Mondovisioni 2018 – The Workers Cup

TRAMA

Li chiamano “teatri dei sogni” e sicuramente quelli che tifosi e squadre troveranno tra quattro anni in Qatar lo saranno. Deve ancora partire l’edizione di quest’anno in Russia ma i riflettori sulla prossima sono già accesi da tempo: il 2022 appare infatti già dietro l’angolo e moltissime delle strutture destinate ad ospitare le partite e gli attori dell’evento mondiale più atteso dai calciofili sono ormai quasi ultimate. Non si tratta solo di stadi, ma anche hotel, centri commerciali, strade e molte altre infrastrutture che accoglieranno le migliaia di persone che seguiranno la propria nazionale nel Golfo.

Dietro a questi sogni di trionfo ci sono anche quelli di chi sta materialmente lavorando per tutto ciò. Sono i nomi e i volti sconosciuti raccontati da “The Workers Cup”, il docu-film firmato da Adam Sobel penultimo appuntamento del ciclo di Mondovisioni a Gorizia, mercoledì 11 presso il centro culturale “Incontro” a San Rocco. Nel cantiere di una delle aziende del settore lavorano migliaia di operai provenienti dall’Africa e dall’Asia, disperati che tentano la fortuna lasciando le proprie famiglie, sperando di guadagnare abbastanza per avere una vita dignitosa a casa loro. Si parte con l’idea di stare via solo qualche mese, massimo un anno, poi però si rimane ancora lì tra un cantiere e l’altro, alla continua ricerca disperata di soldi da inviare ai propri cari.

Essere operaio a Doha non è però la stessa cosa di esserlo in Occidente: tutti i lavoratori vivono in un campo, da cui possono muoversi solo per iniziare il proprio turno, che dura ben 12 ore. Sotto il sole cocente, mentre il vento sferzante ti copre di sabbia. Per ravvivare gli animi, però, l’organizzazione del Mondiale ha ideato un torneo tra le squadre delle diverse aziende impegnate a costruire gli impianti: quello che appare fin da subito come una manifestazione ideata unicamente per migliorare la reputazione internazionale del Qatar, con il tempo diventa sempre più un impegno che rafforza i gruppi multietnici che compongono le rappresentative. Fino quasi a far dimenticare, almeno per un secondo, che quelle persone si trovano laggiù per lavorare nelle peggiori condizioni possibili. Non per fare i “Ronaldo dei poveri”.

Frame di The Workers Cup

Le storie degli operai-calciatori e dello staff della ditta fanno da voce narrante a quest’ora, che mostra a pari merito le facce della stessa medaglia. Un racconto che riecheggia un po’ la filmografia calcistica, da “Fuga per la vittoria” a “Ola Bola”, ma che comunque alla fine fa i conti con la realtà. Quella che vede ogni giorno migliaia di kenyoti, nepalesi, ghanesi, ecc… alzarsi ogni mattina per costruire quei scintillanti palazzi avveniristici che dominano il Qatar e non solo. Lo sport appare l’unica via di fuga per sottrarsi a ciò che ha tutte le caratteristiche della schiavitù, ma non si è totalmente schiavi se si è liberi di pensare. E sognare.

L’AUTORE

The Workers Cup” rappresenta la seconda prova da regista per il britannico Adam Sobel. Ha vissuto per cinque anni in Qatar prima di trasferirsi a Chicago.

PERCHÈ ANDARLO A VEDERE

Dietro allo spettacolo del torneo di calcio per eccellenza si nascondono storie che nessuno vede. Osservare con i propri occhi ciò che comporta l’assegnazione di un evento simile, a un paese del Medio Oriente non proprio celebre per il rispetto dei diritti umani, è essenziale per mantenere un alone di umanità in quello che è diventato sempre più un mero show business.

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About Timothy Dissegna 35 Articles
Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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