La rinascita araba secondo il progetto di bin Salman

Il principe ereditario Mohammad bin Salman (Credits: Ideal success / Facebook)

Mohammad bin Salman non è ancora divenuto re saudita, ma ha ampiamente dimostrato in questi giorni di avere le idee ben chiare sul futuro della monarchia. Il padre, l’attuale monarca Salman, ha infatti licenziato il capo della Guardia Nazionale, il comandante della Marina ed il ministro dell’economia. Quasi in contemporanea, il 5 novembre, sono avvenute importanti purghe: attraverso la guida di una commissione istituita ad-hoc, e con l’accusa di corruzione, il principe ereditario è riuscito a mettere agli arresti 11 principi ed alcune persone molto conosciute nel mondo dell’economia.

Tra queste persone ci sono Bakr bin Laden, fratello di Osama e maggiore azionista della Saudi Binladin Group, ed Alwaleed bin Talal, uno degli uomini più ricchi al mondo, azionista in alcune società come Twitter ed Apple.

La famiglia reale saudita (credits: Ryan Morgan / facebook)

Sempre lo stesso giorno, nei pressi del confine con lo Yemen, il principe Mansour bin-Muqrin è morto a causa del misterioso schianto dell’elicottero su cui viaggiava. Per capire chi fosse, bisogna sapere che in Arabia Saudita un principe ereditario può esser rimosso a vantaggio di un altro, e questo è avvenuto due volte sotto la reggenza di re Salman. Mansour era il figlio di Muqrin, uno dei due ex predestinati al trono, il quale ha rinunciato alla carica nell’aprile 2015.

Ritenere che tutti questi avvenimenti avranno ripercussioni solamente interne è un errore. Quello che sta avvenendo in Arabia Saudita è un evidente tentativo di accentramento di potere compiuto dal futuro re bin Salman, il quale ha eliminato tutte le figure scomode al suo progetto “Vision 2030”.  Questo piano ha come obiettivo principale rendere il paese non più dipendente dal solo petrolio, trasformandolo in un hub commerciale e rendendolo più moderno ed appetibile al mondo occidentale, aiutandolo quindi a riallacciare stretti rapporti con l’alleato statunitense. Di conseguenza, non è un caso che proprio in questi giorni sia stato permesso alle donne di poter guidare.

La capitale dell’Arabia Saudita Riyad, alla ricerca di modernità ed alleanza con l’Occidente (credits: B.alotaby / Wikipedia)

L’alleanza statunitense è indispensabile per il paese, dopo che l’Iran è riuscito ad ottenere recentemente grossi vantaggi in termini geo-politici, approfittando delle difficoltà avute dall’Arabia Saudita in Yemen. Infatti,  mentre i sauditi erano impegnati ad evitare che gli sciiti Huthi si affacciassero sul golfo di Aden, l’Iran ha accresciuto la propria influenza in Siria, sostenendo con la Russia il governo di Assad; in Libano, con l’aiuto del partito shiita Hezbollah; e in Iraq, appoggiando la maggioranza sciita dopo la caduta di Saddam.

Interrompere la creazione della mezzaluna sciita, che collegherebbe Teheran al Mediterraneo, è vitale per gli interessi sunniti guidati da Riyad, ed il primo passo per ostacolare il piano iraniano è stato proprio far dimettere il primo ministro libanese Hariri: quest’ultimo ha accusato l’alleanza Hezbollah-Iran di volerlo uccidere e di causare instabilità nella regione.

Mohammad bin Salman in un recente incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Credits: The White House / Facebook).

Quello che sta avvenendo nella penisola araba in questi giorni è quindi il punto di partenza della strategia elaborata dal futuro re Mohammad bin-Salman. Egli vuole rendere il suo paese punto di riferimento nella regione medio-orientale, contrastando il già citato asse Iran-Hezbollah-Russia operante in Siria,  consolidando invece una propria special relationship con Israele e Stati Uniti. La rivalità tra mondi sunnita e shiita potrebbe quindi molto presto arrivare all’apice, sfociando in una guerra in Medio Oriente con la partecipazione di alcune delle maggiori potenze globali.

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Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'università di Trieste. Grande appassionato di qualsiasi sport ed attratto dall'Estremo Oriente. Quando non riesco a convincere Kim Jong-un a fare a meno del programma nucleare, mi consolo con un buon drink.

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