Lucca Comics: antiche mura e manga perversi

Una scappata in quella baraonda di parrucche multicolor, ricordi d’infanzia, treni sull’orlo di una crisi di nervi, personaggi mai visti e tante falci

Sempre in giro per il mondo, ma perché non andare in Italia?
Avevo già sentito parlare del Lucca Comics and Games, definito da alcuni in modo poco rassicurante “il paradiso dei nerd”, il festival del fumetto che si svolge nella città in questione. Mi sono sempre immaginato le strade invase da orde di persone bardate nel modo più assurdo, che si fermano ogni tre passi a farsi fotografare, che gridano in maniera irritante “Ommioddio, il tuo costume è bellissimo!”: insomma, mi aspettavo un Carnevale in terraferma. Ebbene, devo dire che è stato in parte così! Inoltre, la mia cultura sul mondo di fumetti giapponesi e relativi cartoni animati era piuttosto ristretta agli anni ’90 e a qualche anime iper-sanguinolento di cui è meglio non vantarsi.

Chiaramente ho dovuto rivedere la mia posizione. Accompagnando due mie amiche, di cui una fan dell’ultimo grido del mondo della letteratura, “Game Of Thrones”, mi sono tuffato in quel marasma pullulante di costumi esageratamente colorati, di armi di cartapesta e di ferrovieri frustrati.

L’arrivo a Lucca è relativamente tranquillo; l’unico sintomo della tempesta incombente è una ragazza che ha usato delle ciglia finte per farsi dei baffi e che parla per citazioni dei Gem Boy. Quando accenna al suo personaggio mi accorgo subito della mia ignoranza in materia. Il vero delirio inizia quando si mette piede nella piccola stazione: ci si trova davanti ad un’accozzaglia di parrucche viola, di mantelli impigliati, di persone che occupano i bagni non esattamente profumati per trasformarsi in Cersei Lannister o Naruto, di anziane signore che non comprendono come la gioventù possa abbigliarsi in tal modo e di ragazze che si agghindano con abiti vittoriani misti a bracci meccanici, scafandri e vecchi bulloni ramati (per i novizi, lo stile si chiama Steampunk). Fuori dalla stazione, rischiano di farsi investire qualche alienato allenatore di Pokémon troppo concentrato sul suo gameboy e una ragazza impegnata a reggere nove code bianche di volpe cucite con fatica al vestito. Si possono poi ammirare esemplari di orchi intenti a litigare per il posto dal paninaro e altri ragazzi, armati fino ai denti, correre spensierati per il prato davanti alle mura di Lucca. A dire il vero, ammetto che quelli alienati eravamo noi.

Tuttavia, quello era solo un piccolo assaggio: la vera passerella si trova lungo le mura… lungo Tutte le mura. Una volta su quei bastioni ci passavano i cavalieri, ora ci sono sì i cavalieri (muniti di spade di plastica), ma tra loro svettano anche distinti guerrieri Predator e ninja anacronistici. La mia amica è subito entrata nel mood con un “Beh, non mi fate delle foto? Sai quanto ci ho messo a fare questa corona?”.

Il Viale delle Mura Urbane si tramuta in un défilé per Darth Vader sovrappeso, fatine con la barba, cani vestiti da maestro Yoda, non-morti che si ritoccano il sangue colante dalle mascelle, Wolverine che abbraccia bambine, Thor che cerca di nascondere di essere una donna, infermiere zombie che si massaggiano i piedi, elfe che hanno fatto il bagno nella tempera blu, sofisticatissimi demoni dell’Inferno, giovani contenti di aver comprato una katana prodotta in serie (per fortuna era a buon prezzo), l’intera parata de Il Trono di Spade (mi spiace Harry Potter, sei passato di moda), commoventi padri vestiti come i loro figli,  costumi multisessuali e un buon quantitativo di spocchia generale.

Al cuore del Viale si entra nella Citatel, la cui principale attrazione è lo stand della Umbrella Corporation, dal videogioco Resident Evil, in cui si illustra con rispettabile severità come affrontare gli zombie, con tanto di volantino. Scesi da un elicottero e accompagnati da una musica commerciale, dei gagliardi miliziani della Umbrella sparano agli zombie che si aggirano tra il pubblico e ti spiegano che è meglio usare una mazza da baseball se non hai una pistola, altrimenti scappa. Le mie amiche sono state più attirate dai miliziani stessi che dalle tecniche di difesa contro gli affamati di cervello, ma non si può dire che lo stand non abbia avuto successo. Inoltre, la Citadel è ricca di negozi di armature medievali, di cuoio e metallo veri, mica patacche. Può sempre servire un’armatura fatta su misura nella vita, no? Un po’ retrò, ma fa sempre la sua bella figura.

