Medio Oriente a geometrie variabili: Israele, Russia e Iran

Non esiste un’area del globo dove le relazioni politiche siano più intricate e mutevoli del Medio Oriente. La stratificazione di interessi contrapposti, nazionalismi etnico-religiosi, progetti egemonici, rancori reciproci e contingenze fortuite genera una rete tanto instabile quanto complessa di amicizie, convergenze, intese, alleanze, rapporti speciali, vincoli, disimpegni, rivalità, inimicizie e arci-inimicizie. Sebbene la faida che coinvolge Iran e Arabia Saudita domina l’attualità medio-orientale, essa non è l’unica traiettoria che descrive le dinamiche regionali. Molto importanti infatti sono altri tipi di geometrie che si creano nelle relazioni internazionali dell’area, come ad esempio quel triangolo che descrive i rapporti tra Russia (attore esterno ma pur sempre inevitabile), Israele e Iran.

Tehran, una manifestazione di sostegno ai palestinesi

A dire il vero si tratterebbe più di una sorta di “V” che di un triangolo, visto che iraniani e israeliani cordialmente si odiano. Tehran, nell’aspirata veste di paladina del mondo musulmano, non riconosce lo Stato ebraico e condanna il progetto sionista d’oppressione dei palestinesi; Israele dal canto suo teme l’ardimento degli ayatollah e ne percepisce la minaccia posta alla sua stessa esistenza. La Russia invece si colloca circa a metà via tra i due, intrattenendo relazioni sia con l’Israele di Benjamin Netanyahu che con l’Iran di Hassan Rohani e Ali Khamenei.

L’amicizia tra Mosca e Tehran si fonda su vari punti: il sostegno al comune alleato Assad impegnato nella guerra civile siriana, la lotta al terrorismo jihadista, l’appoggio russo fornito durante il periodo delle sanzioni internazionali all’Iran, la cooperazione militare ed economica (come nell’OSC) e l’interesse per un prezzo del barile più alto. I rapporti con Israele invece sono un po’ meno intensi (basti pensare che alla celebrazione della 70^ parata della vittoria sul nazismo l’israeliano Netanyahu non era presente ma il palestinese Abu Mazen sì): tuttavia il forte vincolo formato dall’enorme quantità di ebrei russi emigrati in Israele rende i due paesi necessariamente interlocutori naturali. A ciò va poi aggiunto un certo grado di collaborazione militare, l’importanza delle esportazioni di petrolio russo in Israele e il ruolo di fornitore di generi alimentari acquisito dagli israeliani dopo le contro-sanzioni imposte da Putin agli europei, in seguito alla crisi ucraina.

Putin e la guida suprema Khamenei

Tuttavia la gestione del triangolo da parte di Mosca si è spesso rivelata difficoltosa e gli eventi dell’ultimo periodo ne sono una prova. In primis Hezbollah: i militanti libanesi rivestono un ruolo troppo ingombrante per non creare imbarazzo ai russi. Dall’Iran viene infatti considerato un movimento resistenziale contro l’oppressione dei palestinesi (ricevendone dunque pieno e incondizionato supporto) mentre Israele lo reputa un gruppo terrorista alla mercé degli ayatollah e usato da questi come pedina della guerra per procura allo Stato ebraico. Dunque gli stretti legami militari con la Siria e con l’Iran (entrambi alleati di Hezbollah) sono spesso stati alla radice dei vari momenti di freddezza che hanno punteggiato le relazioni russo-israeliane.

Netanyahu e Putin

Un altro evento carico di tensione per il fragile triangolo è stato il parziale ritiro russo dalla Siria (per un’analisi degli eventi leggi qui): se gli iraniani non l’hanno interpretato come un danno ai propri interessi (sicuri che la cooperazione per sostenere Assad continuerà), non si può dire lo stesso per gli israeliani. Nell’ottica di Netanyahu, il vuoto lasciato dal decollo degli aerei russi sarà colmato dagli iraniani e tra i due è evidentemente preferibile che a sostenere un proprio rivale sia una potenza amica piuttosto che un’arcinemico: in effetti in tal senso la presenza russa in Siria era tutto sommato una garanzia per lo Stato ebraico. Pare però che Putin abbia anticipato i timori israeliani e infatti qualche giorno prima di annunciare il ritiro ha imposto il rinvio della consegna all’Iran del sistema di difesa anti-aereo S-300, che gli iraniani potrebbero utilizzare per difendere i propri siti nucleari da eventuali incursioni aeree israeliane (se non addirittura per rifornire Hezbollah).

S-300 russi

Un recentissimo evento definisce chiaramente le dinamiche del triangolo. Il giorno seguente alla dichiarazione del parziale ritiro russo dalla Siria, il presidente israeliano Rivlin è volato a Mosca per parlare col suo omologo russo, primo tra tutti i capi di Stato o di governo mondiali a incontrarsi con Putin dopo l’annuncio di quest’ultimo. La dirigenza ebraica ha ammesso di essere stata spiazzata dalla mossa russa e le ragioni dei loro timori sono state già esposte più sopra: incassato il colpaccio gli israeliani hanno però già iniziato a guardare oltre le contingenze. Al di là del prevedibile aumento dell’influenza politico-militare iraniana in Siria, Israele è intenzionato a scandagliare i piani russi di lungo termine per la Siria e ben più vitali delle altalenanti vicende belliche della guerra civile. Ciò che ci si chiede con una punta di ansia è quale ruolo il Cremlino stia immaginando per l’Iran (e per il suo alleato Hezbollah) nella ricostruzione post-bellica della Siria. Il dilemma di Putin sarà dunque quello di bilanciare l’influenza degli ayatollah su Damasco coi timori dello Stato ebraico per quella stessa influenza, che porterebbe l’Iran de facto proprio oltre i confini nord-orientali d’Israele. Obbligatorio dunque per la dirigenza israeliana iniziare a coordinarsi con Mosca. D’altronde le parole pronunciate dal presidente Rivlin durante il volo verso la Russia sono oltre ogni modo eloquenti: “Ognuno può capire che lo Stato Islamico è un pericolo per il mondo intero, ma per noi l’islam sciita fondamentalista dell’Iran non è meno pericoloso“.

*     *     *

Image credits: Hamed Saber, kremlin.ru and EllsworthSK

About Guido Alberto Casanova 38 Articles
Studente triennale del SID, interessato di politica internazionale ma per fortuna non solo di quella. Italiano di nascita ma latinoamericano per vocazione, mi piace pensare di poter avere qualcosa d'interessante da dire.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: