Lo yoga spiegato a tutti (e un vegetarianesimo da sperimentare)

Essere vegetariani, fare yoga e imputare le disgrazie a un (giusto) Karma: sono questi i tre pilastri di una più o meno discutibile idea di spiritualità che ha preso piede negli ultimi anni. Ma cos’è lo yoga e che cosa vuol dire scegliere di essere vegetariani? Come si concilia una vita frenetica e priva di reali punti di riferimento, con il bisogno di un equilibrio interiore? Perché il cibo è così importante, per chi vuole vivere in modo sereno e rispettoso del mondo che lo circonda? E in che modo possiamo costruire una comunità più solidale e felice? Ma soprattutto, cos’è il Karma?

Subala e Nirbhay insegnano yoga da rispettivamente 14 e 7 anni, sono vegetariani da rispettivamente 20 e 6, e hanno alle spalle una formazione più che interessante per quanto riguarda la visione dello yoga e della meditazione. Li ho conosciuti pochi mesi fa a Frosinone, in occasione delle loro lezioni di yoga: mi hanno accolta con un sorriso spontaneo e simpatico, un tappetino viola e un fazzolettino di carta per pulire il naso, perché la respirazione inizia dalla cura del proprio corpo in ogni suo aspetto.

Tra una lezione e l’altra, mi hanno raccontato la loro storia, che oggi condivido con voi. Si tratta soprattutto di un racconto su cambiamento ed equilibrio interiore, che si tramutano in un’esistenza migliore e più serena non solo per Subala e Nirbhay, ma anche per chi sta loro accanto. I due si conoscono da 10 anni e hanno fondato insieme l’associazione Surya Yoga Marga 8 anni fa.

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Quando avete iniziato ad avvicinarvi allo yoga e perché?

SUBALA: Ho iniziato ad avvicinarmi allo yoga durante la metà degli anni ’90, anche se l’incontro significativo con l’insegnante Nashyananda, che mi ha dato l’input per andare più in profondità, è avvenuto nel 1997. Ho iniziato perché sono sempre stata affascinata dal misticismo dell’India, sin da piccola, e perché ho sempre confidato nella spiritualità e in qualcosa che va oltre i convulsi meccanismi dell’uomo moderno, ma anche per una serie di problemi personali che mi portavo dietro che riguardavano sia la mia sfera fisica che psichica.

NIRBHAY: La passione per lo Yoga e per le filosofie orientali è nata durante i primi anni di frequentazione del corso di laurea in Ingegneria Gestionale. In quel periodo, infatti, lo studio della Fisica Moderna all’Università e la lettura del “Tao della Fisica” di Fritjof Capra fecero nascere in me la voglia di approfondire la conoscenza di queste antiche saggezze; quindi ho iniziato la pratica dello Yoga nel 2006, cogliendo al volo l’opportunità di sperimentare in prima persona e poco dopo ho conosciuto Subala, che già insegnava.

In che modo è cambiata la vostra vita, da quando praticate regolarmente yoga?

SUBALA:  Nonostante cada spesso nelle trappole quotidiane della mente, posso dire che lo yoga mi ha dato una certa serenità di fondo, mi ha portato ad essere in grado di fronteggiare situazioni difficili, senza cadere nello scoramento o nell’angoscia. Grazie allo yoga e alla meditazione, sono riuscita ad acquisire una maggiore consapevolezza e una visione più lucida di ciò che è intorno a me, rimanendo di certo nei limiti umani, perché il cammino è ancora tanto lungo. A livello fisico posso dire che ha nettamente migliorato una mia particolare situazione osteo-articolare dovuta ad un brutto incidente che mi è accaduto e ha definitivamente stabilizzato il mio peso, che tendeva sempre ad essere in eccesso, educandomi verso una sana alimentazione.