Il nostro primo giorno si conclude con un “concerto interattivo” dei Miwa e I suoi Componenti, un’ottima Cartoon Tribute Band che ripresentava le sigle che hanno accompagnato l’infanzia di molti in salsa jazz, disco e punk’n’roll. Dragonball ha risvegliato gli animi di molti, Lady Oscar si è trasformato in un fascinoso assolo rock, Mila e Shiro ha riscosso un successo smisurato, Ken il Guerriero è diventato un grande karaoke per il pubblico e il remix jazz del tema musicale di Tetris ha prima provocato delle risate e, dopo alcuni secondi, ha fatto saltare tutti. Per quanto riguarda i Pokémon dell’ormai passato 1998, la canzone non è stata molto lusinghiera: basta pensare che il ritornello era “Devono morire, devono soffrire:  Gotta kill them all!”.

Dopo i momenti di euforia sono però scattate le sette e mezzo, l’ora fatidica che segna la chiusura dell’evento e allora il clima cambia: comincia la corsa ai treni. Progressivamente i costumi diventano sempre di meno e gli abitanti di Lucca si riappropriano delle strade. La frenesia lascia le vie antiche e si concentra nella povera stazione ferroviaria che diventa luogo di allucinogena inquietudine. Tutti, e ripeto tutti, vengono deviati lungo un percorso fatto apposta per il Lucca Comics. Per “ragioni di sicurezza”, l’accesso ai binari per Firenze viene bloccato da un muro, e fare finta di andare a Siena per accedervi non serve a niente. La polizia  gestisce il flusso di avventori stanchi e snervati con tanto di megafono. Ci sono tentativi di passare prima degli altri, ma ci sono guardie con l’ordine preciso di bloccare chi tenta di fare il furbo. La magia dei manga svanisce quando si torna a contatto con la realtà, e in questo caso la realtà e il cestino della spazzatura, l’unico posto dove puoi sederti. Puoi essere Edward Elric, Light Yagami, Sailor Jupiter o la Signora in Giallo, ma il tuo destino è quello di tutti: essere pressato come una sardina in quei vagoni spossati. Diciamocelo, forse predisporre dei treni non è facile, ma trattandosi della 30esima edizione del Lucca Comics, un minimo di potenziamento dei trasporti, vista l’annuale affluenza, sarebbe doveroso.

Quel treno lo perderete...

Il giorno seguente viene rovinato dalla pioggia che, senza scrupoli, scompiglia parrucche pettinate per ore, scioglie decorazioni fatte per mesi o semplicemente bagna chi, da ingenuo ottimista, non si è portato un ombrello. Bisogna anche considerare che è sabato e metà Toscana ne ha approfittato per aggiungersi alle festività. Le strade sono strette e le persone procedono con una velocità che compete con quella degli zombie del giorno prima.
In quel momento, gli stand al coperto del Lucca Comics acquisiscono tutto un altro fascino.

I tentativi di creare uno scudo di ombrelli decade miseramente e ci rifugiamo nel Japan Palace: il cuore dell’evento. Si tratta di un antico palazzo riempito da cima a fondo di negozi di tutte le suppellettili nipponiche di cui uno potrebbe francamente fare a meno.

Uno stand è particolarmente interessante: il  Kingyo Sukui (magari era il nome del proprietario, ma non posso dirmi un esperto di giapponese), dove per qualche soldo puoi pescare tutti i pesci rossi che vuoi. Ovviamente il retino in dotazione si scioglie progressivamente nell’acqua e il dimenarsi del pesce può rendere vani i tuoi sforzi. Fa parte del gioco. È una scena che si vede spesso nei cartoni animati di qualche anno fa, quando la cultura giapponese aveva una rilevanza prima della globalizzazione.
In certi stand si nota il particolare interesse dei giapponesi per la procacità femminile, e fin qui nulla di male, quando però vedi che anche un tappetino del mouse ha dei seni prorompenti, qualche domanda te la poni. In altri casi, i genitori con bambini al seguito si trovano davanti a statuette che superano l’equivoco, sono indecisi se avviare i figli all’educazione sessuale o dire loro “Ma guarda lì che belle cose!”.
Alcuni oggetti in vendita invece fanno venire le carie: anelli a forma di tortina su cui spiccano perline, orsetti e cuoricini. Seguendo lo stesso principio, gli anellini si evolvono in scatolette, braccialetti e così via… il tutto farcito di fiocchi e scritte amorevoli. Nei piani superiori le cose si fanno più serie, con conferenze sulla cultura giapponese, esposizione di kimono e vendita di tè di origine certificata.

