MAE: Dalle parole ai fatti

Le università e il Ministero per gli Affari Esteri si confrontano sul diritto umanitario e sull’intervento italiano nelle zone di conflitto

di Tanja Lanza e Edoardo Casotti.

ROMA – 4 Marzo. Il tema dei diritti umani è di strategica rilevanza per la politica estera italiana. Da tempo il Ministero per gli Affari Esteri (MAE) si affida alla collaborazione con le università per elaborare proposte ed iniziative. Proprio su idea del sottosegretario Vincenzo Scotti è stato organizzato un convegno sul tema: il contributo delle istituzioni e della società civile italiana per la protezione e promozione dei diritti umani. A dare il patrocinio le facoltà di scienze politiche delle università di Trieste e Roma Tre. Molte le autorità intervenute. Il convegno della Farnesina, aperto anche a noi studenti, si è articolato in tre panel tematici: i diritti umani emergenti; la protezione umanitaria e le garanzie di tutela di tali diritti; i diritti umani nella nuova dimensione religiosa e interculturale.
Sempre tenendo presente che, come sottolineato dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino, la promozione dei diritti umani «non è una priorità delle democrazie occidentali: la storia e quanto sta succedendo in Nord Africa in queste settimane ce lo dimostrano».
La città è il laboratorio per antonomasia dei diritti universali, questo uno degli spunti principali emersi. Parlare di diritti emergenti, ha spiegato il capo unità analisi e programmazione del MAE, Pasquale Ferrara, significa «superare la dimensione etnica e produrre un confronto transculturale». In questo senso, ha aggiunto, le amministrazioni locali italiane già dal ’91 hanno approvato degli statuti sulla “dimensione universale dei diritti”, creando un elemento di saldatura con la Dichiarazione Onu del 1948.  L’Italia è in prima linea anche nella battaglia contro le mutilazioni genitali femminili. Dalle discussioni è emersa la necessità di salvaguardare la soggettività delle persone che devono essere libere di entrare a fare parte di una comunità.

Altro tema trattato, quello della protezione umanitaria, di grande rilevanza alla luce degli sconvolgimenti in Nord Africa. L’ambasciatore Maurizio Moreno, presidente dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario, ha ammesso che la pratica dell’intervento umanitario oggi incontra delle difficoltà perché è stata pensata in un’epoca di conflitti classici e non asimmetrici, con diversi attori sul terreno. Per quanto riguarda l’Italia, ha spiegato l’Ambasciatore, la tutela dei diritti umani è «componente essenziale» dei nostri interventi umanitari, un nuovo modello che ci viene riconosciuto da tempo a livello internazionale.
Terminata la giornata, avvenuta in un clima di grande cordialità e apertura su tutte le posizioni, ci si è posti l’interrogativo su quanto possa essere attuale il tema dei diritti umani. Ma ancora più importante: quanto utile è stato questo convegno e quanto è attuabile ciò che si è detto? Abbiamo visto come in queste ultime settimane l’idea dei potenti italiani sui diritti umani sia stata piegata alla realpolitik e agli interessi che si potevano avere o si interessava preservare sul territorio libico. Con questo non si intende dire che l’Italia sia insensibile ai diritti umani, ma solo che questi sono spesso piegati alle esigenze politiche, specialmente quando si tratta di paesi che possono rappresentare una minaccia sul piano economico e strategico. Come ha sottolineato ancora Emma Bonino, «l’unica vera realpolitik concretizzabile è l’idealpolitik, perché i diritti umani si insegnano rispettandoli», quindi in linea con tale monito i peacekeepers non sono liberi di interpretare i principi del diritto internazionale umanitario, svincolati da diritti personali o lucrativi.
Il convegno ha messo in luce altri importanti punti: è emersa la peculiarità delle nostre forze armate di avere sia capacità di polizia che di forza, si è parlato anche dei casi in cui il fine di un conflitto è proprio la violazione dei diritti umani e su quali siano le misure preventive in tali casi. George Meyr, storico delle relazioni internazionali, ha spiegato la relazione tra l’evoluzione del concetto di guerra e la protezione dei diritti umanitari. Il diritto come la società sono infatti in continua evoluzione e per questo non possano prescindere l’uno dall’altra.

Tirando le somme, Vincenzo Scotti ha più volte invitato i presenti a non arroccarsi su discorsi teorici ma passare ai fatti e ha inoltre sottolineato che l’Italia si candiderà al Consiglio Onu dei diritti umani anche per il prossimo triennio, forte della sua esperienza, e cioè delle battaglie storiche contro la pena di morte, la violenza sulle donne, per l’integrazione e la società multietnica ed in difesa delle minoranze religiose e dei diritti dei minori. Siamo sicuri che verrà confermata? Il tempo in politica cancella tutto, e solo il futuro saprà darci una risposta.


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About Tanja Lanza 8 Articles
Nata in una nevosa notte del '91 a Ljubljana, metà slovena, metà italiana, cittadina del mondo.Attualmente, studentessa universitaria del SID di Gorizia. I Balcani e la loro gente sono il motivo per cui mi alzo la mattina.

2 Comments on MAE: Dalle parole ai fatti

  1. “Terminata la giornata, avvenuta in un clima di grande cordialità e apertura su tutte le posizioni, ci si è posti l’interrogativo su quanto possa essere attuale il tema dei diritti umani. Ma ancora più importante: quanto utile è stato questo convegno e quanto è attuabile ciò che si è detto? Abbiamo visto come in queste ultime settimane l’idea dei potenti italiani sui diritti umani sia stata piegata alla realpolitik e agli interessi che si potevano avere o si interessava preservare sul territorio libico. Con questo non si intende dire che l’Italia sia insensibile ai diritti umani, ma solo che questi sono spesso piegati alle esigenze politiche, specialmente quando si tratta di paesi che possono rappresentare una minaccia sul piano economico e strategico.”

    Beh, i “potenti italiani” stavano solo cercando di assicurare all’Italia una (pur piccolissima) posizione d’influenza in quello che molto tempo fa veniva chiamato “Mare Nostrum”.[http://www.rischiocalcolato.it/2011/03/puzzle-italia-politica-energetica-e-2.html] Siccome però attualmente l’Italia è una colonia degli USA – quindi suddita delle (strumentali) organizzazioni internazionali da questi create – non appena gli interessi dei padroni si sono fatti stringenti, essa non ha potuto fare altro che rinunciare “spontaneamente” alla posizione di rendita. Bene inteso, posizione di rendita resa possibile dal nostro vituperatissimo Presidente del Consiglio. Ma bisogna anche notare che una totale rinuncia al gas, al petrolio ed al controllo della immigrazione clandestina da parte libica non sono bastati. No, perché si è pure costretti ad ascoltare le solite manfrine sui diritti umani. Insomma, questi americani sono veramente senza v e r g o g n a, ed i loro alleati lo sono ancor di più!

    Nel caso qualcuno si sentisse scandalizzato da siffatta mia posizione consiglio vivamente la lettura di questa pagina (tratta dal sito dell’ “ONU”) http://hdrstats.undp.org/en/countries/profiles/LBY.html Vi si legge che la Libia del temibile dittatore e dei suoi accoliti “gives the country a rank of 53 out of 169 countries with comparable data. The HDI of Arab States as a region increased from 0.398 in 1980 to 0.590 today, placing Libyan Arab Jamahiriya above the regional average. ” …Un risultato che personaggi tipo la Emma Bonino non potrebbero raggiungere nemmeno sotto il più pesantissimo degli effetti provocabili da quelle sostanze psicotrope che al Partito dei Radicali piacciono tanto.

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