Rimpasto di governo in Francia

Macron, alla ricerca di un nuovo impulso, ridisegna la compagine di governo

Un’estate tormentata dall’affaire Benalla. Le dimissioni dei ministri più popolari del governo: il ministro dell’Ecologia Nicolas Hulot, dell’Interno Gérard Collomb e dello Sport Laura Flessel. Una popolarità in discesa per non dire in picchiata. Le voci di litigi con la moglie Brigitte. Il presidente francese Emmanuel Macron è alla ricerca disperata di un nuovo impulso da dare al suo mandato. Pertanto, dopo quasi due settimane di attesa, martedì 16 ottobre ha rivelato la composizione di un governo parzialmente rinnovato. Il 4 settembre, dopo le dimissioni choc dell’ambientalista Hulot, che criticava la presenza costante delle lobby all’Eliseo, il leader di “En Marche!” aveva nominato alla Transizione ecologica il presidente dell’Assemblea nazionale François de Rugy, ecologista anch’egli ma considerato più “morbido”: “un ribelle sostituito da un fedele”, aveva commentato la stampa transalpina.

A settembre, il ministro dell’Interno e «numero due» del governo Gérard Collomb, fedelissimo e sostenitore della prima ora di Emmanuel Macron, annunciava in un’intervista che si sarebbe ricandidato a sindaco di Lione e quindi si sarebbe dimesso dopo le Elezioni europee. Nella stessa intervista, Collomb imputava al capo dell’Eliseo la mancanza “di umiltà” come causa del calo nei sondaggi. Il tutto, in un periodo di tensioni tra Macron e il ministro, a seguito dell’affaire Benalla. Il 1° ottobre tra i due cominciava un braccio di ferro: Collomb presentava più volte le dimissioni al presidente, che le rifiutava. Ma il titolare dell’Interno il giorno successivo insisteva sul fatto che ci fosse un problema giuridico: secondo la prassi costituzionale francese, un ministro non è revocato o “dimissionato” finché non è nominato il successore. Si giungeva così alle dimissioni definitive il 3 ottobre con l’assunzione dell’interim da parte del Primo Ministro Édouard Philippe.

Per tredici giorni, Macron si consulta con il Primo Ministro Philippe, il neopresidente dell’Assemblea nazionale Richard Ferrand — peso massimo di “En Marche!” — e con il leader del partito alleato MoDem, François Bayrou. E così, dopo una lunga attesa si arriva all’annuncio. Attraverso un rimpasto di peso, il capo dello Stato rimuove tutti i ministri più impopolari o invischiati in accertamenti giudiziari e nomina il successore di Collomb.

Ministro dell’Interno — ma senza il predicato onorifico di Ministre d’État — è nominato il fedelissimo Christophe Castaner, ministro uscente dei Rapporti col Parlamento e segretario generale del partito del presidente, LREM. Il ministero della Coesione territoriale si allarga ai “Rapporti con le collettività territoriali” (vexata quæstio del leader dell’Eliseo) e viene affidato alla viceministra dell’Interno Jaqueline Gourault, del MoDem. Alla Cultura, esce di scena l’editrice venuta dalla società civile Françoise Nyssen ed entra Franck Riester, leader del movimento di centrodestra “Agir — La Droite Constructivescissosi un anno fa dai Repubblicani per sostenere Emmanuel Macron. All’Agricoltura, fuori Stéphane Travert (con cui Nicolas Huolt aveva pessimi rapporti) e dentro il senatore socialista Didier Guillaume. Sostituisce Castener ai Rapporti col Parlamento l’ormai ex capogruppo del MoDem all’Assemblea nazionale Marc Fesneau.

Altri ritocchi sono stati fatti nella risistemazione dei perimetri di alcuni dicasteri, facendo aumentare i posti di viceministri e sottosegretari, a beneficio soprattutto di fedeli sostenitori del presidente. Ora, il dicastero della Coesione territoriale è diventato il più corposo della compagine di governo, seguito dalla Transizione ecologica e solidale.

I bei tempi dell’entusiasmo post-elettorale, del président jupitérien, dei primi mesi, sono finiti. Gérard Collomb, Nicolas Hulot, François Bayrou, Sylvie Goulard, François Nyssen e Laura Flessel, le star del governo Macron, che doveva bilanciare i pezzi grossi della politica francese con la società civile per attuare il programma del neopresidente, per diversi motivi, hanno abbandonato l’esecutivo. Sono rimasti il Primo Ministro Édouard Philippe — con cui si dice che i rapporti non siano idilliaci — il titolare dell’Economia Bruno Le Maire, quello degli Esteri Jean-Yves Le Drian, il ministro dei Conti pubblici Gérald Darmanin e quello dell’Educazione nazionale Jean-Michel Blanquer. Il “nuovo impulso” del capo dell’Eliseo è fatto, dunque, da fedelissimi o da alleati più o meno scomodi. In uno scenario europeo che vede la partner Angela Merkel sempre più in crisi e i “populisti”, interni ed esteri, avanzare in vista delle Europee di maggio. Risalire la china, per Emmanuel Macron, è sempre più difficile.

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