Monaco 1972: dovevano essere le “Olimpiadi della Pace”

L’ex-atleta Pietro Mennea, il giornalista Aaron Klein, lo studioso Ely Karmon: questi i tre illustri ospiti cui è spettato il difficile compito di ripercorrere e commemorare la tragedia delle Olimpiadi di Monaco del Settembre del 1972, all’interno del festival goriziano “èStoria”. Festival dal cui tema (Profeti) si è per questa volta un po’ esulato, preferendo dare comunque visibilità all’argomento vista la data simbolica ricorrente: 1972-2012. Quarant’anni. Sono infatti passati ben 40 anni da quelle storiche Olimpiadi, e il conflitto che motivò la loro tragedia è ancora ben lontano dall’essere risolto.

Con voce a tratti malinconica, a tratti infervorata, è Pietro Mennea a fornirci una precisa ricostruzione dei fatti, con lo sguardo fisso nel vuoto, a rispolverare vecchi ricordi di quando aveva vent’anni e per la prima volta gareggiava in un’Olimpiade. Ricordato fino agli anni ’90 come “il bianco più veloce del mondo”, Mennea (il cui primato mondiale è, ironia della sorte, di 19”72) ci racconta degli otto terroristi palestinesi infiltratisi nel Villaggio Olimpico, del loro sequestro di undici atleti israeliani, del goffo tentativo di negoziazione da parte delle forze tedesche, della tensione, la paura, il senso d’incertezza che caratterizzarono quel 5 settembre, conclusosi con un tragico epilogo. Ciò che poi prese il nome di Massacro di Monaco portò via con sé, infatti, la vita di 11 atleti israeliani, 4 fedayyin palestinesi e un poliziotto tedesco.

Forte si è scagliata la critica negativa dei tre i relatori nei confronti delle responsabilità delle forze di sicurezza tedesche, le quali, a detta di Klein, “hanno commesso tutti gli errori che si potevano commettere”, e alle quali erano state fornite solo “tute sportive, radioline e scarpe di gomma”, aggiunge un Mennea amareggiato e visibilmente deluso, che si prodiga nell’elencazione di tutti gli episodi anti-israeliani verificatisi prima delle Olimpiadi, e che lasciavano presagire un possibile attacco, poi effettivamente verificatosi, del gruppo terroristico Settembre Nero. Tanto risentimento nei confronti della mancanza di professionalità delle forze tedesche, dunque, che ci viene sottolineato dal Prof. Karmon il quale, in maniera particolarmente partecipe, ci racconta che “il fatto che quest’attentato sia successo 25 anni dopo l’Olocausto sul suolo tedesco ha scatenato un’ondata di rabbia israeliana nei confronti della Germania”.

Hanno seguito nella conferenza: teorie complottistiche su un possibile coinvolgimento della CIA, illustrazione di ciò che fu la “Lista di Golda” e la conseguente “Operazione Collera di Dio”, legami tra il terrorismo palestinese e i gruppi tedeschi di estrema sinistra (Gruppo Baader-Meinhof), gli aiuti di Libia e Siria a Settembre Nero… e una serie di illustrazioni di ulteriori fatti che, poiché non controbilanciati da una voce discordante, hanno assunto a tratti il vago sapore di indottrinamento colto, consapevole e politicamente schierato.

Ed è così che, dopo aver cinicamente immerso il pubblico in un mondo in cosiddetta Guerra Fredda, governato da cieche strategie politiche e da logoranti interessi economici, la voce di Pietro Mennea bruscamente riporta alla dimensione più visceralmente umana della faccenda, ricordando, commosso, che “i giovani atleti avevano un sogno: partecipare alle Olimpiadi. E per questo sogno si sono ritrovati coinvolti in questa tragedia”.

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Riccia, romana, 2° anno SID, adora Sconfinare, dentro cui si è trovata molto per caso. Non sa ancora bene cosa farà nella vita, nel frattempo si dedica con anima e corpo alla sua passione per l'umanità intera.

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