SLOVENIA – La Slovenia e la presidenza europea

Il parere dell’Ambasciatore Daniele Verga.

Nell’ambito delle conferenze seminariali promosse dal Movimento Federalista Europeo, si è dato particolare rilievo alla nuova situazione che interessa da vicino l’area del nord-est Italia, in particolare le città di Gorizia e Trieste: l’apertura del confine italo-sloveno. A tal proposito, nell’aula magna del nostro istituto è stato invitato a discorrere dell’abbattimento delle frontiere l’illustre ambasciatore italiano in Slovenia Daniele Verga. Ambasciatore a Lubljiana dal 2004, è stato un attento osservatore dell’evoluzione che ha portato ad un ulteriore allargamento dell’Europa verso est. Un allargamento complesso, senza ombra di dubbio, soprattutto dal punto di vista storico, politico ed economico. Sappiamo infatti quali sono le condizioni- in particolare economiche- da rispettare per entrare nell’area Schengen e sappiamo anche quali sono le difficoltà affrontate dai paesi reclamanti l’ingresso nell’UE. La Slovenia, comunque, ha un’economia galoppante, in constante crescita, grazie anche a particolari scelte economiche azzeccate- ad esempio lo sviluppo di grandi ed efficienti imprese pseudo-nazionalizzate, come la HITstar dei Casinò di Nova Gorica.
Adesso la Slovenia si troverà a dover affrontare il semestre di presidenza del Consiglio Europeo in cui dovrà, oltre a gestire i vari temi ereditati dalle precedenti presidenze: ratificare il trattato di Lisbona, sperando che la ratifica arrivi anche da tutti gli altri paesi; occuparsi di energia ed emissioni; aver cura di attuare un politica di buon vicinato favorevole all’allargamento- nel caso di Italia e Slovenia c’è un’identità di vedute- ; aumentare la sicurezza nei paesi dell’area Schengen, ma anche fuori di essa, prestando una particolare attenzione al Mediterraneo, che in questo delicato momento storico risente molto dell’instabilità soprattutto mediorientale.
Saprebbe delineare i principali vantaggi e svantaggi che scaturiscono dall’apertura delle frontiere?
L’apertura dei confini è un traguardo, rappresenta uno spazio di comunicazione e di movimento. Simbolicamente, è un’Unione Europea che si afferma fisicamente. Soprattutto per Gorizia, è il superamento di una fase storica, delle divisioni ideologiche. In più vi sarà un incremento del commercio per entrambi i paesi, uno stimolo allo spirito imprenditoriale che ovviamente dovrà fondarsi su una sana competizione. Non vedo dei particolari aspetti negativi, anche in tema di sicurezza: abolizione delle frontiere non vuol dire abolizione della vigilanza. Anzi, si è rafforzata, soprattutto in seguito all’accordo di Cooperazione Transfrontaliera di Polizia tra Italia e Slovenia.
Lei che è presente sul territorio sloveno da diversi anni, sa dirci com’è l’Italia vista dagli Sloveni?
Con molto piacere posso assicurarvi che c’è una grande ammirazione per il nostro paese, in particolar modo per il suo patrimonio culturale. Quindi dal fascino che l’Italia promana, ne deriva un grande desiderio di conoscenza: ogni sloveno è andato almeno una volta nella sua vita in Italia. Per non parlare poi del bilinguismo, che è molto diffuso, più che dalle nostre parti, anche se, bisogna ammetterlo, per ragioni più che altro di convenienza. Quando il 20 Dicembre sono state abbattute le frontiere, si sono realizzati i sogni di molti, in primis quello di Altiero Spinelli. Ma è giusto ricordare che le barriere “interiori”- ideologia, sentimento- erano già state abolite.

Federica Salvo

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