Marine Le Pen e il Front National: una donna sola al comando

Il primo turno delle elezioni regionali che si sono tenute in Francia lo scorso 6 dicembre non ha sconfessato le previsioni: il Front National, partito euroscettico d’estrema destra guidato da Marine Le Pen, si è confermato ancora una volta, dopo le europee in cui raccolse oltre 4.7 milioni di voti (quattro volte quelli del 2009), primo partito del Paese sfiorando il 30 % delle preferenze nette e mettendo le mani su ben 6 regioni delle 13 interessate da questa tornata elettorale.

Accorpamento

Dal 1 gennaio 2016 la Francia passerà da un numero di 22 regioni metropolitane ad un totale di 13. Saranno così eletti 1910 consiglieri regionali e territoriali di cui 1671 provenienti dalle regioni metropolitane, 51 dall’assemblea della Corsica, 41 consiglieri regionali da Guadalupa, 45 da Réunion e 51 consiglieri territoriali rispettivamente da Guyana Francese e Martinica. Questo accorpamento ha causato ad esempio la formazione di regioni come la Picardie-Nord- Pas-de-Calais, regione settentrionale che ha visto la schiacciante vittoria di Marine Le Pen sul candidato repubblicano Xavier Bertrand.

Fallimento

L’affermazione del Front National ha condannato pesantemente Sarkozy a rivedere il suo piano per la formazione di un “front républicain à sens unique” e lo costringerà a fare affidamento ad Hollande e ai partiti socialisti per i ballottaggi che si terranno domenica prossima 13 dicembre. L’ex premier non è riuscito nel suo intento di arginare il partito della Le Pen facendo suoi alcuni dei propositi del FN, in particolare quelli relativi a sicurezza e immigrazione. Ciò che questi risultati hanno evidenziato è la preferenza dei francesi repubblicani a votare per una destra “pura”, seppur estrema, piuttosto che per una  destra “copiata” e più incline a raggiungere accordi di compromesso con le altre forze politiche. Sul versante socialista, quella di Hollande è stata una débâcle esigua che ha comunque consegnato al suo partito due regioni, niente male se consideriamo la mole di scetticismo in seguito agli episodi di Parigi del Novembre scorso. Preoccupa maggiormente la frattura interna al fronte socialista: il segretario Jean-Christophe Cambadélis ha annunciato il ritiro delle liste anche nella grande regione dell’Est (Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena) ma, nonostante l’annuncio, il candidato locale Jean-Pierre Masseret ha rifiutato di ritirarsi scatenando il caos all’interno del partito.

Affluenza

Altro dato poco incoraggiante riguarda l’afflusso alle urne: solo il 51% degli aventi diritto, infatti, si è recato a votare. Che le regionali in Francia non godano di molto appeal è risaputo e in un regime  d’allerta massima come quello in cui si sono svolte appare quasi un miracolo che ci sia stato un aumento del 5% rispetto al 2010. Quel che è certo è che mai come in queste elezioni la successione degli eventi ha giocato in favore della forza politica vincitrice. Frederic Micheau, direttore dello studio d’opinione per OpinionWay ha affermato che la campagna jihadista sullo sfondo delle migrazioni in Europa si è rilevata “particolarmente fertile” per le politiche del Front National, portando in dote, sicuramente, tra il 2 e il 3% di preferenze.

Previsioni

Ora la parola sarà data ancora una volta ai cittadini francesi in quella che si prospetta sarà un nuovo esame di maturità per il Front National. Secondo i sondaggi dell’istituto ODOXA il 59% della popolazione voterebbe Républicains, alleati dei centristi UDI e MoDem solamente se si trovasse opposto al partito fondato nel 1972 dal padre di Marine, Jean-Marie Le Pen. Altri esperti invece sono convinti che, in caso di triangolari, il 35% dei voti andrebbe alla coalizione di Sarkozy, il 34% alle forze moderate di Hollande e il 31% al Front National.

Presidenziali

«Il Front National vuole prendere il potere, questo è il nostro obiettivo. Nelle regioni domenica prossima , e in tutto la Francia con le presidenziali e le legislative del 2017»Idee chiare e sostenibili frutto di un processo di dédiabolisation che, dalla fine degli anni 90, ha contribuito sensibilmente ad attirare su di sé parte degli elettori moderati espandendo un bacino elettorale modesto composto in prevalenza da reduci, nostalgici e skinhead. Se dal padre, Marine, ha ereditato il carisma e l’influenza mediatica, sicuramente di suo ha portato un radicale svecchiamento nel programma e nell’atteggiamento di fondo di un partito che pur mantenendo la combinazione di valori nazionalisti e tradizionali è diventato al tempo stesso concreto e cinico riuscendo a capitalizzare ogni singola occasione.

 Il potenziale di coalizione, però, resta ancora nullo come vent’anni fa e a meno di exploit inaspettati da qui al 2017 Hollande dovrebbe riuscire a far suoi i voti necessari al secondo turno, in un eventuale ballottaggio proprio con la leader frontista. Resta ora da interrogarsi su come reagirà la Francia e l’Europa intera: l’euro-scetticismo si sta propagando con maggior insistenza, che biennio sarà per l’Unione?

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Perché scrivo? Vi dico la verità? Non lo so. Probabilmente è a causa della mia memoria a breve termine. O forse perché lo ritengo l'unico modo per riordinare i miei pensieri.Troppi e troppe volte dimenticati qua e là nella mia testa. Cos'altro faccio? M'incuriosisco del Mondo, delle sue mille (o cinquanta?) sfumature. Lo analizzo, lo fotografo, lo scopro. Quasi dimenticavo, m'interesso anche di sport, letteratura, musica e fotografia. Un po' di tutto e un po' di nulla, insomma.

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