L’editoriale di Sconfinare n.38

In Italia il centenario della Grande Guerra è alle porte e a Gorizia non si parla d’altro. Si indicono bandi pubblici per realizzare commemorazioni, in università la Prima Guerra Mondiale è l’argomento da approfondire in report e progetti di ogni tipo e non è difficile immaginare quale sarà il tema della prossima edizione del festival èStoria, in programma a maggio. Una città in fermento e una domanda comune: e se fossimo vissuti noi cent’anni fa?

Ce lo siamo chiesto anche noi, giornalisti in erba. Parlando del primo conflitto mondiale – e dei conflitti in generale – sono pochi quelli che riflettono sul ruolo di coloro che per primi ce lo hanno raccontato: i giornalisti. È grazie ai dispacci inviati per telegrafo dai primi cronisti che giungevano le informazioni dal campo di battaglia; è dalle colonne del Corriere della Sera, del Resto del Carlino, della Stampa e del Gazzettino che gli italiani si informavano sull’andamento della guerra. O meglio, si disinformavano: sulla libertà di stampa degli anni della guerra pesava notevolmente la censura governativa, quando non addirittura una certa complicità tra politica e giornali. Gli articoli erano imbevuti di fedeltà patriottica e raramente gettavano luce sugli errori logistici, sulle disfatte in battaglia, sugli orrori della trincea. La censura, in alcuni stati più che in altri unita alla propaganda, mascherava la guerra in un’avventura eroica da compiere per il bene della Patria. Nel 1918 perfino i liberali Stati Uniti d’America, da poco entrati in guerra, non persero tempo, con il Sediction Act, a imbavagliare la stampa tendenzialmente contraria al conflitto. Non era certamente la prima volta che la politica allungava le mani verso il quarto potere e non sarebbe stata l’ultima. Ne sapeva qualcosa Robert Capa, uno dei più noti fotoreporter di guerra (ma non solo) del secolo scorso. In questo numero di Sconfinare vi raccontiamo anche la sua storia (Elena Tuan a pagina 5).

Censura, propaganda, controllo dell’informazione: sono ferite ancora aperte e sanguinanti, questioni di stretta attualità. Due esempi: le informazioni caotiche e incomplete che ci arrivano dalla Siria, spesso filtrate dal regime o storpiate dai ribelli, e l’azione repressiva del governo russo nei confronti della stampa indipendente. In vista dei giochi olimpici invernali che si svolgeranno a Sochi, nel Causaso russo, l’organizzazione Reporters Sans Frontières (RSF) riporta quotidianamente la censura, le minacce e le violenze subite dai giornalisti russi. Sono 28 i reporter che dal 2000 sono stati uccisi nel Paese a causa del loro lavoro. Non per niente nella classifica di RSF sulla libertà di stampa nel mondo, la Russia è al 148esimo posto su 179 Stati considerati. E l’Italia?

Il nostro Paese si prende la 57esima posizione, ma c’è poco di cui vantarsi. Quest’anno siamo riusciti a fare peggio in un’altra speciale graduatoria: quella del World Economic Forum in merito alle differenze di genere. Parlando di diritti delle donne, infatti, l’Italia è 101esima su 136 Stati analizzati. Sfogliando Sconfinare n.38 scoprirete anche chi si trova in cima – e chi in fondo – alla graduatoria (Elisa Dalle Sasse a pagina 6). Ci addentreremo poi nella politica francese e in quella americana, viaggeremo in treno fra le capitali dell’Europa Orientale e torneremo infine a Gorizia per un’intervista davvero particolare. C’è dell’altro, naturalmente, ma voglio lasciarvi ancora un po’ di curiosità. Che poi è quello che porta un buon giornalista nei luoghi più assurdi e pericolosi spingendolo a non rinunciare alle sue domande. Nonostante la censura, nonostante tutto.

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Laureato alla triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche nel 2015, da allora studio Sicurezza Internazionale a Odense, Danimarca. Leggo e scrivo soprattutto di conflitti armati, terrorismo e del mondo arabo-islamico. Se in Danimarca ci fossero le montagne, l'alpinismo sarebbe la mia passione. Visto che ci sono le piste ciclabili, mi dedico all'escursionismo a due ruote. Da aprile 2014 ho il piacere di essere il direttore di Sconfinare.

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