Londra, è iniziata la rivoluzione?

Un effetto collaterale del sistema in cui viviamo

I disordini e le sommosse scoppiati negli ultimi giorni a Londra ed allargatisi poi a tutta l’Inghilterra hanno catalizzato l’attenzione di tutti i media, che hanno tentato di darne una spiegazione.
Lo stupore dei benpensanti e dei loro organi di informazione è stato genuino e sincero di fronte ad orde di scalmanati dal comportamento selvaggio, che si sono scatenati in devastazioni e saccheggi, in un’esplosione di violenza di tipo rivoluzionario.
Tutto l’apparato mediatico e con esso la politica inglese non era in grado di darsi una spiegazione a quell’improvvisa fiammata violenta, dandone ora una valenza puramente criminale ora una valenza politica ed ideologica.
Gli scontri di Londra e delle altre città inglesi non hanno, invece, nessuna valenza ideologica o rivoluzionaria, dietro gli autori degli scontri non c’è nessuna rivendicazione di cambiamento politico o sociale, né c’è alcuno spirito rivoluzionario esploso in maniera disordinata, ma che sarebbe possibile incanalare.
L’immagine dei manifestanti che assaltano e saccheggiano negozi di elettronica e di abbigliamento, fuggendo con carrelli carichi di schermi piatti e vestiti sono l’immagine in cui si manifesta pienamente lo spirito dei disordini londinesi e cioè che i manifestanti non sono contro il sistema, ma esigono la loro parte di sistema, espresso nei beni che saccheggiano.
Si tratta degli effetti collaterali del sistema economico-sociale, quindi anche politico, sorto in Inghilterra ed applicato anche negli USA e in gran parte dell’occidente, la democrazia fondata sulla libertà economica.
Un sistema che vede nella riuscita economica individuale il termine di paragone, che cancella la solidarietà nazionale ed istituzionalizza il conflitto, non di classe, ma quello ben peggiore tra gli individui in perenne lotta tra loro.
L’effetto collaterale di questo sistema è la nascita di sacche di popolazione escluse dal godimento delle amabili opportunità della democrazia liberista, che languono nella loro rabbia e squallore, ma a cui al contempo è negata la possibilità di proporre un sistema alternativo a quello vigente, pena la colpa più grave e socialmente degradante, quella di attentare alla democrazia stessa, anche se è questa che gli impone la situazione in cui si trovano.
Il risultato finale è quello di Londra, ma anche quello di Los Angeles del 1992, in cui una scintilla è in grado di incendiare una intera prateria di persone, che prive di idee o volontà di cambiamento, si prendono con la forza un pezzo del sistema che li esclude.

5 Comments on Londra, è iniziata la rivoluzione?

  1. Non sono convinto di quello che dici: la colpa non è della democrazia liberale in sé. Piuttosto io penso, specie dopo la mia esperienza inglese (per quanto limitata), soprattutto alle storture del sistema anglosassone (ed infatti mi citi anche il caso di Los Angeles), in cui l’individualismo inteso come promozione del singolo e non come egoismo personale/di comunità è spinto al massimo. Francamente non mi ha sorpreso molto vedere questi disordini, Inghilterra e Stai Uniti sono sistemi stabili solo apparentemente, perché sotto sotto (ma neanche troppo nascosti) nascondono spaventose sacche di ignoranza miseria ed esclusione sociale.

    La tradizione continentale europea, pur con i suoi difetti (meno flessibilità, meno meritocrazia), ha una migliore storia di inclusione sociale, anche e soprattutto per avere confinato il ruolo dei mercati in maniera più incisiva rispetto a quanto fatto dai paesi anglosassoni. La famiglia e la chiesa cattolica (non settaria come il protestantesimo) nei paesi latini, le corporazioni nei paesi di cultura tedesca… insomma, direi che la situazione è diversa. Poi bisogna aggiungere che in Inghilterra la società è molto multiculturale e pure molto divisa (non c’è stata praticamente alcuna opera di assimilazione alla francese) e una società multiculturale per quanto possa dispiacere alle anime belle è sempre più conflittuale di una omogenea. Tutti quelli che rimpiangono la Sarajevo multiculturale dei tempi di Tito dimenticano che è stata solo una brevissima parentesi in una lunghissima storia di massacri e pulizie etniche originate proprio dalla composizione etnica dell’area balcanica…. e anche la descrizione del sogno americano e del Melting Pot ben riuscito spesso dimentica proprio queste tensioni che covano pronte ad esplodere (anche se qui appunto c’è l’influenza del capitalismo anglosassone a peggiorare le cose). Pare che ora finalmente si sia pronti a riconoscere questi rischi, per affrontarli con maturità e serietà senza continuare a negarli oppure ad usarli come spauracchi per attirare voti…. o almeno lo spero.

    • Io invece non credo si possa affermare che la “tradizione continentale europea” sia culturalmente “liberale”, anzi…

      “Pare che ora finalmente si sia pronti a riconoscere questi rischi, per affrontarli con maturità e serietà senza continuare a negarli oppure ad usarli come spauracchi per attirare voti…. o almeno lo spero. ”

      Al contrario tuo Federico penso invece che oggi più che mai si possa concluderne l’esatto opposto, qui il mio pensiero sulla triste faccenda:

      http://covodelleanguille.wordpress.com/2011/07/06/illuyanka-lo-scopo-non-e-il-dominio-e-la-distruzione/

      P.S. Attento a non criticare troppo l’illustre cultura anglosassone, rischi di risultare… poco credibile! :D

      • Ah ma io mi sento libero di criticare quanto mi pare la cultura anglosassone, quello che non faccio è addossare qualità morali negative ad un intera classe politica o economica. La storia dell’evoluzione del capitalismo negli ultimi 6 secoli è stata sì caratterizzata da attori e blocchi sociali egemoni, ma questo è un meccanismo storico perfettamente comprensibile che non qualifica in maniera morale esponenti di quel blocco egemonico.

        Detto questo, con il mio accenno al fatto che forse si vogliono analizzare con più maturità le cose mi riferivo alle dichiarazioni di politici anche misurati solitamente nei toni come la Merkel o Cameron che il multiculturalismo com’è ora ha seri problemi. Qualche anno fa dire cose del genere era ancora tabù invece.

  2. Infatti nell’articolo critico la democrazia liberista di tipo anglo-sassone e non la democrazia liberale, che per quanto malfunzionante ed eccessivamente incensata funziona meglio. E’ il sistema anglo-sassone a portare i risultati di Londra e L.A. perchè crea sacche sociali prive di qualunque possibilità di sbocco nè migliorativo nè, per assurdo, peggiorativo. Stanno in un limbo e sono posti nelle condizioni di non poter proporre ed articolare nulla e i risultati sono quelli che sono. Nel caso delle democrazie liberali sono le singole culture nazionali a porre dei rimedi alle storture insite nel sistema stesso, a volte meglio a volte peggio. Quello che preoccupa è il fatto che nell’Europa continentale si tende ad andare verso il sistema anglo-sassone, almeno fino a prima della recente crisi economica…

    • Hai ragione, ho sbagliato ad interpretare l’inizio dell’articolo! Quindi abbiamo detto la stessa cosa :). Scusa il mio commento pedante :)

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