L’Italia della resistenza: la Repubblica dell’Ossola

La Piazza del Mercato di Domodossola (https://fractaliaspei.wordpress.com/2014/10/23/lossola-libera-e-le-repubbliche-partigiane/)

– di Francesca Rossi

La Piazza del Mercato di Domodossola (https://fractaliaspei.wordpress.com/2014/10/23/lossola-libera-e-le-repubbliche-partigiane/)

La Repubblica dell’Ossola durò solamente 33 giorni. Questo territorio per cinque settimane diventò un vero e proprio Stato con un governo, un esercito e una capitale: Domodossola.

L’esperimento democratico ossolano stupì il mondo intero, perchè nacque in un paese in guerra. Altre Repubbliche partigiane nacquero in Italia, ma la vicenda ossolana è quella più conosciuta anche a livello internazionale. Tutto ebbe inizio nell’agosto 1944, quando i partigiani della divisione Valdossola intimarono ai nazi-fascisti di abbandonare i presidi da loro controllati sulle rive del Lago Maggiore. Con sorpresa dei partigiani, i tedeschi non opposero resistenza – a differenza dei fascisti. Questi decisero di impugnare le armi, ma lo scontro a fuoco durò soltanto alcune ore prima della resa dei sostenitori della Repubblica di Salò. L’8 settembre 1944 avvenne qualcosa di inaspettato: l’intera Valdossola venne liberata dalla forze partigiane. Mancava però all’appello la città di Domodossola.

Il 9 settembre 1944 i partigiani, pur di liberare Domodossola, scendono a patti con i nazi-fascisti: i tedeschi e i repubblichini avevano il diritto di lasciare Domodossola con le loro armi ed i loro familiari. La dipartita dei nemici si trasformò in una festa: la gente si riversò nelle strade del centro cittadino sventolando il tricolore italiano.

Il governo si insediò il 10 settembre 1944. Una delle prime iniziative dello Stato appena nato fu quella di aprire la frontiera con la vicina Svizzera. Da quel momento giunsero moltissimi giornalisti internazionali per testimoniare e raccogliere informazioni su quello che stava accadendo.

Il governo dell’Ossola era un organo piuttosto articolato e complesso. Uno dei suoi maggiori esponenti fu l’avvocato Ezio Vigorelli, che si occupò dell’aspetto giurisdizionale. Egli affermava che tutti gli imputati, compresi i sostenitori della Repubblica di Salò, dovessero godere degli stessi diritti. Druogno (paesino della Val Vigezzo) venne scelta come luogo di detenzione, ma i prigionieri venivano trattati umanamente dai partigiani, come affermò un giornalista ginevrino.

Il governo non si occupò semplicemente di saldare i conti con il nemico, bensì diede grande importanza all’istruzione e alla cultura. Il principale collaboratore in campo scolastico e culturale fu l’intellettuale antifascista Gianfranco Contini. I sogni e i desideri di quei temerari rimasero chiusi nel cassetto, perchè i nazi-fascisti erano decisi a riconquistare la Valdossola dopo cinque settimane di libertà.

Un aspetto molto interessante nella riconquista dell’Ossola fu dato dal fatto che la Germania dispiegò soltanto 500 uomini, mentre i fascisti schierarono oltre 10000 persone. L’attacco iniziò il 9 ottobre 1944, quando le truppe nemiche iniziarono a fare pressione nella parte meridionale della Repubblica ossolana. La Valle Cannobina non riesce a reagire, così il giorno seguente cade nelle mani dei fascisti.

I partigiani non avevano le stesse munizioni, perciò si dovettero inchinare al nemico. Così le fanterie fasciste entrarono il 14 ottobre 1944 nell’ex capitale, ma trovarono una città fantasma. Prima della capitolazione, oltre 35000 civili fuggirono in Svizzera. La città di vallesana Briga accolse i profughi ossolani, per loro vennero allestiti dei capannoni militari.

L’autogoverno cessò di esistere definitivamente il 23 ottobre 1944. Il sogno democratico d’infranse, ma le forze partigiane continuarono la loro lotta fino alla liberazione del territorio italiano.

L’autoproclamata Repubblica dell’Ossola fu un esempio alquanto singolare, non soltanto perchè uno spiraglio di democrazia si vedeva in un’Europa devastata dalla guerra, ma perchè in un Paese che non riconosceva alla donna il diritto di votare una donna aveva per la prima volta nella storia italiana un ruolo governativo. Questa donna era milanese e si chiamava Gisella Floreanini. Gisella Floreanini era antifascista e passò alla storia per essere la prima donna a ricoprire un ruolo politico in un governo. Dopo la caduta del governo domese, ella si prodigò a organizzare convogli diretti in Svizzera per poter mettere in salvo più bambini ossolani possibile.

La provincia del Verbano-Cusio-Ossola continua a mantenere viva la memoria di coloro che si sono immolati e che hanno creduto che un futuro migliore era possibile. Ciò che noi diamo per scontato, come la libertà e la democrazia, in alcuni Paesi la lotta verso i diritti fondamentali è ancora lunga. E purtroppo ciò che è accaduto potrebbe verificarsi di nuovo. L’impegno della pace non è rivolto soltanto ai capi di governo, ma è rivolto soprattutto a noi.

About Redazione 375 Articles
Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: