Mariannes pour tous

Ode alle donne del Nuovo Maggio Francese: diritti civili e conflitti identitari.

La Francia è una terra di passioni. Il Paese delle Rivoluzioni politiche, sociali e culturali. La Nazione dei sogni e delle utopie. Ad oggi, forse, il solo Paese, in Europa, dove l’utopia sembra ancora realtà. La Nazione delle ghigliottine, dei monarchici, degli anarchici, dei nazionalisti, dei fascisti, dei socialisti, dei militaristi, dei filosofi e dei poeti. Il Paese dove si crede sia ancora possibile vivere il Mito della Rivoluzione proletari: nelle università, tra gli studenti e in parte del mondo della cultura. La Nazione dell’interpretazione storica marxista, forse, più pura. I sogni quarantotteschi, sopravvissuti al cambio di millennio, assaporati e gustati nell’agio della vita borghese, della filosofia dello stile e dell’apparenza. Un Paese che è tesi e antitesi di se stesso, senso e controsenso, in una parola: passione. E la passione pervade tutti gli ambiti, dalla scuola al lavoro, dalla campagna alla città, fino alla politica e alla società. Il mondo della campagna, rimasta legata al particolarismo e alle tradizioni, e il centro, Parigi, lanciato mirabilmente sulle vie del futuro e del mutamento, sempre all’ombra dei palazzi Haussmanniani. Un Paese allo stesso tempo al centro e ai margini del Mondo.

Parigi è l’essenza e il concentrato di questo mondo. In questo contesto, vi assicuro, non è facile annoiarsi. Vorrei, in queste poche righe, sfatare il mito e la linea terzomondista intrapresa dalla giovane e dinamica redazione di Sconfinare. Vorrei lasciare da parte, per questa volta, il teatro, il cinema e la cultura, le guerre, le rivolte e le polemiche universitarie per parlarvi di una donna, anzi di alcune donne: le Mariannes. Le Mariannes del Manif Pour Tous.

Facciamo un passo indietro. Questo articolo sarà breve, come accennato anti-terzomondista, irriverente e all’apparenze superficiale; quindi, se vi siete soffermati su queste righe solo per dare sfogo alla vostra vanità culturale, vi prego cortesemente, cari lettori, di voltare pagina e dimenticare l’incipit. Ci saranno tempi migliori per analisi approfondite e Sconfinare, a riguardo, vanta sicuramente penne più presenti e più preparate del sottoscritto. Qui si parlerà di Mariannes come si potrebbe parlare della bella bionda che avete visto sabato sera al bar, o della cotoletta che vi siete mangiati da Gianni. L’eleganza non ci è propria, ad ora.

La Marianne è l’icona della Francia, è la Nazione e i suoi cittadini allo stesso tempo, è una donna, è giovane e, come avete potuto constatare, in alcuni casi, è pure bella. Indossa il bonnet phrygien, l’emblema degli schiavi liberati nell’antica Roma, ha un gusto neoclassico vintage che non si trova neppure nei migliori mercati dell’antiquariato. Conosce il diritto e i codici, possiede una discreta cultura, da donna borghese, ma non troppo altolocata. Ha una dignità e un’eleganza propria solo di chi ha visto passare pochi anni e molti sogni. Vive nell’ideale e ha un ideale, anche se spesso incompreso e non condiviso. Lotta e fa sentire la sua voce. Spesso sembra sguaiata, patetica, bigotta e volgare. Conosce i suoi limiti, ne comprende i risvolti possibili, ma ne accetta, anche, le conseguenze. È la risposta retrò, che sa di Ovest e di Vandea, d’incenso e di sacrestia, al mito di Femen. Si veste, in bianco o in nero; non si spoglia. Arriva, marcia e se ne va. Poche scritte, pochi gesti eclatanti. Nel 1830 caricava fiera sulle barricate per la libertà, oggi si perde nella turbolenta passione che si respira per le vie della Ville Lumière. Un secolo e mezzo fa moriva tra i rivoltosi della Comune, oggi non si fida ad allontanarsi dai “quartieri bianchi” della Capitale. È, forse, più vittima che attore del nuovo confronto sociale francese, il nuovo Affare Dreyfus. Vive lo scontro iniziato nel lontano 1905 e, in fondo, mai tramontato. E, in tutto ciò, mantiene una sua innegabile dignità e forza. E, a torto o a ragione è, spesso, anche piacente. Che sia l’Aquitania o la Bretagna, mantiene quell’innegabile stile d’Oltralpe, fatto di burro, rossetto color cremisi e d’Eau de Parfum.

Favorevole o contrario, poco conta. Non ero a Parigi e convivo con una leggera agorafobia. In caso contrario ci sarei stato alla Manifestazione. E non solo per le Mariannes.

About Francesco Plazzotta 16 Articles
Di nobili natali, nasce a Pordenone il 20 aprile 1988. Dal 2007 è studente al SID di Gorizia e dal 2008 partecipa al progetto "Sconfinare".

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