La violenza assistita acquisisce rilevanza

Cos’è la violenza assistita e da quanto se ne parla?

L’ultimo caso di violenza assistita avvenuto in Italia risale al 16 marzo: a Segni un uomo uccide la moglie a martellate davanti ai figli. E’ solo l’ultimo di numerosi episodi ed ha avuto luogo nel nostro Paese.

Una definizione su tale tema viene data per la prima volta durante il Convegno del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e Abuso all’infanzia: associazione che si occupa dal 1993 delle tematiche del maltrattamento all’infanzia) che nel 2003 ha posto per primo l’attenzione sul fenomeno della violenza assistita:

“Per violenza assistita da minori in ambito familiare si intende il fare esperienza da parte del/lla bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure attivamente significative adulte e minori. Si includono le violenze messe in atto da minori su altri minori e/o su altri membri della famiglia, e gli abbandoni e i maltrattamenti ai danni degli animali domestici. Il bambino può fare esperienza di tali atti direttamente (quando avvengono nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il minore ne è a conoscenza), e/o percependone gli effetti”.

In Italia, però, questo fenomeno è stato preso in considerazione da poco. Una conferma di ciò è l’assenza di dati statistici specifici relativi alla violenza assistita su minori. Fino al 2000 questa forma di violenza veniva inserita tra le forme di maltrattamento “sottovalutate”. Il tema è stato affrontato per la prima volta con la stesura di linee guida su “La tutela e la cura del soggetto in età evolutiva”, pubblicate nel 2002. In questo documento si afferma e sottolinea, insieme alla presa di coscienza del problema ora ampiamente riconosciuto a livello internazionale, l’estrema necessità di attivare forme di raccolta dati; inoltre si raccomanda, nei casi di violenza assistita intrafamiliare, l’utilizzo dell’istituto previsto dalla legge 154/2001 (ordine di protezione e allontanamento del maltrattante).

A seguire, il Piano Nazionale Infanzia del 2002-2004 (approvato nel 2003) conferma l’urgenza di attivare forme di raccolta dati che diano conto delle caratteristiche e delle dimensioni del fenomeno della violenza assistita intrafamiliare. Tuttavia è ancora assente un sistema nazionale di rilevazione dei minori vittime di maltrattamento. Un tentativo di raccogliere dei dati, però, è stato fatto: l’Istat ha svolto nel 2006 un’indagine telefonica su un campione di 25.000 donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni per conto del Dipartimento delle Pari Opportunità. L’indagine era volta alla raccolta del numero di donne che avessero subito nella loro vita violenza sessuale, fisica, psicologica o che fossero state vittime di stalking. Nel corso dell’indagine veniva anche chiesto se durante la violenza subita erano presenti eventuali figli. Ne è emerso che tra le donne che hanno subito ripetutamente delle violenze da parte del partner sono 690 mila quelle che avevano figli al momento della violenza. La maggioranza di esse – il 62,4% – ha dichiarato che i figli sono stati testimoni di uno o più episodi di violenza: nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso. Nel 15,7% dei casi le donne valutano che esista il rischio di un coinvolgimento diretto dei figli nella violenza fisica subita dalle madri, secondo la seguente suddivisione: raramente (5,6%), a volte (4,9%), spesso (5,2%). Le conseguenze psicologiche sui minori si possono (anche se solamente in parte) immaginare.

Tuttavia, finalmente un passo in avanti è stato fatto. Il 15 ottobre 2013 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la conversione in legge del decreto che contiene le misure contro la violenza di genere. Al comma 2 dell’Art. 527 del codice penale viene aggiunta, per quanto riguarda la violenza assistita, una nuova aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte.

E’ stata introdotta dunque una sanzione maggiore per coloro che si rendono protagonisti di violenza in presenza di un minore, anche se purtroppo gli effetti di tale azione rimarranno irreversibili.

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Sono una studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche e potrei definirmi un'idealista disillusa. Spesso voglio fare troppe cose contemporaneamente ma non riesco a farne a meno! Amo viaggiare, conoscere, scoprire. Sono curiosa e mi piace soprattutto ascoltare le storie degli altri: sono convinta che ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare.

2 Comments on La violenza assistita acquisisce rilevanza

  1. Gentile Varinia, la ringrazio per aver portato l’attenzione su questo tema fin troppo “dimenticato” e sottovalutato per l’impatto e le conseguenze sui bambini e le bambine. Vorrei fare una precisazione e una correzione: la definizione che lei ha riportato correttamente è stata fatta al Convegno del CISMAI ( Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e Abuso all’infanzia), un’associazione che si occupa dal 1993 delle tematiche del maltrattamento all’infanzia, e nel 2003 ha posto per primo l’attenzione sul fenomeno della violenza assistita.
    La ringrazio per l’attenzione
    La Presidente CISMAI

    • Buongiorno, La ringrazio molto per la precisazione fatta. L’articolo è stato corretto come da Lei giustamente precisato. Sono lieta di aver fatto emergere questa tematica e che l’articolo sia stato letto direttamente dai vertici della Vostra Associazione.
      Una cordiale stratta di mano,
      Varinia Merlino

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