Mire bollenti sull’Artico che si scioglie

Gli stati artici alla conquista del Polo, la Francia per un nuovo modello di governance internazionale

Il 2 agosto 2007, per la prima volta, l’oceano Artico finiva in prima pagina. Per la prima volta nella Storia, l’Uomo raggiungeva il “vero” polo nord geografico, quello situato a 4261 metri di profondità sotto le acque artiche; anzi, non l’Uomo, ma il cittadino russo Arthur Nikolajevich Chilingarov, membro di spicco dell’Accademia delle Scienze di Mosca, deputato e vice presidente della Duma, amico personale dell’allora presidente Vladimir Putin. I sottomarini gemelli Mir piantano una bandiera russa di titanio sul fondo dell’oceano. Si solleva il clamore dei mass media, delle opinioni pubbliche internazionali e dei governi, di fronte alla “conquista” russa del Polo Nord: si accendono i riflettori sulla battaglia per l’Artico, combattuta già da qualche lustro al Polo da pochi, interessatissimi attori.

Dopo le prime ardite esplorazioni all’inizio del Novecento e lo scontro congelato all’epoca della Guerra Fredda (per l’Artico corre, in linea d’aria, la distanza minima che separa Mosca e Washington), è il fattore ambientale a risvegliare l’interesse per il quarto oceano. Il riscaldamento climatico, infatti, ai Poli è doppio rispetto alle altre zone terrestri. Negli ultimi 30 anni il volume dei ghiacci nel periodo estivo si è ridotto del 75%.

La sparizione della banchisa, oltre ad allarmare agli ambientalisti, fa fregare le mani ai governanti dei cinque stati costieri dell’Artico. Sotto il ghiaccio, si nasconde un tesoro. Le riserve di idrocarburi artici corrisponderebbero al 30 % del gas naturale e al 13% del petrolio mondiali. Nuove rotte commerciali sono inoltre aperte nei periodi dell’anno in cui il passaggio a Nord Ovest, attraverso l’arcipelago canadese, e quello a Nord Est, lungo la costa russa, sono liberi dai ghiacci. I passaggi permetterebbero alle navi europee di arrivare in Cina senza passare per Suez e per il Pacifico e di raggiungere la West Coast statunitense bypassando il Canale di Panama. Lo sfruttamento reale del sottosuolo è oggi complicato da molti ostacoli tecnici, così come l’effettiva percorribilità delle nuove vie marittime: in un orizzonte di massimo trent’anni, la regione ha comunque un potenziale economico altissimo.

Secondo le disposizioni della Convenzione ONU sul Diritto del Mare del 1982, gli stati costieri dell’Artico – Russia, Canada, Norvegia, Danimarca attraverso la Groenlandia e Stati Uniti attraverso l’Alaska – hanno il diritto di sfruttare in modo esclusivo tutte le risorse del suolo e del sottosuolo oceanico entro le 200 miglia marine dalla costa. Ad accendere la competizione fra i cinque stati costieri è la possibilità di estendere la loro Zona Economica Esclusiva anche oltre le 200 miglia, a patto di dimostrare che il suolo sottomarino è «prolungamento naturale del territorio [degli stati] nel mare», come recita la Convenzione. È per raccogliere le prove geo-morfologiche necessarie che gli stati costieri stanno conducendo diverse missioni scientifiche al Polo. Virtualmente, le rivendicazioni di Canada, Groenlandia e Russia si sovrappongono: tutte e tre inglobano il Polo Nord. La battaglia per l’Artico si gioca quindi con l’arma del diritto internazionale: sarà una Commissione Onu a valutare la legittimità delle richieste di estensione.

La bandiera russa piantata in fondo all’oceano non ha dunque alcun valore giuridico. Il gesto ha un effetto nondimeno dirompente: grazie all’interessamento dei media, l’opinione pubblica internazionale comprende rapidamente che il futuro di un ecosistema cruciale per la stabilità ambientale del Pianeta sarà deciso dalle politiche nazionali di pochi Stati, interessati a sfruttare le “opportunità” del riscaldamento climatico, piuttosto che a combatterlo. Se giuridica è l’arma degli stati artici, altrettanto giuridica è quella della società civile. Molte ONG, fra cui il WWF, chiedono che venga istituito per l’Artico un sistema di governance internazionale più condivisa, per assicurare un controllo comune sulla protezione dell’ambiente e dei diritti dei popoli autoctoni della regione. Queste proposte risultano spesso troppo distanti dagli interessi dei detentori ultimi del potere decisionale, gli Stati nazionali.

In Francia avviene però un piccolo miracolo: la Ong Le Cercle Polaire riesce a far avanzare la sua proposta di un nuovo trattato per l’Artico fino al livello politico-diplomatico, grazie al coinvolgimento dell’ex primo ministro Michel Rocard. Egli si fa promotore di una risoluzione approvata a grande maggioranza dal Parlamento Europeo nel 2008 e un anno dopo viene nominato Ambasciatore francese per le Regioni Polari. Anche i Ministeri degli Esteri di altri Paesi europei, fra i quali l’Italia, nominano un Inviato Speciale per l’Artico.

Gli stati Artici, preoccupati dal nuovo interesse internazionale per una questione che consideravano di rilevanza domestica, nel 2008 dichiarano a Ilulissat, Norvegia, la loro ferma opposizione a qualsiasi cambiamento dello status quo e affossano la proposta francese.

I paesi artici hanno comunque bisogno della comunità internazionale per equipaggiare le nuove rotte di infrastrutture di appoggio alla navigazione, di partner stranieri come Eni e Total per lo sfruttamento delle risorse minerarie, del consenso internazionale per la regolamentazione della pesca. La partita si gioca quindi oggi attraverso un costante compromesso su piccole questioni, fra i rappresentanti dell’interesse nazionale e i paladini della governance internazionale. La battaglia è appena iniziata.

About Francesco Marchesano 20 Articles
Sono nato il 25 maggio 1988 a Ferrara, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia, trampolino formidabile e sgangherato per partire alla scoperta del mondo. Affascinato dalla Francia, ho trascorso un anno di Erasmus a Sciences Po di Parigi. Un breve scambio universitario e uno stage all'Ambasciata d'Italia a Mosca mi hanno fatto innamorare della Russia, del suo popolo sensibile, della sua cultura e della sua lingua armoniosa. Per un errore di giovinezza, conosco in modo tediosamente approfondito il diritto dei mari ghiacciati e sogno di calpestare il Polo Nord. Mi piacciono i giornali di carta, la fotografia, De Andrè, la musica balcanica e i libri, solitamente quelli brevi e noiosi. Alterno fasi di spiccato ottimismo a momenti di realismo spietato. Sono patriota.

1 Comment on Mire bollenti sull’Artico che si scioglie

  1. Scusa dove sta Ilulissat?!? Prima di laurearti in altro dovresti perlomeno avere la terza media in geografia… Ilulissat- la più famosa città della Groenlandia,hub per tutte le spedizioni artiche verso l’antica Thule(Kaanaak). Del resto è questo oggi il pennivendolismo italiota…di sinistra e vai avanti solo se sei ebreo… Poveri noi

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