L’amb.Cassini al SID: vecchi e nuovi equilibri in Medio Oriente

di Flavia Rolli, con la collaborazione di Lorenzo Alberini

«Non c’è stato ancora un accordo americano con l’Iran, i prossimi sei mesi saranno solo una prova» esordisce l’Ambasciatore Giuseppe Cassini nel suo intervento presso il Polo Universitario di Gorizia. L’Iran, stanco e ormai troppo indebolito dalle sanzioni, l’anno scorso ha ceduto e alle elezioni ha vinto Hassan Rohani, uomo che l’ambasciatore definisce «una persona di buon senso, una qualità rara».

Giuseppe Cassini, ligure classe ’42, ha prestato servizio in Belgio, Algeria, Cuba, Stati Uniti, Somalia. È stato Ambasciatore d’Italia in Libano dal 1998 al 2002 e successivamente Consigliere Diplomatico del Comandante del Contingente militare italiano nel quadro della missione UNIFIL. Alcuni giorni fa ha illustrato agli studenti goriziani i nuovi possibili equilibri mediorientali, alla luce del disgelo tra Stati Uniti e Iran.

Perché la Cina, massimo importatore di petrolio iraniano, e la Russia, così vicina all’Iran, sono tra i paesi che hanno imposto le sanzioni? L’Ambasciatore ci svela con un aneddoto che alcuni anni fa Israele mandò una delegazione segreta a Pechino. I diplomatici iraniani minacciarono bombardamenti sulle centrali nucleari iraniane nel caso in cui la Cina non avesse accettato la linea delle sanzioni, azione che avrebbe portato a un raddoppiamento immediato del prezzo del petrolio. La Cina si vide costretta a scegliere il male minore.

Anche ora che si è fatto questo passo di avvicinamento, in parte grazie a Rohani e in parte grazie ad Obama, non ci sono comunque certezze. Non a caso il presidente americano ha deciso già da tempo di dotarsi di due consiglieri d’area islamica: una donna egiziana, Dalia Mogahed, che lo guida nelle sue azioni nella sfera sunnita, e un consigliere proprio di nazionalità iraniana che invece viene sentito per le questioni sciite. In fondo queste tensioni internazionali che si concentrano in Medio Oriente potrebbero essere ricondotte all’antica lotta religiosa interna all’islam. Tuttavia, dietro questa parvenza si celano questioni politiche, ossia la contesa tra Arabia Saudita e Iran per l’egemonia nell’area.

Come possiamo quindi intendere questa scelta di avvicinarsi all’Iran, dopo che gli Usa sono sempre stati più vicini all’Arabia Saudita? In effetti, la grande monarchia del Golfo si è sentita particolarmente tradita dai nuovi risvolti. Certamente una delle speranze dell’amministrazione americana è che l’Iran aiuti l’Occidente a sradicare Al-Qaida. Un dato singolare, infatti, è che tutti gli attacchi terroristici degli ultimi anni sono stati a firma sunnita. L’Ambasciatore rivela in particolare che i finanziamenti alle organizzazioni islamiste provengono da ricchi principi, persone che vivono nel controsenso del lusso più sfrenato accostato al fervore religioso.

Come si comporteranno Obama e Rohani nei prossimi mesi? Il presidente Usa potrebbe spingersi a fare un gesto di normalizzazione (come Carter con Cuba, dove l’Ambasciatore Cassini ebbe incarichi diplomatici in quegli anni). A parere dell’Ambasciatore, gli iraniani – proprio come i cubani allora – non vedono l’ora che gli americani li liberino dall’isolamento internazionale. Non sono loro, infatti, gli acerrimi nemici dell’Iran, bensì gli inglesi, che per motivi storici si sono inimicati la regione verso la quale hanno sempre nutrito interessi coloniali (legati a doppio filo alle estrazioni petrolifere dell’Anglo-Iranian Oil Company).

Il Medio Oriente è più che mai in subbuglio. L’ipotesi che l’Iran venga davvero esonerato dalle sanzioni in tempi brevi non è da escludere. Tensioni latenti si accumulano nelle aree in cui le etnie non sono ancora riconosciute in una nazione, dai curdi ai pashtun. L’Arabia Saudita, sentendosi minacciata da un Iran rafforzato, potrebbe incrementare i suoi finanziamenti al terrorismo internazionale jihadista.

Siamo di fronte a un passo fondamentale nella storia della diplomazia in Medio Oriente. C’è davvero la possibilità di attuare un nuovo dialogo con il mondo musulmano sulla base dell’apertura del varco con l’Iran. Possiamo attenderci dei cambiamenti nella scena internazionale che coinvolgeranno anche l’Italia, la quale potrebbe avere un ruolo importante come partner economico dell’Iran. Ora si tratta di continuare l’avvicinamento: un ulteriore passo spetta all’Ue, istituendo una rappresentanza diplomatica dell’Unione nella Repubblica Islamica, con la speanza di poter attuare presto accordi economici.

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2 Comments on L’amb.Cassini al SID: vecchi e nuovi equilibri in Medio Oriente

    • Ciao Maria,
      se non ricordo male il discorso era questo: la Cina importava grandi quantità di petrolio dall’Iran, perciò un aumento del prezzo del petrolio iraniano sarebbe diventato un costo insostenibile per la Cina. Questo aumento si sarebbe probabilmente verificato se le centrali nucleari iraniane fossero state bombardate (una perdita da compensare con maggiori entrate da altre fonti energetiche, come il petrolio). Perciò la minaccia di Israele era: cari cinesi, se voi non imponete le sanzioni all’Iran, noi bombardiamo le loro centrali e di conseguenza loro alzano il prezzo del petrolio che voi importate. Cosa preferite?

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