VIAGGI – Mezzo continente anacronisticamente

Da Venezia a Mosca in 52 ore

Un anno di studio a Mosca, due mezzi per raggiungerla: aereo o treno. Tutto punta a favore dell’aereo, più veloce ed economico. Ma cosa succede se nell’equazione inseriamo l’alloggio gratis presso amici a Budapest, la giusta dose di incoscienza e l’ispirazione Transiberiana? Succede che ci si dimentica della spropositata quantità di bagagli e della scarsa o nulla padronanza del russo e si sceglie la sonnacchiosa placidità del treno, per esplorare quelle terre così affascinanti nei racconti di Rumiz e Magris (sperando che non siano solo cazzate!). Del mio viaggio quindi voglio raccontare, in esclusiva per voi, cari lettori di Sconfinare.

Venezia-Budapest, durata 13 ore. Il dondolio del treno concilia il sonno in maniera splendida e nonostante l’ossessione dei poliziotti croati per il mio passaporto (sei controlli in sei ore) la notte passa tranquilla. Al risveglio ci accolgono le distese fertili dell’Ungheria, fino all’arrivo alla meravigliosa Budapest. Una città dalla geografia eccezionale, divisa dal Danubio in due metà complementari: Buda tutta colli e viuzze antiche, dominata dall’imponente castello, che nonostante la sua mole si inserisce perfettamente nel paesaggio (a differenza della gigantesca fortezza di epoca sovietica più ad est); Pest piatta e regolare, con lunghi viali fiancheggiati da palazzi nobili e sontuosi (e soprattutto con la pasticceria Gerbaud e la sua favolosa «Doboś torte»). Nel mezzo la Margitszyget (isola Margherita), placidamente stesa nel Danubio ad offrire riparo dalla calura estiva. A Budapest sono ospite di una famiglia amica, che mi tratta come un figlio e mi mostra il cuore ospitale e generoso di questo popolo, apparentemente celato dietro ad una lingua fatta di bisbigli sommessi e delicati di cui lo straniero non può distinguere nulla.

Budapest-L’viv, in 16 ore. Ci accoglie nel caldo soffocante della stazione di Budapest una cuccetta doppia che viene quasi completamente occupata dai nostri (troppi) bagagli. Tappeti dappertutto, uno sgabello leopardato e perfino un fiore di plastica a dare un tocco di colore. È notte fonda quando un colpo secco mi sveglia dandomi l’opportunità di assistere ad una scena bizzarra: il pit stop del treno per cambiare le ruote, a causa dello scartamento ridotto dei binari negli stati post-Sovietici. Un’operazione brutalmente meccanica, come non se ne vedono più nelle immacolate stazioni dell’Europa occidentale: grida, fari che illuminano facce sudate e sporche, il nostro treno sollevato come un giocattolo.

L’viv è una bella sorpresa, tanto più che viaggiando in aereo non mi ci sarei mai imbattuto. Ex capoluogo della provincia austroungarica della Galizia e prima ancora sotto il dominio polacco per 4 secoli, è un gioiello dall’atmosfera centro-europea dove meno te l’aspetti. Statue di Dei greci avvolte in abiti tradizionali ucraini inneggiano al ventesimo anniversario dell’indipendenza ucraina: in questa città, tradizionale focolaio indipendentista, è una festa molto sentita. Ma non è un nazionalismo aggressivo, piuttosto un po’ di sano orgoglio nazionale in una bella giornata di sole.

La città è originale non solo per l’eredità variegata di culture e stili architettonici, ma anche per la presenza di tanti ristoranti e locali particolari e molto curati, cosa inaspettata in un paese relativamente povero e ancora prostrato dalla crisi. Uno su tutti: «Kryjvka» (Bunker) un locale dedicato al movimento indipendentista ucraino, in cui si mangia su gavette militari mentre partigiani ucraini della II guerra mondiale osservano fieri dalle pareti, e in cui per entrare bisogna pronunciare con fervore « Slava Ukrayina!» (Santa Ucraina!). Volendo si possono comprare una serie infinita di gadgets irredentisti: freno il mio entusiasmo pensando al viso perplesso del doganiere russo che incontrerò 2 giorni dopo.

L’viv-Mosca, 23 ore: la tappa finale è un vero banco di prova per la Transiberiana. Una nutrita serie di imprevisti trasforma una lunga e noiosa giornata in treno in un’avventura snervante. Per cominciare scopro che le cuccette sul treno delle 10 del mattino sono finite, costringendomi ad anticipare la partenza di 6 ore. La sveglia regolata sull’orario italiano, 1 ora più avanti di quello ucraino, causa uno dei risvegli più al cardiopalma della mia vita: il comodo margine per prepararsi e raggiungere la stazione che avevo programmato si trasforma in 30 frenetici minuti di corse per le scale dell’ostello e poi sulle strade dissestate, in un taxi troppo piccolo per contenere tutte le valigie. Salito sul treno scopro che io e la mia ragazza siamo stati messi in due cuccette separate, nonostante avessimo ripetutamente chiesto alla scortese bigliettaia (di chiaro stampo sovietico) di darci una cuccetta doppia: nella mia cuccetta c’è una puzza di sudore allucinante, in quella della mia ragazza un vecchietto con evidenti e rumorosi problemi respiratori. Un interrogatorio alla frontiera russa dovuto al passaggio anticipato della frontiera rispetto alla data segnata sul mio visto, fortunatamente senza conseguenze, completa questa giornata a suo modo indimenticabile.

Morale del viaggio: se volete davvero sapere cosa vuol dire “Sconfinare”, fate un viaggio in treno in Europa dell’Est!



About Federico Faleschini 5 Articles
Nato ad Anduins, ridente villaggio delle Prealpi Carniche, il mio animo testardo (=montanaro) attira fin da giovine simpatie e antipatie decise. A Gorizia entro nel 2007 e scrivo su Sconfinare dal 2008. Ottengo con sangue fatica e sudore e a tempo quasi record la laurea triennale a Gorizia,dopo 3 anni belli ed intensi. Per la specialistica mi sposto all'estero e frequento il IV anno presso la University of Kent a Canterbury, posto che più inglese non si può (Tea Rooms a non finire!). Il V anno invece mi porta a Mosca, nella smisurata Federazione Russa, a dare il mio modesto contributo per la causa contro il riscaldamento globale cercando di migliorare l'efficienza energetica in Russia. Finita del tutto l'esperienza universitaria, mi godo la crisi con voi lettori, con abbastaza fiducia in me stesso e molte speranze!

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