La Paranza dei Bambini: storie di vite al limite al Verdi Off

di Emma Boschini e Natalie Sclippa

Un ragazzo girato di spalle, con i capelli raccolti in un codino e un grande tatuaggio sulla schiena: così si presenta la locandina dello spettacolo La Paranza dei Bambini, andato in scena presso il Teatro Verdi di Gorizia lo scorso primo febbraio, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, per la regia di Mario Gelardi. Un disegno semplice, ma d’effetto, per marcare con l’inchiostro la propria identità, le proprie aspirazioni e le proprie paure: due ali grandi, ma chiuse, che aspettano solamente di aprirsi e iniziare a volare.

Quanto vale la vita di un ragazzo? È la domanda che martella insistentemente nella mente di chi quella sera era davanti al palco e si è visto travolgere dalle vite della Paranza, un gruppo di adolescenti che per vivere decide di farsi inghiottire nel vortice della criminalità: vogliono il massimo, pensando di poterlo ottenere con il minimo sforzo. Vogliono arrivare in cima, costi quel che costi.

La guida di questo gruppo è affidata a Nicolas, detto O’ Maraja, che si dimostrerà disposto a tutto affinché la sua Paranza non venga considerata come un gruppo di bambini, bensì venga presa in considerazione anche da boss camorristi importanti e influenti. L’intraprendenza di Nicolas permetterà a lui e al resto del gruppo di entrare nel giro dello spaccio napoletano, in modo da poter guadagnare grandi cifre di denaro. La corsa verso la luce è iniziata.

L’unione fa la forza: i ragazzi non sono solo amici, ma diventano fratelli, soci in affari, una famiglia. E come ad ogni componente di un nucleo familiare vengono affidate le chiavi di casa, così ad ogni affiliato della Paranza viene affidata la chiave del covo, dove si tengono le armi e la droga.

In forte contrasto con ciò che vediamo per gran parte dello spettacolo è il rapporto che Nicolas ha con il fratello minore, Christian, verso il quale nutre un forte sentimento di affetto e senso di responsabilità, caratteristiche che ci mostrano come il desiderio di ribellione e il carattere violento non siano solo che una parte della personalità complessa e sfaccettata di Maraja. Nicolas, come d’altronde tutti gli altri ragazzi che compongono la Paranza, è completamente immerso in un ambiente culturale dove gli ideali morali sono distorti dall’attività criminale.

Nel corso dello spettacolo i giovani membri del gruppo si relazionano prevalentemente con due personaggi maschili, due camorristi, Copacabana e White, boss dello spaccio nella zona. I due istillano nei giovani dei valori ben lontani da quello che chiameremmo il “senso comune”. I membri della Paranza assorbono questi precetti e, abbandonata l’innocenza di bambini, diventano ambiziosi, violenti e sottomessi al volere dei boss camorristi. Alcuni saranno tentennanti, non sempre si sentiranno a loro agio, ma altri, come Maraja, saranno completamente plasmati dall’ambiente in cui si sono ritrovati a crescere e in cui vogliono sopravvivere.

La corsa verso la luce è finita: come i pesci, di notte, sono attirati dai fari delle navi da paranza e rimangono impigliati nelle reti dei pescatori, così O’ Maraja, Dentino, Drone, Briatò, Lollypop e Dragò sono ingannati dalle luci false del successo e del guadagno facile. Ma la scalata verso il potere metterà a dura prova la tenuta del gruppo: Nicolas sarà disposto a qualsiasi cosa per avere il controllo sul quartiere? La sua arroganza e la sua capacità di parlare ai capi, doti apprese a scuola, gli permettono di citare Machiavelli, essere il capo della banda e imporsi sugli altri.

Ma uno smacco personale alla reputazione dell’aiutante di Copacabana  fatto da Dumbo, un ragazzino amico stretto di Dentino e di Christian, metterà O’ Maraja davanti ad una scelta che lo segnerà per sempre: per avere il controllo, deve sbarazzarsi definitivamente di chi ha offeso White. Nicolas ha le ali tarpate e per continuare a provare a volare deve spegnere il cervello e rinunciare alla coscienza. Come Macbeth sarà accecato dalla brama di potere e utilizzerà tutti i metodi, ma incrinerà i rapporti con i Brothers della Paranza che non conoscono la verità sulla brutale azione del loro leader. E se la violenza è facile, la vendetta è quasi scontata: Dentino si vendicherà su Christian.

C’è un tempo per volare e un tempo per rimanere chiuso in gabbia“: questi ragazzi non raccontano una storia lontana, né nel tempo, né nello spazio, non sono alieni, ma sono alienati dalla vita, come, d’altro canto, hanno alienato il pubblico. Sono completamente abbandonati a loro  stessi, ricercando quell’approvazione che molto spesso manca, soprattutto tra le giovani generazioni. Come ad Icaro si è sciolta la cera delle ali perché cercava di volare troppo vicino al sole, così O’Maraja si è fatto ingannare dalla luce della scalata verso il potere e si è precluso la possibilità di volare.

Questo spaccato di borderlife ci spinge a riflettere su come basti poco per rovinare una vita, come le amicizie possano deteriorarsi a causa dell’arrivismo personale e come la fragilità insita in ognuno di noi possa essere manipolata. La Paranza dei Bambini è una prova di coraggio da parte dei ragazzi del Nuovo Teatro Sanità e mette in luce la voglia di riscatto sociale e la passione totalizzante che solo a vent’anni si riesce a comunicare.  Dare voce a questo gruppo significa diventare un po’ più coscienti e un po’ meno soli.

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