Italia e Africa: dal viaggio di Gentiloni agli investimenti strategici

Il Presidente ⁦‪egiziano‬⁩ Al Sisi inaugura ufficialmente la prima fase di produzione del giacimento di gas naturale ⁦‪Zohr‬⁩, insieme all'AD di ENI Claudio Descalzi (Credits: Naman Tarcha نعمان طرشه/ Facebook)

I rapporti energetico-commerciali intrapresi negli ultimi anni dall’Italia in Africa sono molti. Accantonando gli ovvi legami con la Libia, l’interesse per gli affari africani non da ultimo è stato rinnovato pochi giorni fa con l’inaugurazione del maxi-giacimento gassifero di Zohr, in terra egiziana. Si stima che il bacino operato da ENI, la quale ne detiene il 50% delle azioni (in seguito alle cessioni del 10-15 % a BP e del 30-35% al colosso russo Rosneft) possa garantire rifornimenti al Cairo per i prossimi 10 anni nonché concorrere alla diversificazione energetica italiana.

Inoltre, a novembre Paolo Gentiloni è stato protagonista di una visita istituzionale ai partner africani fortemente voluta; un modo per dare seguito agli impegni da lui assunti già nel 2014 quando ricopriva l’incarico di Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per il Governo Renzi. Tunisia, Angola, Ghana e infine Costa d’Avorio per presenziare alla joint conference di Unione Europea e Unione Africana.

Il premier italiano Paolo Gentiloni con il presidente della Repubblica tunisina Beji Caid Essebsi in occasione del G7 di Taormina (Credits: Wikipedia)

Cooperazione economica e politica tra Italia-Tunisia

A Tunisi il premier ha avuto l’occasione di discutere insieme al Presidente Beji Caid Essebsi e al Primo Ministro Youssef Chahed. I temi sul tavolo sono stati molteplici: dal contrastare l’aumento dell’immigrazione dalle coste tunisine, ai numeri ben più positivi che riguardano la partnership economico-culturale tra l’Italia e la repubblica nord-africana.

In conferenza stampa Gentiloni ha più volte fatto riferimento alle “difficoltà incontrate dall’Italia” quest’estate sul tema migranti e risolte anche grazie alla collaborazione del governo tunisino capeggiato da Chahed. Da sei anni, infatti, sono in vigore accordi in materia. Si è parlato anche di Libia, per ovvie ragioni al centro dell’attenzione pubblica anche in Tunisia. L’incontro con Ghassam Salamé, inviato speciale in Libia del Segretario Generale dell’ONU, ha permesso di fare il punto sulla roadmap approvata a settembre in sostegno del premier al-Serraj.

I rapporti commerciali tra Tunisia e Italia hanno radici antiche ma forti. Il bel paese è attualmente il secondo partner commerciale della Tunisia, come confermato dallo stesso Gentiloni in occasione della conferenza congiunta con l’omologo tunisino. L’interscambio commerciale tra i due partner mediterranei è di circa 5 miliardi e mezzo secondo l’OEC e le imprese italiane stanziate nella repubblica nord-africana ammontano ad oltre 800 unità in diversi settori dall’agricoltura all’energia. Per la stessa OEC, le importazioni italiane dalla Tunisia toccano il valore di 2.2 miliardi di euro in particolare prodotti manifatturieri, componenti meccaniche, agroalimentare e materie prime energetiche.

TransMED e interconessione energetica tra Roma e Tunisi

Eni è presente in Tunisia dal 1961. La sua produzione petrolifera nel 2016 si attesta intorno le 11 mila boe[1]/giorno mentre quella gasifera, più modesta, sulle 0,5 mcm/giorno. L’attività, concentrata principalmente onshore nelle aree desertiche del sud del Paese e offshore di fronte la città costiera di Hammamet, non caratterizza tuttavia un fattore d’importanza prioritaria per le relazioni energetiche tra le due nazioni. L’importanza energetica di Tunisi è rappresentata dal passaggio del TransMED, il gasdotto che dall’Algeria trasporta a Mazara del Vallo 30,2 miliardi di m³/anno.

L’Italia e la Tunisia del resto stanno portando avanti da tempo lo studio di ELMED (ELectricité MEDiterranéenne). Nato nel 2009 da un accordo tra TERNA e la società omologa tunisina STEG (con la creazione di una società mista), il progetto è volto all’interconnessione elettrica tra le due nazioni. Un anno fa, in una dichiarazione congiunta del presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi, insieme ai presidenti di Consiglio, Commissione Ue e all’allora Presidente del parlamento europeo Martin Schulz si faceva esplicito riconoscimento della “rilevanza del progetto di interconnessione elettrica Tunisia-Italia, nel contesto della politica energetica della Tunisia e della sua integrazione nel mercato euro-mediterraneo dell’elettricità, oltre che il suo potenziale per promuovere legami più stretti tra le due regioni”.