Insomma il Lucca Comics è un insieme mutevole di vite che si ritrovano nello stesso luogo per condividere qualche ora. Ma proprio perché è un insieme mutevole è giusto sapere cosa queste persone pensano dell’evento. Abbiamo così chiesto, en passant, delle opinioni ai passanti, per l’appunto.
C’è chi ha parlato di “è solo una fiera di infantili esibizionisti che fanno finta di essere altre persone perché non si accettano”, chi di “un giorno qualcuno verrà messo sotto”. Ma ci sono state testimonianze anche più articolate e clementi.

Da veterana posso dire che quest’anno la fiera è maturata parecchio. Molta gente ed un programma ricco. Specialmente dal punto di vista degli incontri con gli autori, tanto che è stato allestito uno stand dedicato ad autori di web-comic e italiani. Tolta la parte puramente statistica, per me è un evento magnifico. Una carnevalata a tema e fuori stagione. Per gli amanti del genere come me è un modo per uscire dagli schemi ed entrare in un sogno. Perché non si tratta altro che di questo: staccare la spina, mettersi un po’ in mostra e sfoggiare il frutto del proprio lavoro. Comprare un cos play fatto in internet è un conto, partire da zero e tesserlo è un altro. E poi c’è la parte umana: è un luogo di incontri e di scambi. Ci si ritrova con amici che magari si riescono a vedere solo in quell’occasione… e si conosce molta gente. Ci si confronta, ci si entusiasma dicendo “Oddio, quello dove l’hai preso?”. Non mancano le critiche come “Santo cielo, quella s’è mangiata tutto il gruppo che dovrebbe starle dietro!”, ma ti ammiro per il coraggio! Come dappertutto, ci sono gli aspetti negativi: il treno ricolmo, i telefoni che non prendono mai e le malelingue. Però per me vale sempre la pena di andarci!

Complessivamente poco organizzato. Sia dal punto di vista della logistica che da quello degli eventi, che sono sì tanti, ma non molto verificati. Ad esempio, nel programma era segnato un evento con balli medievali, di cui non si è fatto niente perché gli organizzatori non sapevano raccapezzarsi. Per il resto, mi è piaciuta la diffusione del festival sull’intera città!

“Ci sono stato per la prima volta quest’anno, quindi non posso far paragoni con edizioni precedenti, nonostante gli amici con cui ero lì continuassero a dirmi “ma quest’anno è meno figo di quelli scorsi”, ma devo dire che l’ho trovato comunque, senza girarci tanto attorno, una figata. Non ho visto tutto quanto, ho saltato il Japan Palace dato che non mi interessava, ma il programma era di tutto rispetto, con personaggi di un certo livello: Sapkowski che non sono riuscito a vedere, Manfredi che ho incrociato quasi per caso, illustratori e disegnatori famosi, e perché no, anche il buon Immanuel Casto!
Però ha sofferto un po’, secondo me, di essere disperso per mezza Lucca e – nel caso del Games – di essere anche troppo concentrato. Dividere il Games in due o tre padiglioni più piccoli e separati, invece che uno singolo, avrebbe potuto alleggerire il carico e permettere di girarci con un po’ di calma. I cosplay in genere non erano affatto male (anche se pure qui mi hanno detto “gli anni scorsi ce n’erano di più, e anche più fighi”).”

Trovo interessante che, in un periodo in cui tutto va male, ci siano eventi che permettono di alienarsi per qualche ora. La gente ha ancora la possibilità, e la capacità, di sognare. E poi, con tutte le armi improprie che ci sono, katane, coltelli e altro… è bene che nessuno abbia ancora pensato di fare una strage, no?

I laboratori, l’intrattenimento, le gare di cosplay sono delle ottime iniziative. Unica pecca: avrebbero dovuto potenziare un po’ i trasporti, e soprattutto trovo ridicolo dover pagare per entrare a vedere degli stand di cose da comprare a loro volta.

Queste sono state le varie campane sentite per le strade della cittadina toscana, la quale resta un luogo da visitare a priori, consiglio la rilassante piazza dell’Anfiteatro in primis, magari dopo che l’onda/orda degli appassionati è passata…ma attenzione, potreste diventare uno di loro!

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About Luca Marinaro 8 Articles
Originario del Lido di Venezia, piccola striscia di sabbia tra la laguna e il mare, Luca è studente alla facoltà di Scienze Diplomatiche di Gorizia e spera costantemente che le sue storie (e quelle vere superano la finzione) possano allietare i lettori...

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