La morte degli Dei: Giuliano l’Apostata

Noi tutti ricordiamo la controversa figura dell’Imperatore Flavio Claudio Giuliano. È passato alla storia con vari appellativi a seconda che chi li pronunciasse fosse un suo ammiratore o un suo detrattore. Conosciuto come “Il Filosofo” tra gli ultimi seguaci della Fede olimpica, o come “L’Apostata” tra i Cristiani, Giuliano è stato un Imperatore che ha attirato su di sé le critiche più disparate, sia durante la sua vita che in seguito, fino a tempi più recenti.

La riflessione più originale ed oscura intorno alla sua figura è quella espressa dall’autore simbolista russo Dmitrij S. Merežkovskij nel suo romanzo “La morte degli Dei”, primo capitolo della trilogia “Il Cristo e l’Anticristo”. Merežkovskij ricorre alla travagliata storia del giovane discendente di Costantino per esprimere la propria visione divina del Mondo. È una struttura storiosofica che si può rintracciare all’interno dell’opera e che pone l’accento sulla Vita universale umana, interpretata dall’autore come una eterna ed oscillante polarità tra due verità equivalenti: quella celeste e quella terrena, ovvero quella dello Spirito e quella della Carne.

Il racconto segue passo dopo passo la vita di Giuliano, iniziando dalla sua fanciullezza trascorsa in Cappadocia, in custodia e presso le cure dei precettori Mardonio ed Eutropio, che gli insegnarono rispettivamente la Cultura ellenica e quella cristiana. È in questi anni che, secondo Merežkovskij, Giuliano matura il conflitto tra le due verità universali, trovandole inconciliabili nella loro natura. Da una parte si pone la Verità cristiana, intesa come slancio dello Spirito verso Dio e che comporta l’abbandono di tutte le cose terrene e la rinuncia a se stessi. Dall’altra si manifesta la Verità ellenica, quella degli Antichi, ovvero l’esaltazione della personalità umana e delle sue capacità come eterno ritorno dal Divino, come proiezione da Esso.

Giuliano l'Apostata
Giuliano l’Apostata

Per comprendere appieno il significato dell’opera è necessaria un’attenta lettura, che non può, alla fine, lasciare insoddisfatti. Il lettore deve saper districarsi nel difficile linguaggio simbolista dell’autore, ma una volta compresa la chiave di lettura del testo, ogni cosa diventa nitida. È di fondamentale importanza ricordare che questo conflitto non si risolve mai del tutto in Giuliano. Sebbene in molti passi del libro sembri cedere alla Verità ellenica, questa devozione nei confronti degli Antichi non è mai completa.

Nemmeno quando, all’età di vent’anni, aderisce al Neoplatonismo di Giamblico, intriso dell’estasi magica tipica della Teurgia, e si converte dal Cristianesimo ariano ai Misteri di Mitra, egli sembra abbandonare completamente i valori evangelici. In particolare, proprio durante il rito di iniziazione ai Misteri, Giuliano viene messo di fronte alla rivelazione del proprio destino dal suo precettore Massimo di Efeso, che lo accompagnerà per tutta la vita.

“Vi sono, dunque, due verità?”

“Sì, due.”

“Tu mi induci in tentazione…”

“È la verità totale che è tentatrice e straordinaria. Se hai paura, taci.”

“Io non ho paura. Dimmi tutto. I galilei hanno ragione?”

“Sì.”

“Perché L’ho rinnegato, allora?”

“C’è un’altra verità.”

“Superiore?”

“No. Pari a quella che tu hai rinnegato.”

“Ma in cosa credere, dunque? Dov’è Dio?”

[…]

“Scegli una delle due vie e non fermarti!”

“Quale?”

“Se credi in Lui, prendi la Croce e seguilo come Egli ha ordinato. Sii umile, casto. Sii il muto agnello nelle mani dei carnefici. […].”

“Non voglio!”