Conferenza Ministeriale Energia dell’Unione per il Mediterraneo del 2016 (Credits: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)

La scommessa italiana in Angola

La seconda tappa del premier italiano è stata Luanda, capitale dell’Angola. Un Paese la cui crescita ha assistito ad una accelerazione a partire dal 2004 quando investitori esteri hanno cominciato a trattare con Luanda i diritti all’esplorazione dei ricchi giacimenti. In particolare, dal 2010 è la Cina che, sull’onda lunga della propria politica africana, ha posato la propria attenzione sulle ricchezze angolane investendovi massicciamente. Oggi la produzione petrolifera del Paese africano si attesta intorno ai 2 mln b/d; numero che avrebbe potuto essere anche maggiore se nel 2014 si fosse registrata una battuta d’arresto causata principalmente dalla svalutazione del greggio e dalle difficoltà incontrare nei pagamenti che ne hanno rallentato il volume di investimenti.

L’Angola è attualmente il terzo partner commerciale italiano nell’area subsahariana e dell’Africa centro-meridionale. Dal 2010 al 2014 la mole di interscambi commerciali tra le due nazioni è passata da 489,7 mln a 1,3 bln di dollari grazie anche alla presenza di aziende come ENI e SAIPEM nella filiera energetica angolana. La nazione subsahariana è infatti un importante hub energetico per il nostro Paese tanto che il petrolio costituisce il 91 percento delle importazioni totali per un valore vicino ai 400 mln di dollari.

La piattaforma estrattiva “John Agyekum Kufour” operata da ENI nell’ambito del progetto OCTP in Ghana (Credits: ENI spa)

Gli altri partner subsahariani: Ghana e Mozambico

Il premier si è poi spostato in Ghana, accompagnato dal CEO di ENI, Claudio Descalzi e dall’ambasciatore Giovanni Favilli.  Qui ENI ha da poco meno di 3 anni inaugurato il progetto offshore Cape Three Points (OCTP) a fronte di un investimento di circa 7 milioni di euro. Si stima che la piattaforma estrattiva “John Agyekum Kufuor”, operata dalla multinazionale italiana ma di fatto di proprietà della “costola” ghanese, possa rifornire di gas la nazione africana almeno per i prossimi 15 anni. Un progetto che accompagna l’impegno di ENI foundation nel fornire programmi sociali e sanitari alle 300 mila persone che vivono a ridosso dell’area d’interesse.

Menzione particolare, infine, la merita il Mozambico. La presenza di ricchi giacimenti gassiferi al largo delle sue coste ha infatti attirato l’attenzione di molti competitor nel panorama internazionale. Nel 2015 ENI e l’Italia sono stati lungimiranti anticipando in parte la concorrenza e accaparrandosi i diritti estrattivi offshore della cosidetta “area 4” dalla capacità di circa 2,4 trilioni di metri cubici di gas. Dopo alcune operazioni di farm-down – ovvero di cessione di parte delle azioni ad altre compagnie – ENI detiene ancora il 25% del giacimento.

Grafico raffigurante la crescita demografica prevista fino al 2050. Si può notare come quello africano sia l’unico continente a registrare un deciso aumento della popolazione (Credits: wikipedia)

Verso nuovi investimenti

Più in generale, parafrasando le dichiarazioni a margine della IABW (Italia Africa Business Week) è in Africa che si giocheranno le future sfide mondiali. I settori strategici comprenderanno le infrastrutture, le energie rinnovabili, l’agricoltura e le nuove tecnologie. In particolare, secondo le stime dell’ONU l’Africa sarà l’unico continente a registrare un forte aumento demografico nel 2050. È necessario che l’Europa – con l’Italia in testa – si adoperi per equipaggiare le nazioni africane di tessuti socio-industriali resistenti ed efficaci. D’altronde i legami che ci stringono al continente nero sono molti e vanno bel oltre le semplici relazioni economiche; investire in Africa non è mai stato tanto necessario.

[1] barrel of oil equivalent (boe): unità di misura dell’energia che corrisponde alla quantità di energia rilasciata dalla combustione di un barile di petrolio greggio.

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Perché scrivo? Vi dico la verità? Non lo so. Probabilmente è a causa della mia memoria a breve termine. O forse perché lo ritengo l'unico modo per riordinare i miei pensieri.Troppi e troppe volte dimenticati qua e là nella mia testa. Cos'altro faccio? M'incuriosisco del Mondo, delle sue mille (o cinquanta?) sfumature. Lo analizzo, lo fotografo, lo scopro. Quasi dimenticavo, m'interesso anche di sport, letteratura, musica e fotografia. Un po' di tutto e un po' di nulla, insomma.

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