Referendum costituzionale: Le ragioni del SÌ, le ragioni del NO

Ieri 11 novembre, dalle ore 11 alle ore 13, si è svolta nell’Aula Magna del polo goriziano dell’Università degli Studi di Trieste una conferenza dal titolo “Le ragioni del SÌ e le ragioni del NO” in merito al referendum costituzionale per cui saremo chiamati a votare il 4 dicembre.
La conferenza è stata organizzata grazie all’associazione “Kunveno”, in collaborazione con la cattedra di Storia contemporanea del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Trieste.

A dare il benvenuto è stata la direttrice del dipartimento, prof. Sara Tonolo, che ha ringraziato gli ospiti.
Dopo un saluto iniziale, il moderatore prof. Pietro Neglie ha sottolineato che “Al voto ci si arriva con una consapevolezza sul contenuto, che è lo spirito con cui è stato organizzato l’incontro” esprimendo grande piacere nei confronti di un’Aula magna affollatissima.

Il dibattito si è aperto con l’intervento del prof. Giulio Salerno, docente di Diritto costituzionale all’Università di Macerata, schierato per il Sì. E’ stato un intervento molto tecnico in quanto, da studioso, ha spiegato un punto focale della riforma: l’autonomia delle regioni. Dopo la riforma costituzionale del 2001, infatti, è scomparso il “principio di nazionalità”. La nuova riforma prende atto di questo e ripartisce le competenze, dando potere alle regioni, ma allo stesso tempo riportando nelle mani dello Stato alcuni poteri fondamentali.

A seguire c’è stato l’intervento del prof. Mauro Barberis, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Trieste, schierato invece per il No. Egli ha iniziato chiarendo che questa riforma non andrà a tutti gli effetti a ledere i diritti degli elettori, in quanto questi sono assicurati dalla prima parte della Costituzione, non modificabile. Il problema, secondo Barberis, riguarda la mancanza di una legge elettorale valida. L’attuale Italicum, infatti, dovrà essere modificato in caso di vittoria del Sì e ciò vuol dire costringere a votare gli italiani per qualcosa che è ancora indefinito. Ha concluso dicendo che la vittoria del Sì non sarà altro che l’inizio di un tormentuoso processo fondato sull’instabilità, che metterà da parte i reali problemi del nostro Paese.

Nel suo secondo intervento, Barberis ha sottolineato che con l’Italicum siamo alla terza legge elettorale in venti anni. Con la vittoria del Sì, si dovrà impiegare altro tempo per formularne una nuova.

Successivamente, è intervenuto il politico Andrea Mazziotti che ha ribadito che non si voterà per una riforma elettorale ma per una riforma costituzionale, nonostante le due cose appaiano legate tra loro. Il suo discorso poi si è mosso su un punto importante della riforma: il superamento del bicameralismo paritario. Una delle problematiche della legislatura italiana non riguarda tanto la velocità quanto la qualità; il rapporto tra Camera e Senato è inefficiente in quanto sembrano giocare a ping pong e la riforma può essere una soluzione a questa anomalia. Il superamento del bicameralismo paritario insieme all’autonomia delle regioni rappresentano i due punti focali della riforma, ha continuato Mazziotti, “se poi riusciamo a ridurre il numero dei politici e a ridurre i costi non ci dispiace”. Ha concluso l’intervento specificando che chi è davvero convinto che questa rifroma possa cambiare lo stato delle cose voterà per il Sì, mentre chi non è convinto di ciò voterà per il No, ma che non ci sarà una degenerazione dell’attuale situazione con la vittoria del Sì.

È intervenuto poi l’ex Presidente della camera Gianfranco Fini che ha premesso che “seguire la politica è un dovere di tutti, ma è anche un dovere della politica farsi capire”. Ha aggiunto poi che questa situazione è molto confusionaria, quasi una “corrida”, e che non bisogna sottovalutare l’ipotesi che molti italiani rinunceranno al voto perchè non hanno ben chiaro che cosa questa riforma sia. Ha poi spiegato perchè è convintamente schierato per il No. Non per mandare Renzi a casa, ma perchè le istituzioni diventeranno meno efficienti, e per efficienza si intende giustezza e correttezza, in quanto bisognerebbe aumentare il potere di chi controlla che il Governo operi in modo conforme alla Costituzione.

Per quanto riguarda il superamento del bicameralismo paritario, Fini ha criticato la “creatura mitologica” in cui si trasformerà il nuovo Senato, sostenendo che sarebbe stato più giusto un taglio netto. Inoltre ha aggiunto che non è sbagliato riportare allo Stato competenze ora regionali, ma che bisognava chiarire in partenza come verranno scelti ed eletti i componenti del nuovo Senato. Infine ha risposto al prof. Neglie che chiedeva come mai svariate ideologie politiche si siano schierate per il No, diventato quasi il fronte del caos, dicendo che esiste una pluralità di ragioni tutte diverse tra loro, contenute nella natura del referendum.

In conclusione il prof. Neglie ha ringraziato tutti per la pazienza e l’interesse, che da sempre sono una prerogativa degli studenti del corso e ha ribadito l’importanza di arrivare al voto con la consapevolezza di quello che si sta votando. Ha ringraziato inoltre i relatori per lo spirito portato avanti durante il dibattito, lontano dalla semplice voglia di fare propaganda e mirato al chiarimento e alla conoscenza.

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