L’editoriale di Sconfinare 39: Primavera 2014

La prima pagina del nuovo numero di Sconfinare

 “Tutto crolla, il centro non può più reggere”. Così recita “Il secondo avvento”, del premio Nobel irlandese William Butler Yeats. Un pezzo che, non fosse stato scritto un secolo fa, sembrerebbe descrivere bene la situazione globale – e italiana – di oggi: l’Ucraina a pezzi, il Venezuela in fiamme, la macelleria in Siria che non si arresta dopo tre anni. Regioni più o meno grandi che chiedono l’indipendenza. E, per restare più vicino a noi, il terzo premier in tre anni, una politica vuota di ogni senso e la difficoltà a risalire dal baratro della bellezza tradita.

In effetti, quella che stiamo vivendo è una crisi inedita di certezze e di modi di fare. Una perdita dell’ordine globale delle cose, uno scioglimento progressivo dello scheletro di valori e di regole condivise che fino ad oggi aveva tenuto insieme il mondo: una perdita dell’equilibrio a tutti i livelli, da quello globale a quello locale. Per arrivare al livello personale, individuale.

 Per noi, la generazione che si sta affacciando al mondo in questo momento, la sfida è grande, quasi impossibile. Dobbiamo imparare a vivere in compagnia di insicurezze e incertezze costanti, dove l’indeterminatezza assurge a regola di vita e la solitudine è una necessità. A noi, giovani millennials, “bamboccioni”, è toccata in sorte la stessa missione che un altro Nobel, Albert Camus identificava più di mezzo secolo fa: “Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a cambiare il mondo. La mia sa che non lo cambierà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga”.

 È una missione terrorizzante, certo. Ci stiamo lasciando alle spalle l’ordine discreto di casa nostra per andare nel vasto mondo sconosciuto. Ma, girando la prospettiva, la sfida è esaltante: abbiamo la possibilità di dare noi la forma che vogliamo al mondo, dargli un nuovo senso che sia solo nostro. Per una volta, guardarsi indietro, provare nostalgia per un passato che non esiste più, non è possibile: significa il crollo definitivo. Bisogna andare avanti, ricreando un nuovo ordine nel caos. O perlomeno, imparando a conviverci.

 Ma per fare questo dobbiamo essere preparati: impedire che il mondo si distrugga richiede tutta la nostra intelligenza. E tutta la nostra umanità. Solo con esse il crollo attuale si trasformerà in un’occasione per fondare le nuove regole di convivenza del mondo.

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Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.

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