Ma chi era il nemico? Storia di Nando, caporale dell’ARMIR

Ritirata delle truppe dell'Armata Italiana in Russia. (Credits: wikipedia)

Le vicende di un soldato, narrate attraverso le lettere inviate alla famiglia, ricostruiscono la Seconda Guerra Mondiale

Ferdinando Nando Armani. Classe 1920. Caporale dell’esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Queste sono le coordinate essenziali di un viaggio che parte da Arco, in provincia di Trento e che porterà lontano, sulle nevose e gelide distese russe. Il racconto di un soldato, ma ancora prima di un uomo, che vive i suoi vent’anni al fronte,  scrivendo alla famiglia, unico pilastro rimastogli. Il fratello Giovanni, ritrovate per caso le lettere durante un trasloco, decide di immergersi nella storia di una parte della sua famiglia, nelle emozioni, nell’angoscia e nella forza che avevano caratterizzato anche la sua infanzia. Alla trascrizione di parte degli scritti si aggiunge anche una rilettura storica dei fatti principali, in modo da poterli collocare spazio-temporalmente.

Ma chi era il nemico? Storia di un soldato dell’Armata Italiana in Russia sul Don nella seconda guerra mondiale, edito da Tipografia Editrice Temi nel 2011riporta il lettore al 1942.  Con uno stile semplice ma coinvolgente si ripercorrono le tappe della chiamata alle armi, della vita al fronte e del ritorno a casa di Nando. I dubbi, le speranze, le richieste alla famiglia compongono un quadro singolarmente dettagliato -nonostante l’onnipresenza della censura- per descrivere quel biennio trascorso in prima linea. Non solo: si sottolinea, anche se in modo velato, l’inadeguatezza dell’esercito italiano rispetto alle truppe tedesche e al freddo russo.

Le missive che il ragazzo spediva alla madre, al padre e ai fratelli erano parte costitutiva della volontà di non spezzare quel legame con le proprie origini, con quella stabilità sia materiale sia emotiva proprie di casa. Le rassicurazioni alla famiglia erano dirette proprio a questo scopo: descrivere i momenti della giornata per riuscire a dimenticare per un attimo l’incessante pericolo, per estraniarsi dalla realtà, per alienarsi e impedire all’inquietudine di prendere il sopravvento. Ricerca di sicurezza, per non cadere nella disperazione della provvisorietà. Ogni 3 o 4 giorni un filo immaginario collegava l’Italia e la Russia e si intrecciava con quelli di altre migliaia di persone.

“In questa immane battaglia fra l’oro e il sangue, l’Iddio giusto che vive nell’anima dei giovani popoli, ha scelto. Vinceremo! Mussolini.”

Questo proclama, riportato su una delle cartoline postali fornita dall’esercito, è la chiara rappresentazione della pervasività dell’indottrinamento fascista, che ha travolto anche Nando per preparare le nuove generazioni a mete di aggressività e di gloria. E, in effetti, anche sul giovane trentino l’operazione era riuscita, viste anche le sue buone capacità e la facilità con cui eseguiva gli ordini impartitigli. Dalle prime lettere traspare una certa insofferenza verso gli imboscati, quelli che rimanevano a casa perché non ritenuti abili o che non avevano il coraggio di servire la Patria. Quando la chiamata arriva, Nando non si nasconde e anzi, il 12 giugno parte e, intanto, scrive alla madre.

Nei giorni seguenti, si leggerà tra le righe un certo grado di rassegnazione all’accettazione delle tribolazioni e dei sacrifici che si chiedono alle nuove leve per il bene patrio. La rassicurazione sullo stato di salute, però, è immancabile, specialmente quando si rivolge alla madre. Sta compiendo una missione, ma la mancanza di casa sta diventando una costante specialmente la sera, quando, guardando il cielo, gli ritornano alla mente i paesaggi e la tranquillità del paese natio.

OGNI VITTORIA è frutto di silenziosi e costanti SACRIFICI.

(dicitura su una cartolina postale per le forze armate)

Lo sa bene, Nando. A migliaia di chilometri di distanza dal focolare domestico, armato del fucile e di quell’istinto di sopravvivenza che si acuisce quando si è in pericolo, il caporale riesce sempre a salvarsi. Il prezzo da pagare, però, è alto: le atrocità vissute in guerra rimangono stampate e marchiano indelebilmente. Normale è che nelle sue lettere non si farà mai esplicito riferimento alla bruttura delle condizioni di vita. Traspare, però, il bisogno di beni di prima necessità per sopravvivere: carta, cartine per le sigarette, indumenti pesanti, perché l’inverno si sta avvicinando e a Stalingrado si toccano i -35 gradi centigradi.

La storia di Nando potrebbe essere letta come una tra le tante, ma come tutti i racconti personali conserva quell’autenticità e quella semplicità disarmanti: i sentimenti umani, seppur con intensità diverse, sono trasversali e riconoscibili da tutti gli uomini. La lettura integrale del libro mette in evidenza anche la crescita umana e psicologica del protagonista: dapprima grande sostenitore delle parole d’ordine del Regime, a poco a poco si discosta, trovando nel nemico una persona identica a lui. L’Europa contro l’Antieuropa, l’anima fascista contro la bestia comunista sono preconcetti che si sgretoleranno uno dopo l’altro, nel momento in cui saranno proprio gli avversari a salvargli la vita.

Un racconto intenso, forte e delicato allo stesso tempo: la storia di una persona gioviale, entusiasta della vita che ha trascorso la sua gioventù al fronte, segnando immancabilmente tutti gli anni a venire. È curioso iniziare un percorso, a partire da questa lettura, per fantasticare su tutti i fili immaginari esistenti durante il Conflitto Mondiale e che si sono intessuti, senza bisogno di un sarto, tra i Paesi europei, così divisi e, allo stesso modo, così uniti.

 

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Studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche, sono appassionata di storia ma soprattutto di storie. Adoro leggere, specialmente in lingua originale. Mi interesso di teatro, seguo la stagione del Teatro Verdi di Gorizia.

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