Il Marocco “ritorna” in Africa: quale sarà il futuro dei Sahraw?

Foto di gruppo dei Capi di Stato e di Governo presenti ad Addis Abeba il 30 gennaio 2017 (African Union/ Flickr)

Il ritorno del Marocco all’interno dell’Unione Africana (UA) rimarrà sicuramente una delle notizie più rillevanti di quest’anno. E nonostante siano passati quasi due mesi da quel 30 gennaio in cui il re marocchino Muhammad VI si è presentato al 28° summit dell’organizzazione ad Addis Abeba, chiedendo di riaccogliere il proprio Paese, sono ancora tanti gli interrogativi che ruotano attorno a questo cambio di passo, avviato già diversi mesi prima da quel giorno già diventato storico.

Andiamo con ordine: era il 1984 quando re Hassan II, padre dell’attuale monarca magrebino, decise di lasciare l’UA come protesta per il suo riconoscimento della Repubblica Democratica Araba dei Sahraw (RASD), autoproclamatasi nel ‘76 nel Sahara Occidentale dopo il ritiro dei coloni spagnoli, mentre il Marocco ne rivendicava la sovranità. La guerra che scoppiò conseguentemente tra il Fronte Polisario, gruppo para-militare che governa il territorio, e i propri “vicini” marocchini durò fino al ‘91, anno in cui Rabat e gli independenisti stipularono un cessate il fuoco con la mediazione dell’ONU. Nel frattempo, l’Algeria e la Libia non mancarono di aiutare gli insorti.

Oggi la situazione pare molto diversa e ne è testimonianza l’altra novità che ha colto di sorpresa molti osservatori: il ritiro dell’esercito marocchino dai territori contesi, nonostante il muro costruito dalla stessa monarchia per proteggere le proprie rivendicazioni che lascia al Fronte Polisario appena il 20% della zona. Questo è avvenuto ad un mese dal ritorno nell’UA, grazie soprattutto alle spinte del nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres – ma l’atteggiamento ostile tra i due contendenti non ne è uscito smussato.

Festeggiamenti per i 30 anni dalla nascita della RASD, nel 2006 (Wikipedia)
Festeggiamenti per i 30 anni dalla nascita della RASD, nel 2006 (Wikipedia)

Anzi, a quanto ha riportato Radio Vaticana, “il viceministro degli Esteri marocchino ha detto recentemente che Rabat non riconoscerà mai l’indipendenza del Sahara Occidentale”. Viceversa il rappresentante del Fronte Polisario presso il Palazzo di vetro, Ahmed Boukhari, ha commentato: Se il Marocco vuole essere considerato membro a tutti gli effetti della Unione Africana deve riconoscere l’indipendenza del Sahara Occidentale, già sancita dalla UA, o sostenere il peso di sanzioni economiche” (L’Indro). Polemici contro la corona marocchina già dal summit di Addis Abeba sono il Sudafrica, l’Angola e ovviamente l’Algeria, che ospita sul proprio territorio i campi profughi Sahraw. Ma i 39 Paesi su 54 cha hanno approvato la ricucitura sono di altro avviso.

Gli equilibri del Continente Nero si fanno così ancora più complessi, soprattutto nella sua parte occidentale: il Paese di Mohammed VI – che ha recentemente nominato il nuovo Primo Ministro, Saâdeddine El Othmani, dopo cinque mesi dalle elezioni – è considerato un simbolo per il proprio islam moderato e per la modernizzazione che ha intrapreso dall’inizio del XXI secolo ad oggi. Basta vedere il diplomatico che è stato chiamato come Rappresentante del Marocco all’UA: Nezha Alaoui M’hammdi, già ambasciatrice in Ghana, Benin, Togo, Etiopia e Gibuti. Una donna che vanta esperienze importanti anche in Europa, essendo stata consigliere economico prima presso l’Ambasciata del Marocco a Roma e poi a Bruxelles, per quindi tornare a Rabat alla guida della sezione ministeriale per gli Affari Europei.

Lei stessa ha contribuito a “preparare il terreno” del summit etiope, raccogliendo consensi tra i vari leader africani per il reingresso nell’Unione Africana. Ora il Marocco si candiderà sicuramente come attore principale regionale nel Continente, ruolo già svolto dopotutto negli ultimi anni grazie alle migliaia di accordi stipulati con le controparti regionali – come quello con la Nigeria per la costruzione del Gasdotto Africano Atlantico in sostituzione dell’attuale WAGP (West African gas pipeline) che attualmente collega la Nigeria al Ghana – e a un’economia incentrata sulle nuove tecnologie ben avviata.

Le rotte migratorie che attraversano il Marocco verso l'Europa (LookOut)
Le rotte migratorie che attraversano il Marocco verso l’Europa (LookOut)

Per quanto riguarda il Sahara Occidentale – attualmente tutto in mano al Polisario, come dichiarato da Abderrahim Manar Slimi, Presidente del Centro Maghreb per gli studi sulla sicurezza e analisi politica che è la più grande riserva continentale di fosfato, il discorso potrebbe essere indirizzato verso direttrici diverse: o premendo sugli altri Stati africani per fargli “disconoscere” la RASD o sfruttando le tensioni nella zona contro l’Unione Europea, poiché da lì passa un corridoio migratorio indirizzato verso le coste spagnole. E per Bruxelles non sarebbe un grande affare privarsi dell’amicizia di un governo nettamente anti-fondamentalista, soprattutto per la relativa vicinanza con il Mali, vero focolaio dei terroristi di Boko Haram. Ad oggi, il Fronte Polisario si è tenuto lontano dall’islam radicale, ma non è detto che la logica delle alleanze non gli faccia cambiare idea.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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