L’alumnus risponde: Joel Melchiori

Gli alumni rispondono, rubrica a cura di Eleonora Cecco

Nome: Joel Melchiori

Provenienza: Trentino

Attuale domicilio: Calcutta, India

Professione: funzionario diplomatico

Come ci sei arrivato a Calcutta?
Ho frequentato l’Università a Gorizia e successivamente un master in studi europei al Collège d’Europe di Natolin (Polonia)

In che cosa consiste il tuo lavoro?
Da circa un anno svolgo le funzioni di Console Generale a Calcutta, in India. Si tratta di un lavoro dai contenuti molto variegati, che spazia dalla tutela consolare alla promozione delle attività imprenditoriali italiane nell’India orientale, all’organizzazione vera e propria di iniziative nel campo culturale. Quest’anno l’Italia è stata il Paese ospite alla Fiera del Libro di Calcutta, la più importante dell’India: abbiamo portato numerosi scrittori italiani come Alessandro Baricco, Dacia Maraini, Beppe Severgnini, oltre a musicisti e registi.

Nell’ultimo periodo ti abbiamo visto sulle prime pagine dei principali quotidiani e nei tg. Qual è stato il tuo ruolo nelle trattative per la liberazione di Bosusco e Colangelo nell’Orissa?
Si è avuta notizia del rapimento un sabato notte. La domenica mattina ho preso il primo aereo per la località dove era avvenuto il fatto e ho subito incontrato le autorità locali. La vicenda si è poi prolungata per un mese, durante il quale ogni giorno ho partecipato agli incontri con le autorità indiane preposte alla gestione del caso e, in coordinamento con l’Ambasciatore a New Delhi, ho riferito di volta in volta gli sviluppi all’Unità di Crisi del Ministero.

Hai mai temuto che il rapimento finisse male?
Fin dal primo momento abbiamo trattato la questione con la massima serietà, senza sottovalutare alcun segnale.

Questi compiti delicati sono i più importanti e sfidanti nel mestiere del diplomatico, le competenze acquisite al SID ti sono state utili?
Le competenze si imparano sul campo: prima di fare il Console ho passato quattro anni all’ufficio della Farnesina che segue gli italiani all’estero in “distress” ed è stata una palestra eccezionale. Per inciso, il mio capo era anche lei una laureata di Gorizia, una persona eccezionale. Al SID ho però appreso quelle conoscenze di base, senza le quali non avrei potuto superare il concorso diplomatico.

Invece in quali ambiti hai dovuto scontare delle lacune relativamente alla preparazione universitaria?
Credo che, in relazione specificamente al concorso diplomatico, dovrebbe essere rafforzata la preparazione nella redazione di testi complessi. In questo settore scontiamo una carenza rispetto ai giovani laureati francesi o inglesi, che sono abituati ad utilizzare schemi di scrittura molto efficaci in ambito lavorativo.

Una giornata tipo:
Quando fai il Console, ogni giornata è a sé…ma – auspicabilmente – si inizia verso le nove, nel mio caso controllo la corrispondenza in arrivo (quello che una volta si chiama “corriere diplomatico”: oggi è rimasto il nome, ma viaggia su una piattaforma telematica), la assegno ai vari uffici del Consolato, poi generalmente ho qualche incontro con imprenditori italiani o esponenti della ‘business community’ locale, uno staff meeting con i miei collaboratori. Colazione a casa – ho la fortuna di abitare a pochi passi da Consolato – e al pomeriggio, quando non ci sono impegni diversi, scrivo i “messaggi” destinati al Ministero. Alla sera spesso ci sono eventi sociali, che costituiscono occasioni preziose per sviluppare le proprie conoscenze e ottenere informazioni.

Un aspetto positivo e uno negativo del tuo lavoro?
Quello positivo è la possibilità di conoscere, dall’interno, Paesi e realtà anche molto diversi dal nostro. L’altra faccia della medaglia è che ciò comporta difficoltà a cui ogni giorno andiamo incontro.

Il momento più emozionante della tua carriera?
Direi che finora il sequestro in Orissa rimane imbattuto!

Il consiglio a chi desidera intraprendere la carriera diplomatica?
Avere molta tenacia, non farsi spaventare dalle prove e cercare di capire, ad di là delle technicalities, lo spirito con cui le prove d’esame sono organizzate e pianificare di conseguenza la propria preparazione.

Un giorno felice?
Il giorno del mio matrimonio, lo scorso settembre. E poi la condivisione di ogni giorno qui con mia moglie.

Un sogno da realizzare?
Viaggiando molto, i sogni si moltiplicano. E alcuni riguardano progetti al di là della vita professionale…

Il prossimo viaggio?
A Kathmandu, tra qualche settimana: il Consolato Generale che dirigo segue anche le questioni consolari in Nepal, dove non abbiamo una rappresentanza, che richiedono periodiche visite sul posto.

Un episodio goriziano che non dimenticherai?
Moltissimi, ma in generale i primi anni trascorsi fra il Collegio “San Luigi” e l’Università con i miei amici Carlo e Paolo.

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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