“Allora scegli l’altra via: sii forte e libero. Non aver pietà, non amare, non perdonare. Ribellati e sconfiggi tutto. […].”

[…]

“Ma che me ne faccio di tutto ciò, se non esiste un’unica verità, se non esiste il Dio che cerco?”

“TrovaLo. Unisci, se puoi, la verità del Titano [Prometeo] e quella del galileo, e sarai il più grande tra tutti i nati da una donna sulla terra…”.

La maggior parte dei personaggi del romanzo sceglie quale delle due vie presentate da Massimo di Efeso seguire. Giuliano, d’altra parte, pur provando un amore appassionato per gli Antichi e pur mostrandosi disgustato dalle aberrazioni del Cristianesimo storico, con la sua caccia alle streghe e agli eretici, i suoi concili e le sue sette religiose, tuttavia non può resistere dal covare in segreto un’irresistibile attrazione per l’immagine autentica di Gesù, il Buon Pastore, quello non deturpato da Costantino e Costanzo, divenuto nelle loro mani instrumentum regni. Questa sua passione per il Cristianesimo delle origini, sebbene mai confessato liberamente, si riflette nella concezione che ha Giuliano degli Dei olimpici. Come gli fa notare Arsinoe, giovane artista greca e alter ego di Merežkovskij, Giuliano è, nell’intimo, cristiano: “Rifletti: cosa significano la tua misericordia, gli ospizi per i forestieri, le predicazioni dei sacerdoti ellenici? Tutto ciò non è altro che un’imitazione di quello che fanno i galilei, è una novità ignota ai grande dell’Antichità, agli eroi dell’Ellade.[…]”

Il giovane Imperatore non riesce a fare ciò che gli ha indicato Massimo di Efeso: non può unire “la verità del Titano e quella del galileo”. Egli le ama entrambe, nella loro forma più pura, a prescindere dalla distorsione storica assunta dal Cristianesimo e dalla decadenza inevitabile della Religione olimpica. Egli non è in grado di trovare la sintesi tra le due verità perché, secondo l’autore, nessuno può farlo sul piano storico. Questo è possibile su di un altro piano, quello della creazione artistica. E infatti è proprio nell’Arte che si può ammirare la perfetta euritmia tra le due Culture, fuse in un unico oggetto. Come, ad esempio, un sarcofago romano nella basilica di San Maurizio, dove sono raffigurate nereidi, tritoni, Mosè, Giona e la balena, Orfeo e le bestie feroci, tutti in completa armonia e dominati dall’immagine del Buon Pastore. Oppure una statuetta di un Dio dell’Olimpo, modellata da Arsinoe, dal corpo perfetto ma dal volto colmo di tristezza, tanto che non si sa se raffiguri Dioniso o Cristo, o entrambi.

Merežkovskij, ritratto
Merežkovskij, ritratto

Merežkovskij scrive questo libro alla vigilia della Rivoluzione di Ottobre. Egli vede che, lentamente, il suo mondo sta venendo eroso da nuovi ideali modernisti, i quali pongono una netta rottura con il passato e i suoi valori. Si rende conto che l’ingresso di nuovi principi rivoluzionari e la ricerca angosciosa di una solida base spirituale nella propria Società accomuna l’età di Giuliano e quella della Russia di fine ‘800.

Nel primo caso, il Cristianesimo esce vittorioso, ma oppressivo e dilaniato da odi settari, intenzionato a perseguitare la cultura antica. Nel secondo, al contrario, è la nuova cultura razionalista a comportarsi da inquisitore, perseguitando i dissidenti, mettendo al bando i libri e distruggendo le chiese come i cristiani dell’epoca di Giuliano distruggevano libri e templi antichi. Merežkovskij sperava che, dopo la Rivoluzione, seguisse un’epoca di rinnovata e profonda spiritualità catartica, che sapesse portare l’equilibrio nella polarità cosmica delle due verità. La Storia, purtroppo, non gli diede ragione.

About Riccardo Valle 8 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

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