La Vedova Allegra di Lehár al Teatro Verdi di Gorizia

(Credits: facebook)

Costumi sgargianti, balli chiassosi e un’atmosfera burlesca ed elegante per uno spettacolo che di certo necessita appena della scenografia per rendersi riconoscibile: è La Vedova Allegra, portata in scena al Teatro Verdi di Gorizia dalla compagnia Corrado Abbati.

Nella Parigi otto-novecentesca apre l’opera l’incontro tra il Barone Zeta e Njegus, rispettivamente ambasciatore e cancelliere d’ambasciata dello stato di Pontevedro. I due, preoccupati per le finanze del proprio Paese, devono fare in modo che Anna Glavari, la ricca vedova del banchiere di corte, sposi un pontevedrino. Iniziano dunque i corteggiamenti per Anna, che si rivela in realtà una donna ancora giovane e affascinante, avvezza, come ogni personaggio dell’operetta, alle baldorie e alle felici frivolezze della vita dentro e fuori l’ambasciata parigina. La scelta dell’ambasciatore e del cancelliere ricade sul conte Danilo, anche lui diplomatico all’ambasciata, nonché vecchia fiamma di Anna, dalla quale era stato allontanato a causa della propria famiglia.

La Vedova Allegra di Carlo Goldoni (Credits: inscena.it)

Anna e Danilo sono ancora innamorati l’uno dell’altra, ma lei, per ripicca, lo rifiuta e lui, tra lo scanzonato e il geloso, la corteggia e la sbeffeggia allo stesso tempo. Accanto ai due s’intrecciano le irriverenti ed ironiche relazioni amorose degli altri ospiti dell’ambasciata: Valencienne, moglie dell’ambasciatore, è l’insospettata (solo da suo marito) amante del diplomatico Camillo de Rossion; il consigliere d’armata Kromov e Olga vivono il loro comico matrimonio in compagnia dei numerosi – e non tanto apprezzati da lui – amanti di lei. E tra can-can ed equivoci che rimescolano le coppie protagoniste e causano riso e continue situazioni ambivalenti, si giunge finalmente all’atteso lieto fine, che vede la promessa di matrimonio di Anna e Danilo e il ritorno allo stato di ordinaria spensieratezza.

(Credits: Facebook)

Composta ai primi del secolo scorso dall’austriaco Franz Lehár, su libretto di Victor Léon e Leo Stein, La Vedova Allegra è considerata una delle operette più caratteristiche del genere: frizzante e romantica, irriverente ma mai volgare, borghese e senza tempo, è da sempre apprezzata per la leggerezza e la gaiezza con cui reinterpreta la vita mondana. Rimanda all’ambiente dell’alta società parigina, in cui la forma e l’apparenza d’integrità erano fondamentali, sbeffeggiandone però la manchevolezza: un tempo perduto nel passato, le cui attrazioni assolutamente umane, raccontate con giovialità e brio, riescono ancora a conquistare il pubblico.

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