NIRBHAY: Lo Yoga continua a portarmi più centratura e consapevolezza. Riesco a percepire in maniera più chiara quali sono i miei bisogni e i miei limiti, discriminando ogni condizionamento esterno, e quindi riesco ad accettarmi ed amarmi più di quanto non facessi prima. Per questo cerco di vivere la mia vita in maniera più autentica e sincera, anche se a volte me ne dimentico e ritorno ai miei soliti schemi mentali… Percepisco meglio anche il mio corpo e riesco così a eliminare atteggiamenti posturali scorretti e dannosi. Inoltre mi dona un certo grado di tonicità ed elasticità, aumentando il mio senso di benessere e favorendo anche il mio buonumore!

Vi va di chiarirci un po’ le idee su cosa è il Karma?

Il Karma è uno dei cardini dell’induismo ed è un argomento alquanto complesso, che negli ultimi anni è divenuto uno dei tanti termini abusati. Il significato di Karma viene erroneamente ricondotto a un qualcosa che ci portiamo dietro e che determina inesorabilmente il nostro destino, verso il quale non si può fare nulla, se non soccombere. Fortunatamente, non è proprio così. Intanto possiamo dire che questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa “azione” o “atto” ed è proprio la legge spirituale di causa ed effetto, come per esempio nella cultura andina “la legge della reciprocità”, vale a dire che se io do uno schiaffo a te, prima o poi quello schiaffo qualcun altro lo ridarà a me, un po’ come dicevano le nostre nonne: “Si raccoglie ciò che si semina” e in questo il Karma è veramente inesorabile, perché nelle leggi dell’Universo, tutto torna sempre, nel bene e nel cosiddetto male.

In secondo luogo, parlare di Karma nelle pratiche yogiche e meditative, così come in tutte le pratiche di crescita spirituale, significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni, ed ecco che questo implica necessariamente lo sviluppo della consapevolezza. Questo comporta il vivere in costante attenzione verso le proprie azioni, con lo scopo di raggiungere l’armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda, discernendo l’intromissione dell’ego nelle nostre scelte e nelle nostre azioni.  Liberandoci di inutili zavorre, anche nella forma di atteggiamenti mentali, personalità e coazioni a ripetere varie che viviamo quotidianamente senza esserne coscienti, iniziando così a portare maggiore chiarezza e libertà in molti aspetti della nostra vita. Ma il discorso è veramente tanto lungo… Speriamo intanto di essere stati un po’ utili nella comprensione di questa visione.

Quali sono i pilastri del vostro yoga e come si colloca all’interno dello Hatha Yoga?

I nostri incontri di yoga si basano sullo Yoga Integrale così definito, che si ispira alla visione di Sri Aurobindo e si prefigge di integrare la pace e l’armonia che la disciplina yoga sviluppa, anche nella quotidianità, facendo così diventare pieno di consapevolezza ogni nostro piccolo gesto, dal pulire la casa, all’adempiere i propri compiti sul lavoro, al fare la fila negli uffici, etc., e tutto può diventare una piacevole meditazione in azione; lo yoga Integrale infatti, si può definire come un viaggio della coscienza.

I benefici di questa pratica sono a livello psico-fisico: si diventa più flessibili nel corpo e nella mente, si acquisisce maggiore equilibrio e concentrazione, si regolarizza l’appetito e il sonno e si è meno coinvolti nelle ansie quotidiane sviluppando maggiore serenità e armonia, il corpo diventa più forte e l’intero organismo più vitale e sano.

Per quanto riguarda l’Hatha Yoga, lo Yoga Integrale si connota con quest’ultimo nel modo di praticare le asana (posizioni) e il pranayama (osservazione del respiro). Si abbracciano anche le tecniche di concentrazione (dharana), di ripetizione del mantra (japa), di meditazione (dhyana), di purificazione (kriya), di percezione corporea e di crescita personale, consigli fitoterapici e alimentari; possiamo riassumere che è un insieme di diverse tecniche per rilasciare le tensioni e crescere spiritualmente.

In che cosa consiste una vita equilibrata e rispettosa dell’ambiente?

Come dicevamo prima, per vivere in modo equilibrato e amorevole anche rispetto all’ambiente, è necessario prima trovare queste qualità in noi, altrimenti è solo un atteggiamento di rispetto, ma non è reale. E’ importante amare se stessi, prenderci cura di noi stessi a partire dalle esigenze primarie, come ad esempio l’alimentazione.

Perché, secondo voi, essere vegetariani?

Per noi essere vegetariani è una scelta etica, una scelta di coscienza che deriva in primis dal grande amore che nutriamo verso tutti gli animali in quanto esseri senzienti, proprio come noi. Non sta a noi, che non siamo medici, spiegare quanto la carne di qualsiasi animale non è adatta al nostro organismo; possiamo, però, accennare che il nostro organismo, contrariamente a quanto si pensi, è assolutamente inadatto alla digestione della carne in quanto l’intestino dell’essere umano è troppo lungo: quando assumiamo carne, essa sosta all’interno del nostro corpo un tempo tale da far iniziare un processo di putrefazione. La carne genera molte sostanze cancerogene e tossiche tra cui alcune dove lo si evince già dal nome, come la cadaverina, la putrescina e le ptomaine (sostanze che prendono il nome da ptoma, che in greco significa cadavere). Inoltre l’animale quando viene ucciso, è consapevole di cosa gli sta succedendo, produce adrenalina, soffre e ha paura e noi mangiando la loro carne, andiamo anche ad assumere il loro dolore e la loro paura, per non parlare di tutte le sostanze chimiche di cui vengono imbottiti per una maggiore produttività, compresi ormoni e antibiotici, soprattutto per quanto riguarda gli animali da allevamento intensivo che sono la stragrande maggioranza… Perché far soffrire così un essere vivente, privandolo della dignità per assecondare una nostra abitudine che non è nemmeno necessaria?

A proposito di essere vegetariani, il 20 aprile a Frosinone ci sarà un evento organizzato da voi durante il quale interverrà in conferenza Skype il regista Thomas Torelli. Volete raccontarci qualcosa a questo proposito?

L’ultimo film documentario di Thomas, Food ReLOvution, non è pensato per vegetariani o vegani, ma è un film per tutti, in quanto racchiude un messaggio di consapevolezza riguardo alla salvaguardia del pianeta e ai grandi squilibri che gli stiamo arrecando, soprattutto con il mercato della carne. Come ci spiega lo stesso Thomas “la cultura della carne” è la principale sorgente di cause dannose, un’attività economica che ha completamente smarrito la sua iniziale connotazione rurale e familiare per divenire uno spietato congegno che provoca sofferenza e violenza tra quelli che in altri ambiti chiamiamo i nostri amici animali, deforestazione, inquinamento, sconvolgimenti climatici, fame nel mondo, danni alla salute dell’uomo e conseguente aumento delle malattie. Infatti il sottotitolo del film-documentario è: “Tutto ciò che mangi ha una conseguenza”, ed è vero,  il corpo e la psiche sono interconnessi e noi essere umani siamo a nostra volta interconnessi con l’intero Universo; ogni cosa che si mangia ha una conseguenza sul nostro corpo, ma anche sull’ambiente in cui viviamo.

In che modo si può vivere più serenamente accanto agli altri e costruire rapporti più belli con chi ci sta intorno?

Ricordandoci, appunto, che tutto è interconnesso e che al dunque “noi siamo uno”, imparando ad amarci e rispettarci e conseguentemente amando e rispettando gli altri. Diceva Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Si inizia da noi e poi tutto si espande, come quando gettiamo un sasso sulla superficie dell’acqua.

Ci sono controindicazioni allo yoga?

Con il grande sviluppo dello yoga negli ultimi anni, si sono sviluppate diverse correnti di pensiero, c’è quindi chi sostiene di sì e chi di no. In base alla nostra esperienza, possiamo dire che è sempre importante affidarsi al buon senso, oltre che a persone competenti; per esempio, nel campo fisico, se sappiamo che quel determinato allievo ha un’artrosi cervicale, non è certo il caso di proporgli la posizione del pesce (posizione in cui ci si poggia e quindi si esercita pressione, sulla sommità del capo, inarcando il collo), così come non si possono proporre determinati pranayama a chi soffre di ipertensione o per contro di ipotensione. Anche verso le persone emotivamente instabili o che soffrono di depressione e che fanno uso di psicofarmaci (o droghe), bisogna avere un particolare riguardo: in questi casi lo yoga è un valido aiuto, ma è opportuno che sia accompagnato da un percorso con uno psicologo.

