Oliver che, ringraziandola, le racconterà la storia di queste due miniature: due pugili che avevano sempre combattuto insieme, fortissimi, invincibili, perché da soli avrebbero perso ogni significato. Comincia così una dolce storia d’amore costellata di sogni, speranze e progetti per un futuro, insieme, proprio come le due statuette.

Passano gli anni e il loro amore sembra non sfiorire, i due si sposano e nascono due bambini. Oliver, da studente squattrinato che era, diventa un avvocato civilista di fama e prestigio, mentre Barbara si occupa di realizzare i progetti per il loro futuro insieme. Rinuncia a qualsiasi realizzazione professionale rimanendo a casa con i figli e prendendosi cura della casa da tutti loro tanto desiderata.

È proprio questo lo scenario che ci si apre diciotto anni dopo, sempre insieme, con due figli, un cane, un gatto e una casa nuova con un imponente lampadario di Murano, opere d’arte, oggetti ricercati d’antiquariato, uno scalone che si fa largo nel salone e una ferrari in garage. Una vita perfetta, o almeno così sembrerebbe.

Ambra Angiolini e Matteo Cremon ne La Guerra dei Roses (credits: Pagina Facebook Teatro Verdi Gorizia)

Infatti, quella che pareva una coppia solida e realizzata inizia a scricchiolare quando in Barbara, che dal primo incontro aveva dimostrato la propria generosa devozione nel sostenere anche i più piccoli sogni di Oliver, si fa strada il desiderio di aprire un’attività di catering di alta qualità. Il marito, innamorato, ma dispotico e attaccato all’idea della moglie casalinga e sua “compagna” nel raggirare i grandi imprenditori di Washington a favore dei propri affari, cerca di frenarla. Ma Barbara non è più disposta ad annullare le proprie ambizioni per realizzare quelle di un coniuge che non ama più. La goccia che fa traboccare il vaso è il ricovero di Oliver in ospedale dopo uno sventato infarto. Barbara, informata del grave malore del marito, si sente leggera e felice, per nulla preoccupata per la salute del compagno e coglie l’occasione per chiedere il divorzio.

È l’inizio di una guerra senza esclusione di colpi, con i rispettivi e cinici avvocati decisi a vincere la loro personale battaglia. L’oggetto della contesa è proprio la bella casa che insieme avevano costruito, dalla quale nessuno dei due è disposto a trasferirsi.Si susseguono così una serie di colpi bassi al limite dell’assurdo, dispetti che diventano sempre più crudeli, gesti e parole prive di pietà. L’amore lascia il passo ad un odio che appare quasi come la controparte del primo, annullandolo.

Ambra Angiolini e Matteo Cremon ne La Guerra dei Roses (credits: Pagina Facebook Teatro Verdi Gorizia)

Ambra Angiolini (Brabara) e Matteo Cremon (Oliver) sono eccezionali nelle rispettive interpretazioni, davvero efficaci e sicure, che trascinano con la loro indole satirica e tragicomica gli spettatori dal primo all’ultimo minuto di rappresentazione, senza cali di tensione o di ritmo.

Alla fine però, a luci spente e sipario abbassato, non è possibile evitare di chiedersi come si sia arrivati sino a questo punto. È davvero così che funziona l’amore? È davvero sempre destinato a finire o, comunque, a sfiorire nel tempo? Guardandosi intorno, in un pubblico composto prevalentemente da adulti che dopo la recita escono dal moderno Teatro Verdi di Gorizia in una risata compiaciuta, credo che tali domande sorgano spontanee alla mente di un giovane che dell’amore ancora conosce molto poco, se non per sentito dire, ma che non vede l’ora di sperimentarlo sulla propria pelle.

Il sociologo Francesco Alberoni, seguendo i passi di Z. Bauman, con la sua idea di “amore liquido” ci risponderebbe che l’amore è proprio questo: “emozioni che non si possono trattenere e che scappano fugacemente dalle mani fino a scomparire del tutto. Alberoni  definisce l’innamoramento lo stato nascente di un movimento collettivo a due. In questa fase quindi il partner è sempre visto come unico e speciale, entrano in gioco attrazione, corteggiamento e idealizzazione reciproca e si relegano sullo sfondo tutte le imperfezioni del partner. Il tempo dell’innamoramento, così come inizia, finisce. Ma non termina perché qualcosa è andato male nella coppia, bensì perchè tale esperienza porta con sé un limite, il suo dover finire, un evolversi. Piano piano uno dei due partner, se non entrambi, saranno chiamati a fare i conti con la realtà, ponendo ora in secondo piano quei sentimenti di idealizzazione che avevano provato durante l’innamoramento, guardando al proprio compagno per quello che realmente è e non per ciò che si vorrebbe ch’egli fosse.  Affrontando tale limite si è in grado di superarlo attraverso una maturazione relazionale e il consolidamento del sentimento dell’amore, che si colloca su un registro diverso dall’innamoramento.

Ambra Angiolini e Matteo Cremon ne La Guerra dei Roses (credits: Pagina Facebook Teatro Verdi Gorizia)

L’innamoramento è un succedersi di periodi di folle desiderio e rapimento, a cui seguono momenti di tregua e incredulità. L’amore si farà strada a poco a poco, in mezzo alle ricerche, esplorazioni, le incertezze, la gelosia. L’essenziale è che entrambi i partner abbiano la reale volontà di costruire qualcosa che duri nel tempo”.

Per cui, sì, l’innamoramento finisce, sempre. Esso è per sua natura destinato a finire. Non vi è via d’uscita. Finendo, però, non si esaurisce, ma si evolve in amore, un sentimento più duraturo e stabile, meno passionale e travolgente forse, ma prodotto da un atto di volontà e consapevolezza individuale dei due partner che decidono di scegliersi malgrado la fine della novità e l’ idealizzazione che l’innamoramento porta con sé.

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