Leggere Lolita a Teheran, un atto d’amore verso la letteratura

Teheran. Nei due anni successivi alla rivoluzione di Khomeini una donna lotta contro il regime a difesa della letteratura libera. Non è sola, si batte insieme a Joyce, Nabokov, Jane Austen, Fitzgerald e tanti altri giganti letterari. Devono far sentire la propria voce, in un paese in cui leggi e ignoranza si accaniscono anche sui grandi romanzi occidentali. La professoressa Nafisi si impegna a insegnare la letteratura senza scendere a compromessi con il regime, senza censure, nemmeno sugli autori più occidentali: un’impresa piena di ostacoli, almeno nella Teheran degli anni ’80 in cui la letteratura rappresenta l’incarnazione più temibile dell’Occidente.

Azar Nafisi è donna e professoressa, vive una vita fatta di battaglie: durante ogni lezione, a difesa di un autore o un ideale, e nella vita privata. Perché il regime iraniano non risparmia nemmeno quella, riesce a rendere le persone estranee a se stesse, le rende di punto in bianco insignificanti, togliendo loro anche le più piccole libertà, fino a “prendersi il loro posto nel mondo”.

“Contro la tirannia del tempo e della politica, cerca di immaginarci come a volte neppure noi osiamo fare: nei momenti più riservati e intimi, nelle più straordinariamente normali circostanze della vita, mentre ascoltiamo un po’ di musica, ci innamoriamo, camminiamo per strade ombrose o leggiamo Lolita a Teheran. E prova a ripensare a noi dopo che quelle cose ci sono state confiscate diventando una volta per tutte un piacere proibito”

credits carlomenzinger.wordpress.com

La professoressa crea un circolo segreto con le sue ex allieve più appassionate di letteratura. Durante gli incontri le storie dei personaggi letterari si intrecciano con quelle delle studentesse. Quest’ultime sono storie infelici, di oppressione di ragazze che erano cresciute e avevano vissuto solo sotto il regime, a cui “non era stata insegnata la felicità”.  Le ragazze hanno un’immagine di sé incerta, riescono a immaginarsi solo attraverso lo sguardo degli altri, la maggior parte delle volte carico di disprezzo. I romanzi permettono loro di sfuggire dalla realtà, possono gioire della loro perfezione, allontanarsi almeno per un po’ dai problemi dell’università, nelle loro famiglie, dalle continue pressioni della milizia rivoluzionaria. Virginia Woolf, Jane Austen, Joyce, Nabokov si fanno ambasciatori di quel mondo proibito che ai loro occhi appariva più dorato di quanto non fosse realmente. Ciò che lascia più amarezza però non sono le storie di abusi o le difficoltà quotidiane. Le ragazze, pur essendo amanti della letteratura non riescono a considerare la possibilità di vivere le stesse emozioni delle storie che leggono. Non sognano, si accontentano di creare mondi fantastici in cui poter trovare rifugio.

Il libro si divide in quattro parti dedicate a quattro autori e alle loro opere: Nabokov e la sua Lolita, Fitzgerald e Il Grande Gatsby, Henry James e la sua eroina Daisy Miller e infine Jane Austen.

La storia di Lolita è un esempio di quanto male possa provocare l’insensibilità umana. L’unico difetto che in letteratura non viene perdonato, secondo la professoressa, è la cecità. Nel romanzo di Nabokov, Lolita diventa il prodotto del sogno di qualcun altro. I desideri, la vita, il passato della bambina scompaiono di fronte all’ossessione di Humbert, alla sua smania di trasformare la dodicenne nella propria fantasia. Allo stesso modo il regime è cieco, i desideri e il passato di una persona sono insignificanti a Teheran.

La letteratura occidentale viene messa sotto processo durante una lezione. Sul banco degli imputati c’è Il Grande Gatsby con cui viene messo in stato d’accusa l’idealismo americano. Fitzgerald è accusato di elogiare i ricchi e il consumismo, i suoi personaggi sono disonesti, un pessimo esempio se si considerano gli ideali e la moralità che vuole imporre la rivoluzione. Ma alla base delle accuse c’è la convinzione sbagliata che i romanzi debbano fornire modelli di vita e moralità. Leggere, secondo la professoressa, deve servire a mettere in discussione le proprie convinzioni più profonde.

“Un grande romanzo acuisce le nostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall’ipocrita certezza nella validità delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni”.

Altro tema fondamentale che viene alla luce grazie a Fitzgerald è il tema del sogno e della fine delle illusioni che “colorano il mondo”:

“Il nostro desiderio era sempre più simile a quello di Gatsby. Lui aveva cercato di realizzare il suo sogno cercando di far rivivere il passato, e alla fine si era reso conto che il passato era morto e sepolto, il presente soltanto una finzione, e che non c’era futuro. Non somigliava forse alla nostra rivoluzione, scoppiata in nome del nostro passato collettivo, e che nel nome di un sogno aveva distrutto le nostre vite?”

Nella parte dedicata a Henry James, Daisy Miller diventa l’eroina ideale per le giovani ragazze iraniane. Non è un personaggio perfetto, non ha straordinarie doti di intelligenza o bellezza, ma riesce a tenere testa a tutti i suoi avversari e a sopravvivere ad una situazione familiare difficile, sempre rimanendo fedele alla propria identità. La scrittrice dice che a volte non riesce a riconoscersi nel proprio riflesso allo specchio. Per sopravvivere a Teheran, compromesso dopo compromesso per non dare fastidio a nessuno, si è costretti a tradire se stessi.

Il romanzo si conclude con la parte dedicata a Jane Austen. Azar Nafisi riprende l’ironia tipica della scrittrice inglese come arma contro l’ignoranza e la cattiveria gratuita. Da un mondo di balli, etichette ed emozioni pacate e contenute, che non interseca temi politici, emerge però la cattiveria quotidiana e privata di certi personaggi. Si scopre un mondo ricco di approfittatori ciechi e senza scrupoli che rendono la vita intima dei protagonisti insopportabile. Un mondo in cui le emozioni devono essere contenute, ma che dà spazio alla felicità e ai lieti fine, diverso da questo lato al mondo di Teheran.

Leggere Lolita e Teheran si erge come apologia della letteratura libera. Sottolinea quanto, al pari di altre libertà, il diritto all’immaginazione non sia da considerare scontato. Questo libro è un puro atto d’amore nei confronti della letteratura, la quale:

fa appello alla nostra capacità di gioia e meraviglia, al senso di mistero che circonda le nostre vite.; al nostro senso della pietà, della bellezza e del dolore… e al sottile ma invincibile convincimento della solidarietà che unisce la solitudine di innumerevoli cuori, alla solidarietà nei sogni, nella gioia, nel dolore, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza, nella paura che lega gli uomini l’uno all’altro, lega insieme tutta la razza umana, i morti ai vivi e i vivi ai non ancora nati”.

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