Bisogna ricordarsi che quando si frequenta un corso di yoga, anche se c’è ancora tanta confusione su questa disciplina, si sta praticando yoga, appunto, non si sta facendo training autogeno, non si sta facendo posturale né tantomeno fisioterapia, non si sta andando dallo psicologo e nemmeno dal mago.

Si può riuscire a capire quando un insegnante di yoga è preparato e quando è solo una figura simile all’influencer?

Diciamo che il primo requisito di un cosiddetto bravo insegnante dovrebbe essere la sua formazione, ma non è sempre così: ci sono molti insegnanti che non hanno fatto nessuna formazione, ma sono tanti anni che praticano con amore e possono trasmettere molto di più rispetto ad un altro insegnante “certificato”. Ѐ molto importante, infatti, quello che un insegnante di yoga trasmette, al di là dei suoi limiti umani: è basilare se riesce comunque ad accendere in te una scintilla, se riesce ad aprirti una porta attraverso la quale puoi iniziare a vedere con occhi nuovi, allora può trattarsi di un insegnante valido. Secondo noi questo è possibile solo se l’insegnante ha lavorato e continua a lavorare su se stesso, a livello di pratica certo, ma soprattutto di self enquiring, meditando regolarmente e mettendosi sempre in gioco e anche in discussione, perché no.

Per chi si avvicina allo yoga, la cosa migliore è provare più insegnanti e più stili di yoga; sicuramente la nostra voce interiore saprà comunicarci quando abbiamo trovato quello giusto per noi.

Quando e quante volte al giorno è raccomandabile fare yoga?

Quando si ha acquisito una certa padronanza e siamo sicuri che non ci arrechiamo danni, tutti i giorni, anche solo 15 minuti al giorno. Va benissimo anche praticare 15 minuti la mattina e 15 minuti la sera.

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Subala e Nirbhay hanno gentilmente condiviso con noi le loro conoscenze e la loro esperienza, ma per chi avesse voglia di conoscerli di persona o di avvicinarsi alle loro lezioni, un’ottima occasione per incontrarli sarà il 20 aprile alle 18 a Frosinone presso l’Istituto Brunelleschi, in occasione della proiezione del documentario di Thomas Torelli Food ReLOvution. Vi aspettiamo e ci auguriamo che questa piccola intervista vi abbia aiutato a fare chiarezza su cosa è lo yoga e su come cambia la vita di una persona quando inizia a praticarlo.
Qui trovate l’evento Fb per la proiezione di Food ReLOvution con collegamento Skype con il regista Thomas Torelli.

In anteprima, vi annunciamo anche che a giugno, a Ferentino, ci sarà Gayatri Yoga Festival. Le date saranno il 10 e l’11, ma vi terremo aggiornati con il programma completo e tutte le informazioni del caso.

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About Giulia Mastrantoni 31 Articles
Nasco a Frosinone nel 1993. Decido presto che la musica è la mia strada e poi cambio idea. Al momento di iscrivermi all’università decido di voler studiare cinema e mi iscrivo a Lingue. Ma di una cosa sono certa: andare lontano da casa. Inizio da Udine, dove collaboro all'inserto Scuola del Messaggero Veneto e co-conduco il programma radiofonico #rockYOU. Laureata, vado in Inghilterra, dove lavoro in un museo, poi in Canada, dove studio per la laurea specialistica, e dopo a Berlino, dove scrivo full time per il Berlino Magazine. A brevissimo, andrò in Australia, per studiare comunicazione e giornalismo. Attualmente scrivo per Sconfinare, SugarPulp, Gli Scrittori della Porta Accanto e Berlino Magazine. Ho pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Montag Edizioni e il romanzo in eBook "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni. To be continued...

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