La Scozia verso un nuovo referendum

Picture by Chris Watt

Lo scorso giovedì 13 ottobre Nicola Sturgeon, leader dello SNP (Scottish National Party) e Primo Ministro della Scozia ha ammesso, durante la conferenza stampa del suo partito tenutasi a Glasgow, la possibilità di indire un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Sturgeon aveva già precedentemente affermato in occasione del risultato del quesito sulla Brexit che la volontà del popolo scozzese (confermata da una forte maggioranza del 62% a favore del ‘stay’) è quella di continuare a far parte dell’Unione Europea e nel corso della conferenza stampa ha ribadito la sua volontà di cercare una soluzione assieme al governo inglese, guidato da Theresa May, per rimanere all’interno del mercato unico europeo.

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L’uscita dal mercato unico sarebbe un disastro per la nostra economia” – ha affermato il primo ministro scozzese ai microfoni della trasmissione BBC Radio’s 4 Today – Penso che il Regno Unito lasciando il mercato unico europeo, farebbe un grande salto nel vuoto e ciò che non voglio è che lo debba fare anche la Scozia. Le negoziazioni tra il capo del governo Theresa May e gli altri governi devoluti del Regno Unito inizieranno a fine mese e la leader scozzese ha già dato via alle consultazioni preliminari che daranno inizio all’iter referendario, ma nonostante ciò, la Sturgeon sembra considerare l’opzione per l’indipendenza solo come una possibile soluzione extrema ratio, lei stessa ha confermato che il governo sta esaminando tutte le piste percorribili per il suo paese, tra le quali anche quella che porta alla permanenza nel solo mercato unico europeo, seguendo l’esempio della Norvegia e dell’Islanda.

Ѐ un accordo valido tanto quanto la piena adesione alla UE? No, non credo ma è pur sempre meglio che rimanerne completamente al di fuori”. La Sturgeon insiste sulla via del dialogo con il numero 10 di Downing Street, tuttavia Londra sembra ignorare le richieste del primo ministro scozzese e procede avanti tutta nel percorso d’uscita dall’Unione Europea, iniziato lo scorso 24 giugno, quando lo spettro della Brexit è diventato realtà, grazie al 52% dei voti a favore del “Leave”.

Center of Australia Maptitude Map
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Se non vi sarà alternativa alcuna, è quindi assai verosimile la possibilità di un nuovo referendum di indipendenza per la Scozia, dopo il primo tenutosi il 18 settembre 2014. In quell’occasione, lo SNP uscì sconfitto (sebbene di poco), poiché il 55% dei votanti scelse di confermare l’Unione con la Gran Bretagna (siglata con l’Union Act nel 1707), ritenendo le condizioni economiche favorevoli in tale periodo, non sufficienti per poter avventurarsi in nuovo percorso lontano da Londra. La situazione odierna vede invece, il prezzo del petrolio nettamente crollato rispetto ai valori del 2014 e probabilmente la possibilità di ottenere la piena autonomia dal Regno Unito rappresenterebbe un rischio ben maggiore rispetto alle condizioni precedenti; tuttavia Sturgeon si dice convinta della solidità dell’economia scozzese (costituita da una solida industria, uno sviluppato settore finanziario e dalla produzione del famoso whisky), poiché diversificata e non esclusivamente dipendente dall’estrazione di idrocarburi.

Il percorso che porterà al referendum si prospetta molto lungo e tortuoso, senza alcuna garanzia di vittoria: di fatto non sembra ancora esserci una maggioranza consolidata a favore della secessione del paese, nonostante l’incredibile, sconvolgente e probabilmente anche inaspettato esito del quesito referendario sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea. È opportuno però, considerare anche il possibile riscontro sull’economia inglese, dovuto a un possibile abbandono scozzese: al di là delle ingenti perdite nel settore energetico (i giacimenti del Mare del Nord sono i più ricchi del Vecchio continente), Londra si vedrebbe sottrarre le basi di strategica importanza per la flotta di Sua Maestà (sia di superficie che sottomarina), poiché la politica dello SNP è da sempre contraria alla permanenza nella NATO e in generale non vede di buon occhio i grossi investimenti nel settore della difesa, condividendo la posizione del leader laburista Jeremy Corbyn, attualmente  a capo dell’opposizione alla Camera dei Comuni.

Pur essendo un partito di stampo nazionalista, lo SNP è una forza politica decisamente europeista che non ha nulla a che spartire con tutti quei movimenti analoghi crescenti in tutta Europa – si pensi a Front National, Afd, Alba Dorata). Inoltre, è da sempre legata a quella che è ancora considerata la social-democrazia. Alle ultime elezioni del 2015, lo SNP ha conquistato quasi un milione e mezzo di voti e ottenendo ben 56 seggi a Westminster, tanto da avere sottratto la maggioranza dei consensi al Labour (la Scozia era storicamente un grosso bacino d’utenza), il quale si è trovato ad affrontare una vera e propria débacle che ha poi portato alle dimissioni del leader Ed Miliband. Al contrario, lo SNP si è affermato come prima forza politica del paese e ha triplicato il numero dei propri iscritti.

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