Le uova del drago

Il libro “Le uova del drago” di Pietrangelo Buttafuoco fu osannato nel Natale scorso come il libro che avrebbe ridato fiato ad una nuova letteratura di destra, ad un revisionismo storico che sta tornando di moda, come ultimamente ci ha ricordato Storace. Ma se nella politica appellarsi al revisionismo storico dei fatti è inattuale, patetico e anacronistico, in un ambito accademico, o più genericamente della cultura, risulta un’impresa degna di uno Stato un po’ più evoluto del vecchio separativismo fascismo/comunismo. La cultura, ancora oggi, si crede monopolizzata dai comunisti e dalla letteratura di sinistra. Vero e non vero.
Vero nella misura in cui effettivamente viene ripresa una storia, che probabilmente ha fatto parte più dell’immaginario dei tanti che non della storia effettiva dei fatti, soprattutto se smitizzata da eventi più importanti della seconda guerra mondiale. Storia che comunque vuole, pretende, una rilettura dell’invasione americana dell’isola siciliana, nei suoi eroi, da un lato e dall’altro, nella rilettura anche dell’aggettivo di “codardi” in coloro che hanno lasciato e che sono andati sul continente. Un’amnistia e un riconoscimento, a perdenti e vincitori, per il loro credo, per le lotte che hanno portato avanti fino al fango e all’oblio.
Non vero, nella misura in cui tale rilettura non deve però rappresentare l’altro estremo, poiché si ridurrebbe al racconto di un padre nostalgico ai propri figli, si riempirebbe di elementi fuori dall’immaginario che ne sottolineerebbero l’aspetto fiabesco. Una rilettura storica non si può fare nella radicalizzazione degli eventi. E questo, sul confine dei nostri studi, ancora non è molto chiaro. In un certo senso, è un peccato che ci si ricreda davanti ad un libro da trasposizione per uno dei film storici di rete 4.
Eppure, ad una lettura abbastanza attenta, si notano elementi non secondari e che, a mia lettura, rendono il libro incredibilmente attuale (e non so se l’autore se ne sia del tutto reso conto). Innanzitutto perchè la protagonista è una donna, agente dei servizi segreti tedeschi che in Sicilia avrebbe dovuto tenere le “uova del drago”, ossia il segreto che avrebbe permesso la continuità dell’ideale fascista anche dopo la guerra. In un’Italia ancora così indietro nel ruolo femminile, un personaggio eroico in rosa è sicuramente un simbolo positivo. Inoltre, l’importanza durante il racconto data al centro di studi nucleari di Catania, che rappresentano una storia dimenticata dal nostro paese, ora tanto infervorato dalla questione. Terzo punto, una rilettura della lotta alla mafia durante il fascismo, e il ruolo degli USA nel suo ritorno nella Sicilia liberata, che non è più argomento di strumentalizzazione ma forse un dato da studiare al giorno d’oggi (come, quando, dove si agì). Infine, l’elemento militare: il rimettere in gioco quei giudizi forse troppo avventati su chi era in guerra da parte di chi, pateticamente, giudica tra le righe dei libri. Non voglio ricadere nello stesso errore sia chiaro. Ma una lettura come questa, anche se non convince del tutto, almeno ci invita a rimettere in questione cose su cui forse eravamo troppo certi. Come disse Enzo Biagi: “in una democrazia tutti possono parlare, ma non si è obbligati ad ascoltare”. E questo è il mio tributo al giornalista scomparso.

Edoardo Buonerba

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Nato a Roma, laureato di specialistica il 28 maggio 2010 in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste, curriculum economico internazionale. Co-fondatore nel maggio 2006 del giornale Sconfinare. Attualmente in tirocinio presso la Delegazione Europea a Brasilia.

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