Massoni e massoneria, Stefano Bisi racconta il Grande Oriente d’Italia

Il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi (Credits: Il Ricettacolo/Facebook)

300 anni di storia e un alone di mistero indissolubile, destinato a durare per sempre: la massoneria – o Libera Muratoria, come la chiamano i suoi aderenti – si è trovata protagonista di numerosi capitoli della storia, nel nostro paese come nel resto del mondo. Tutto ciò ha fatto sì che attorno ad essa nascessero leggende e complottismi: per questo una delle più numerose associazioni massoniche italiane, il Grande Oriente d’Italia (GOI), ha organizzato sabato un convegno a Udine dal titolo “Giornalismo e AntiMassoneria: Fake news o verità?”.

Ospite dell’appuntamento è stato anche il Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi: giornalista e scrittore, ricopre questa carica dal 2014, succedendo a Gustavo Raffi, in carica dal 1999 e precedentemente esponente nazionale del Partito Repubblicano Italiano (PRI). Al termine del convegno, abbiamo colto l’occasione per intervistare Bisi.

Quando si parla oggi di massoneria in Italia, di quanti numeri parliamo?

“Il Grande Oriente d’Italia è la più antica e numerosa comunione massonica. Siamo 23mila, divisi in 850 logge presenti in tutte le provincie italiane. Poi ci sono altre organizzazioni massoniche, che non si sa quante siano e di quello devono riferire altri.”

Durante il suo intervento ha citato il caso della P2 e di Licio Gelli: questo passato quanto influenza l’attuale massoneria italiana?

“Il GOI non ha la volontà di determinare le scelte dei governi; ha l’ambizione di far crescere gli uomini, di farli migliorare -spiritualmente. Lo scopo è quello di essere un’associazione di uomini che tutelano il libero pensiero e cercano di fare il bene dell’umanità, anche attraverso opere filantropiche, che sono sempre più numerose nel nostro paese.”

Licio Gelli (Credits: Gli Occhiali di Machiavelli – Ezio Cartotto/Facebook)

Fin dall’Unità di Italia, la massoneria è sempre stata legata alla storia d’Italia: nel 1861, due grandi centri massonici erano la Francia e il Regno Unito. Oggi ci sono ancora legami tra il GOI e altre logge a livello internazionale?

“Sì, noi abbiamo un rapporto di reciproco riconoscimento con 200 comunioni massoniche estere. È un rapporto fecondo, consolidato.”

In particolare con la Francia, c’è un rapporto privilegiato?

“È un rapporto importante quello con la Gran Loggia Nazionale Francese, così come mi piace citare il bel rapporto che abbiamo con la Gran Loggia di Turchia, ripreso da pochi anni. Sono stato poche settimane fa a Izmir per un incontro con i fratelli turchi, durante il quale abbiamo parlato della Turchia come ponte tra Occidente ed Oriente.”

La massoneria italiana è anche molto vicina alla questione ebraica. Crede che il tabù attorno ad essa sia dovuto anche a ciò, visto che la politica estera italiana del secondo Novecento ha avuto un approccio più filo-arabo?

“No, durante le nostre riunioni non parliamo di politica e religione; accettiamo uomini di qualsiasi fede. L’unica cosa a cui devono credere coloro che bussano alle porta del GOI è a un essere supremo, ognuno poi lo declina come ritiene giusto farlo. Il suo dio se lo sceglie.”

A proposito di dio, il Vaticano ha da sempre ostacolato la massoneria. Oggi c’è un rapporto migliore tra quest’ultima e le alte sfere del clero?

“Nel 1738, Papa Clemente XII scomunicò i massoni, poi dal Codice di Diritto Canonico la parola “massoneria” è scomunicata. Inoltre, secondo quanto ha ribadito un vescovo in un incontro di due settimane fa (S.E. Mons. Antonio Stagliano, Vescovo della Diocesi di Noto, ospite a un convegno dello stesso GOI a Siracusa, ndr) c’è ancora incompatibilità tra appartenenza alla massoneria e fede cattolica; però devo dire che il fatto stesso che ci sia un vescovo, che ha partecipato a un incontro pubblico promosso dal Grande Oriente d’Italia, con presenti due Gran Maestri aggiunti del GOI, è un fatto che giudico positivo e spero fecondo. Perché bisogna conoscersi e ho l’impressione che ancora molti non conoscano la Libera Muratoria e non vogliano conoscerla.”

Statua di Papa Clemente XII, autore della bolla “In eminenti apostolatus specula” contro la massoneria, ad Ancona (Credits: Andrea Pieroni/Wikipedia)

Sui rapporti tra massoneria americana ed europea, c’è stata un’influenza della prima sulla seconda? In particolare su quella italiana?

“Sicuramente dopo la Liberazione, i rapporti sono stati importanti e lo sono tutt’ora. Abbiamo il riconoscimento delle comunioni massoniche statunitensi.”

Anche il comunismo si scagliò contro di voi. L’ultima potenza comunista rimasta è la Cina, come giudica le sue aperture verso l’Occidente?

“Speriamo che anche in Cina possa esserci una comunione massonica, con la quale entrare in rapporto di reciproco riconoscimento. C’è un altro stato comunista come Cuba, dove la massoneria è importante e molto numerosa, e in quella nazione viene in qualche modo tollerata.”

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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