La mano di Gloria: un libro per tutti e per nessuno

Il Monte Bego e la suggestiva Alta Via ligure sono tra le location principali in cui si svolge il romanzo "La mano di Gloria" (Wikimedia).

“La pratica porta all’abilità, l’abilità all’eleganza” scrive Tacito nella Germania. Eppure nel caso della letteratura italiana contemporanea vi è almeno un esempio che smentirebbe quest’affermazione. “Il romanzo d’esordio di Renato Carpaneto, anche conosciuto con il nome d’arte di “Mercy”, dimostra già una maturità stilistica e una spiccata unicità che la maggior parte degli autori in circolazione non può che invidiargli. Eppure La mano di Gloria – questo il nome del suo debutto letterario – è un’opera complessa che difficilmente può essere apprezzata appieno ad una prima, frettolosa lettura, sia per la complessità dei temi trattari che per la lunghezza del testo stesso: il romanzo si articola infatti in tre volumi, pubblicati nel 2013 in un unico cofanetto, per un totale di più di 2100 pagine! Forse esso costituisce pertanto uno dei romanzi più lunghi in assoluto, certo dopo il capolavoro di Proust, ma ciò non mette in dubbio la portata dei temi trattati, né le capacità narrative dimostrate dall’autore.

Bisogna per lo meno riconoscere a Carpaneto un notevole coraggio per aver deciso di pubblicare un’opera di tale portata come romanzo d’esordio, in particolare tenendo presente che per una scelta volutamente ermetica ed elitaria il testo è stato dato alle stampe con una tiratura limitata a poche centinaia di unità, e che in seguito all’esaurimento delle copie disponibili avvenuta a fine ottobre di quest’anno non sono previste ristampe future, né traduzioni in altre lingue. Una piccola curiosità: Mercy è anche il cantante e compositore dei testi del gruppo neofolk genovese Ianva, che ha pubblicato un concept album basato interamente sull’eponimo romanzo scritto da Mercy. Inoltre l’editore del cofanetto altri non è che la stessa etichetta discografica indipendente di proprietà del gruppo, l’Antica Fotografia il Levriero, fatto che spiega almeno in parte la scarsa copertura mediatica che il gruppo in generale, e il romanzo in particolare, hanno ricevuto.

“La mano di Gloria” è un romanzo distopico piuttosto anomalo, ambientato negli anni venti del secolo corrente in Europa, ed in particolare in Italia. Nonostante ci si trovi al cospetto di un’opera complessa, spesso frammentata nella narrazione delle vicende principali da excursus, ellissi o divagazioni (che pur dilatando i tempi del racconto e arricchendo lo spessore dei personaggi non sono così estranee allo spirito della trattazione al punto da annoiare il lettore appassionato), disvelarne a grandi linee la trama risulta un’operazione piuttosto semplice, quasi lineare, poiché Mercy sceglie di affidarsi ad uno schema narrativo “classico” di contrapposizione tra eroi positivi ed antagonisti senza scrupoli, i quali palesano i propri propositi malvagi nel corso del romanzo. Ciò non significa però che la caratterizzazione dei personaggi risulti tipica ed unidimensionale: al contrario, il narratore onnisciente ci rende partecipi dei propositi e delle peculiarità di personaggi primari, comprimari e talvolta anche delle comparse, permettendo di abbozzare ed anzi rappresentare nella propria interezza e unicità personalità psicologicamente complesse, immuni da facili accostamenti stereotipici.

I protagonisti sono quattro personaggi molto dissimili tra loro, tre uomini ed una donna dai trascorsi eterogenei, accomunati però da esperienze luttuose o per lo meno drammatiche che li hanno costretti quasi contemporaneamente, nonostante le differenti personalità e caratteristiche anagrafiche, a mutare la propria visione del mondo, e a scorgere sinistre trame per quanto riguarda la gestione del potere negli apparati statali, parastatali ed economico-finanziari. Dopo un esplosivo primo incontro i quattro sono costretti a mettere da parte le reciproche riserve e le iniziali diffidenze per unire le forze ed opporsi al soverchiante leviatano che ha condizionato le vite loro e di tutti gli altri popoli europei fino a quel momento, non solo a livello di bruta dominazione imposta tramite la forza, ma anche come violenza psicologica, artistica, culturale e mentale. E allora la controazione dei quattro ribelli e dei loro pochi, fidati collaboratori investe non solo il piano fisico, per opporsi al regime oppressivo che si è instaurato, ma anche e soprattutto quello estetico e ideale: la summa del pensiero del carismatico organizzatore del gruppo può essere quindi esplicata nel modo seguente: “Non ribellarti perché è giusto. Fallo perché è bello.”

La vita di d’Annunzio ed in particolare l’impresa di Fiume sono uno dei temi principali che hanno ispirato “La mano di Gloria” (wikimedia).

 

Bisogna quindi evidenziare che l’intento dell’autore non si limita al racconto di una storia, che per quanto avvincente può risultare estranea o persino ripetitiva, specie in un’epoca di sovrabbondanza e di eccessi per quanto riguarda la fruibilità di narrazioni e di micro-narrazioni a livello di romanzi, rotocalchi, supporti filmici o comunque digitali. Mercy vuole infatti trasmettere con questo romanzo (che non per nulla è riconducibile al genere distopico) una Weltanschauung, una visione del mondo per certi versi iconoclasta e antimodernista, palesemente critica del modello attuale di società occidentale. Ma la sua statura non si limita solo ad una palese disapprovazione: egli si propone infatti di esplicare anche un modello alternativo, un sistema valoriale di riferimento da contrapporre alla percepita decadenza imperante, e volto a contrastare (a livello individuale ed interiore, più che collettivo e “militante”) le patologiche derive nichiliste e utilitaristiche di una società che ha abbracciato senza seri ripensamenti il consumismo materialista di derivazione positivistica.

L’autore è quindi ben conscio di non poter riscrivere la Storia. Ciononostante la narrazione concepita nel romanzo si pone l’ambizioso obiettivo di indicare che anche in un mondo di rovine (prima ancora ideali che fisiche) è possibile coltivare nel proprio intimo la coerenza e la saldezza morale per preservare valori ed idee trans-materiali se non addirittura trascendenti, che possono risultare anacronistici solo ad una critica superficiale ed affrettata. Cosa implica tutto ciò nello specifico e nella vita di tutti i gironi? Il modo migliore per rispondere a questa domanda è affidarsi al capolavoro di Mercy, superando le iniziali diffidenze e leggendolo fino alla fine. Reperirne una copia può sembrare un’opera ardita dopo che le stampe sono andate esaurite, ma questa piccola epopea può rappresentare a sua volta una piccola ricerca del Graal che si coniuga perfettamente con lo spirito cavalleresco senza tempo del romanzo.

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