Mobilità extraeuropea universitaria: Canada, Australia e una partita a Jumanji

Nel 2008 erano 18.000 gli studenti che partecipavano al programma Erasmus, nel 2011 sono diventati quasi 24.000. Il 58% di questi erano di sesso femminile. Spagnolo e inglese erano le lingue più gettonate. Nel 2014 le statistiche della Commissione europea contavano 270.000 studenti che avevano beneficiato di un’esperienza Erasmus, di cui 1/5 per il Traineeship. Spagna, Germania, Francia e Regno Unito sono state le mete più popolari.

La mobilità extraeuropea, fenomeno relativamente nuovo nel panorama dell’istruzione universitaria, è un’opportunità in più, nonché una sfida, che viene offerta agli studenti. I benefici sono molteplici, ma si moltiplicano anche le difficoltà, vista la portata “mondiale” del programma. La burocrazia, sebbene non particolarmente complicata, richiede attenzione e precisione.

Per il Canada l’iter è il solito: partecipare al bando presso il proprio polo universitario, darsi da fare per il Learning Agreement e le equivalenze, non perdere le scadenze dell’università ospitante, avere cura di raccogliere tutte le firme del caso. Informarsi sui CFU e le corrispondenze è indispensabile, tanto più che da quest’anno non è più possibile dare integrazioni degli esami sostenuti all’estero una volta tornati in Italia. Generalmente 1 CFU canadese corrisponde a 2 CFU italiani (ECTS). Le difficoltà inerenti visto, permesso di studi e, eventualmente, certificato di accettazione nel Québec, sono legate alle tempistiche: è importante sbrigare il prima possibile queste incombenze, ovvero non appena si riceve la lettera di accettazione da parte dell’università ospitante. Per le borse di mobilità inferiori ai sei mesi, non è necessaria nessuna di queste pratiche. Le problematiche relative all’alloggio non sono da sottovalutare: i contratti per studenti offerti dalle agenzie immobiliari e da privati non sempre sono della durata auspicata, fattore che può portare a scegliere di presentare domanda per un alloggio universitario all’interno del campus. Il mélange culturale che si trova nelle residenze universitarie è fonte di stimoli culturali nuovi, ma richiede senz’altro una buona dose di compromesso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che non sempre le residenze sono in buono stato: si può facilmente incappare in cucine equipaggiate di tostapane arrugginiti, vertenti in condizioni igieniche precarie o palesemente bisognose di una ristrutturazione. Lo stesso dicasi per i servizi offerti contestualmente, a partire dalle lavanderie dello studentato in cui il pavimento può essere utilizzato come campo da golf tanto è disseminato di voragini, fino ai bagni comuni. Il cui solo pensiero è fonte di brividi. Anche le stanze non sempre sono come le rappresentano le foto sul sito dell’università. Il consiglio migliore è essere pronti a tutto, un po’ come durante una partita di Jumanji.

Il caso dell’Australia, invece, è più complicato. Dopo aver partecipato al bando presso la propria università, occorre aspettare di ricevere un invito formale da parte dell’università ospitante per intraprendere un percorso di studi presso di questa. Una volta ricevuto questo documento, del tutto indispensabile, si possono iniziare le procedure del caso: compilare il Learning Agreement, controllare i CFU e le equivalenze, raccogliere le firme necessarie. Documentarsi circa la conversione dei CFU è fondamentale, perché l’Australia ha un sistema più complesso di quello canadese. Il visto è necessario a prescindere dalla durata della mobilità e include svariate domande sullo stato di salute, che potrebbero anche richiedere una visita in un centro specializzato, la quale va prenotata con anticipo. Per gli alloggi e tutte le incombenze del caso, armarsi di spirito di avventura è sempre una buona idea. Se i pavimenti delle lavanderie fossero come quelli sopracitati, anche una mazza da golf è un’idea da prendere in considerazione.

Ultimo ma non ultimo, il problema dei corsi. Che la divisione bachelor/master, o baccalauréat/maîtrise, sia convertibile nel binomio italiano triennale/magistrale non è un segreto, può essere, al contrario, una sorpresa scoprire che per i corsi di maîtrise/bachelor in Canada non sempre è previsto un esame finale. Infatti, essendo considerato un percorso di studi volto a fare ricerca, soprattutto in vista del dottorato/doctorat, viene ritenuto logico concentrarsi sull’identificazione, la messa a punto e la concretizzazione di un progetto di ricerca da presentare alla classe. Solitamente si tratta di corsi seminariali, a metà dei quali ciascuno studente presenta alla classe la sua idea per il progetto di ricerca e consegna un paper al docente; giunti alla fine del corso, si presenta la ricerca alla classe e si consegna un paper finale. Ciascuna di queste fasi rappresenta una porzione del voto finale. Un secondo “segreto” è che gli insegnanti canadesi tengono alla riuscita dei loro studenti: se in Italia un corso si conclude con un’alta percentuale di voti alti, si tende a “riaggiustare” il livello del corso stesso, considerato, evidentemente, troppo basso. Questa politica è propria anche della Francia e del Belgio, mentre in Canada si tende a voler aiutare gli studenti e premiarli, considerando i “voti alti” motivo di orgoglio per gli stessi docenti.

Un’esperienza da fare assolutamente? Come sempre, ci sono aspetti positivi e lati negativi, l’importante è decidere di volersela cavare a tutti i costi. Se si parte da questo presupposto, nessuna sfida è troppo grande. Per sicurezza, armatevi di cioccolato. Il bisogno di conforto non si sa mai quando busserà alla porta. E in bocca al lupo.

About Giulia Mastrantoni 31 Articles
Nasco a Frosinone nel 1993. Decido presto che la musica è la mia strada e poi cambio idea. Al momento di iscrivermi all’università decido di voler studiare cinema e mi iscrivo a Lingue. Ma di una cosa sono certa: andare lontano da casa. Inizio da Udine, dove collaboro all'inserto Scuola del Messaggero Veneto e co-conduco il programma radiofonico #rockYOU. Laureata, vado in Inghilterra, dove lavoro in un museo, poi in Canada, dove studio per la laurea specialistica, e dopo a Berlino, dove scrivo full time per il Berlino Magazine. A brevissimo, andrò in Australia, per studiare comunicazione e giornalismo. Attualmente scrivo per Sconfinare, SugarPulp, Gli Scrittori della Porta Accanto e Berlino Magazine. Ho pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Montag Edizioni e il romanzo in eBook "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni. To be continued...

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