La longa manus del Cremlino sulle sponde del Mar Nero: dopo la Moldavia anche la Bulgaria elegge un presidente filo-russo

L’inesorabile arretramento dell’influenza russa in Europa, caratterizzata dalla progressiva adesione di ex-paesi membri del Patto di Varsavia all’Alleanza Atlantica e culminata con il brusco cambio di orientamento dell’Ucraina ( con le dimissioni, nel 2011, del presidente Janukovich) pare, almeno per ora, arrestarsi. L’elezione di presidenti filorussi in Bulgaria ed in Moldavia sono un’importante vittoria politica per il Cremlino, che vede finalmente rafforzarsi la sua posizione in Europa.

La Bulgaria e la Moldavia sono i paesi più poveri rispettivamente dell’Unione Europea e del Continente europeo; sono, inoltre, Stati che storicamente hanno avuto legami molto forti con la Russia, sia dal punto di vista culturale che da quello economico. Ciò nonostante è importante notare come, almeno dal punto di vista economico, l’influenza russa nei due paesi, pur rimanendo significativa, sta scemando progressivamente: l’unico punto vero di forza per il Cremlino sono gli export energetici, mentre tutti gli altri settori dell’economia vengono progressivamente conquistati da paesi dell’Unione (in particolare Germania, Italia e la limitrofa Romania). La Bulgaria, inoltre, è paese membro dell’Unione europea e la Moldavia ha firmato diversi accordi commerciali con l’UE, rinunciando, nel 2015, a ogni tentativo di entrare a far parte dell’Unione Doganale Eurasiatica .
Pare evidente, quindi, l’importanza per gli interessi russi nella regione della vittoria alle elezioni presidenziali moldave di Igor Dodon (appartenente per altro alla minoranza russa). La sua vittoria giunge in seguito ad una campagna elettorale caratterizzata dalla promessa di “stracciare tutti gli accordi con l’Unione” e riavvicinarsi alla Russia di Putin. E’ importante ricordare il fatto che alla vittoria di Dodon abbiano contributo anche fattori interni, come la sofferenza dell’economia per via delle sanzioni occidentali imposte alla Russia e i numerosi casi di corruzione che hanno dato man forte ai politici che predicavano un cambio radicale di passo.

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Più moderatamente filo russo è invece Rumen Radev, il nuovo Presidente della Bulgaria, appartenente al Partito Socialista, è un ex comandante dell’aviazione, sostenuto in particolare dalla minoranza etnica turca, dalla Chiesa Ortodossa e da alcuni oligarchi locali legati alla Russia. La Bulgaria si trova però in una situazione completamente diversa rispetto a quella della Moldavia: pur sostenendo un attenuamento delle posizioni dell’Unione nei confronti della Russia, Radev si è più volte dichiarato fedele all’EU e agli interessi nazionali bulgari.
Per la Russia, la cui economia è in forte sofferenza per gli effetti delle sanzioni occidentali, queste sono comunque vittorie importanti: la situazione delle finanze pubbliche va peggiorando di mese in mese e, a lungo andare, potrebbero delinearsi scenari pericolosi (molti parlano di un possiblile default). Resta però da vedere se questi successi politici si tradurranno realmente in una situazione più favorevole per il Cremlino in Europa.

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