L’ebraico: una lingua, un Paese, una storia

Israele è uno stato unico nel suo genere, anche per quanto riguarda la comunicazione. In Italia la lingua ufficiale è una, l’italiano, e alcune altre, come il Friulano, sono riconosciute e tutelate. In Israele invece le lingue ufficiali sono tre: ebraico, arabo e inglese. Se mai vi capiterà di trovarvi in Terra Santa lo noterete subito: i cartelli stradali sono in tre lingue… e per di più con tre alfabeti diversi.

L’inglese è necessario per chi è arrivato di recente in Israele e non conosce l’ebraico, inoltre è legato a un generale retaggio dell’epoca mandataria, in cui il Regno Unito aveva il controllo della Palestina. L’arabo invece è la lingua del 20% della popolazione israeliana, composta da palestinesi in Israele o Arabi Israeliani, discendenti di coloro che nel 1948 restarono entro i confini di Israele. E l’ebraico? Una risposta superficiale potrebbe dire: facile, è la lingua che da secoli la popolazione israelita tramanda da generazione in generazione con le preghiere e la tradizione. In realtà la sua storia è molto più complessa.

Nel XIX e XX secolo, prima della Shoah e degli avvenimenti del 1948, gli ebrei non parlavano ebraico. Certo, esso restava utilizzato per la lettura delle sacre scritture, una lingua sacra relegata allo Shabbat, il sabato. La vera lingua madre però variava da luogo a luogo. Gli ebrei integrati nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti preferivano esprimersi nelle varie lingue nazionali. Si pensi ad esempio che il libro fondamentale del sionismo, Der Judenstaat dell’austro-ungarico Herzl è in tedesco. Gli ebrei sefarditi si esprimevano in un dialetto misto allo spagnolo, il ladino, e gli ebrei Mizrahi, ossia residenti nei paesi del Medio Oriente, in arabo.

La lingua più famosa legata all’ebraico è forse però lo Yiddish, un dialetto medioevale germanico, a cui furono aggiunti in seguito alcuni termini slavi, in cui però l’alfabeto e le lettere furono prese dall’ebraico delle sacre scritture. Con il passare dei secoli questa divenne la lingua madre degli ebrei dell’Europa dell’Est. “Madre” in quanto parlata in casa dalle madri, e distinta dalla lingua dei padri, che invece studiavano l’ebraico antico nelle scritture. Questa lingua è ancora parlata oggi dagli ebrei ultraortodossi o Haredim, che considerano tuttora l’ebraico una lingua troppo sacra per poter essere usata nella vita di ogni giorno.

Già dai primi decenni del Novecento si pose il problema per chi immigrava in Israele su che lingua usare: gli ebrei provenivano da luoghi e culture molto differenti, ognuno col suo idioma. Se l’ebraico antico come abbiamo visto era caduto in disuso, nemmeno l’inglese era ben visto, essendo la lingua della potenza dominante. Per non parlare dell’arabo. E’ in questo frangente che si inserisce il sogno di un ebreo proveniente dall’area che oggi è la Bielorussia, ma che alla fine del XIX secolo faceva parte della zona di residenza russa per gli ebrei: Elizer Ben Yehuda.

Ben Yehuda fu l’uomo che fece rinascere l’ebraico e oggi hanno il suo nome alcune delle vie più importanti di città come Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa. Ben comprendendo che l’ebraico antico era troppo complesso e senza il lessico e le strutture necessarie per essere una lingua parlata, Ben Yehuda iniziò un’opera di rinnovamento della lingua, semplificandola e inserendo nuovi termini. Se persino Gesù non parlava ebraico, ma il più semplice aramaico, il figlio di Ben Yehuda fu il primo a imparare correttamente l’ebraico moderno e a esprimersi in tale lingua.

Dopo la seconda guerra mondiale, e l’arrivo massiccio di un crescente numero di ebrei, i padri fondatori di Israele puntarono sull’ebraico moderno come prima lingua ufficiale dello stato. L’ebraico moderno, infatti, al di là della sua artificialità o meno, dava non solo un chiaro rimando alla tradizione religiosa, ma incarnava anche quello che Israele rappresentava: un nuovo inizio. Essendo uno stato formato da immigrati, la nuova lingua poneva tutti sullo stesso piano ed era necessario per tutti impararla, uno dei tanti riti di passaggio verso una nuova vita in Terra Santa.

Ai nostri giorni esistono programmi e corsi specifici per imparare l’ebraico, che hanno negli anni affinato il metodo e grazie ai quali in brevissimo tempo chiunque è capace di imparare le basi della lingua ed esprimersi a un livello elementare (parlo per esperienza). Se i suoni di questa lingua non sembreranno a tutti bellissimi (anche se de gustibus non est disputandum), la sua struttura mescola la base di lingua semitica con lettere radicali a coniugazioni e formule espressive decisamente più occidentali. Rispetto all’arabo si presenta molto più facile e lineare, anche se l’alfabeto tende a confondersi con le lettere greche e arabe.

In conclusione, oggi l’ebraico è la lingua di Israele, ma non sempre degli israeliani. L’ondata di ebrei dall’ex Urss degli ultimi 20 anni ha visto l’arrivo non solo delle persone ma anche di un massiccio uso del russo. I palestinesi in Israele e la minoranza drusa parlano l’ebraico e si esprimono con esso in quanto lingua ufficiale, ma non in famiglia, dove l’arabo fa da padrone. Nelle grandi città l’inglese è molto usato, sia da coloro che sono immigrati recentemente sia dagli stranieri. Tuttavia se vi capiterà di girare per le strade di Israele, il miglior saluto resta sempre un bel sorriso e un “Shalom!”.

About Francesco Tirelli 8 Articles
SPRAZZI DI MEDIO ORIENTE Molti dei problemi (se non tutti) di questa regione e della sua comprensione sono causati dalla superficialità, dallo scarso studio, dalle “tifoserie” che si creano non andando in profondità nelle questioni. Spero che queste righe che scriverò, anche se saranno imprecise e fuggevoli (sprazzi appunto) servano da stimolo per approfondire, per interessarsi, per avere un punto di vista diverso sul Medio Oriente e alcune delle sue questioni.

1 Comment on L’ebraico: una lingua, un Paese, una storia

  1. La soluzione al problema sarebbe creare un unico stato, Asraele, dove però rispetto ad oggi tutti abbiano pari diritti e si scinda la religione dallo stato. Niente più discriminazioni religiose. Quando gli arabi avranno lo stesso tenore di vita degli ebrei non ci sarà più nessun attrito

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