Come nascono i libri – Alla scoperta delle case editrici

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Immaginate un lettore che si reca in libreria: tutta la sua attenzione è rivolta ai libri, ogni suo senso teso ad individuare il volume giusto, mentre la mente già pregusta il momento in cui potrà immergersi nella trama di un nuovo racconto o lasciarsi solleticare dalle tesi del saggio più recente. Ben di rado il lettore, trovandosi immerso nel proprio terreno di caccia prediletto, circondato da scaffali pieni e dal profumo di carta, sposterà la propria concentrazione dall’oggetto compiuto del suo desiderio, il libro, a tutti i passaggi che hanno portato alla sua concreta realizzazione.

Non mi riferisco qui alla parte manuale e tecnica della produzione dei libri, vale a dire al processo che inizia con l’estrazione della cellulosa e si conclude con milioni di pagine stampate e rilegate attraverso procedimenti perfezionati nei secoli. Qualche lettore raffinato che fa attenzione allo spessore della carta ed alla qualità della stampa sicuramente ci sarà, ma probabilmente sono pochi quelli che nel momento di acquistare un libro rifletteranno sul lavoro intellettuale che vi sta dietro. Spesso si tende ad attribuire il merito della scrittura di un buon libro esclusivamente all’autore, trascurando involontariamente le altre personalità e gli intermediari che ne hanno curato la stesura.

Il ruolo delle case editrici tende ad essere un po’ mortificato nell’opinione comune e spesso, finché il contenuto del libro è lo stesso, un’edizione vale l’altra e si tende a scegliere la più economica o quella dalla copertina più invitante. Nell’ambiente degli appassionati, ogni casa editrice gode di una distinta reputazione e non mancano nemmeno i pregiudizi sulla presunta chiusura del settore; ma talvolta le differenze vanno oltre lo stile della copertina e si riconducono ad un modo differente di approcciarsi al libro. C’è chi investe sulle nuove proposte e chi invece preferisce la sicurezza degli autori classici, chi è appagato rivolgendosi ad una nicchia e chi invece si suddivide in branche, ciascuna con un diverso target di lettori.

La storia delle case editrici, dalla loro nascita alle fusioni più recenti, è molto interessante e porta anche in Italia ad un panorama ben diversificato tra grandi gruppi e realtà più piccole. Anche se naturalmente le dimensioni influiscono sulla quantità di personale, si possono riconoscere dei ruoli fissi, con la precisazione che, specie se la casa editrice è piccola, può accadere che la stessa persona copra contemporaneamente più funzioni. Non va dimenticato che per molti aspetti una casa editrice non è poi così diversa da una qualsiasi impresa, semplicemente i suoi prodotti non sono cibo, oggetti od indumenti ma libri.

Alcune delle figure professionali infatti sono esattamente le stesse, per esempio quella dell’amministratore delegato, che si occupa dell’amministrazione tanto in una casa editrice quanto in un’impresa di beni e servizi. È vero però che nelle case editrici più piccole la funzione di amministratore delegato può venire assolta dall’editore stesso, che non va però confuso con l’editor. Il primo è colui che concretamente finanzia la società, ma come detto può occuparsi anche di amministrazione e di dare l’impronta alla casa editrice selezionando i libri da pubblicare e curando il loro aspetto finale (mansione altrimenti riservata al direttore editoriale nelle realtà più grandi). L’editor invece prende il nome dal verbo inglese to edit, modificare: a lui spetta l’incarico di lavorare direttamente sul testo, rimaneggiandolo insieme all’autore per arrivare alla versione finale perfetta. Si tratta di veri e propri interventi su larga scala sulla trama e sulla lingua, non di cura dei dettagli o di correzione degli errori di battitura: questi compiti spettano rispettivamente ai redattori ed ai correttori di bozze. L’editing si svolge dunque su diversi livelli, anche se auspicabilmente se un correttore di bozze nota un’incongruenza nella trama la farà correggere anche se non rientra strettamente nel suo lavoro. Ai correttori di bozze spetta la revisione della lettera del testo, devono assicurarsi che ogni singola frase sia corretta grammaticalmente, abbia senso e non contenga errori di battitura, e di solito ciascun testo viene controllato molte volte da questo punto di vista. I redattori guardano ad una sezione più ampia, ma non hanno comunque la stessa visione d’insieme dell’editor. Inoltre le case editrici si avvalgono di un team di lettori che legge i manoscritti in anteprima per decidere su quali investire prima di iniziare il lungo processo di correzione, e di altre figure interne o freelance come i traduttori o gli uffici di grafica, comunicazione e marketing, proprio come li hanno imprese che operano in altri settori. Un’ultima personalità da non confondere con l’editore è l’agente dell’autore, che non è un intermediario obbligatorio ma si occupa di portare avanti gli interessi dell’autore che rappresenta, trattando i contratti migliori per la sua carriera.

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Dietro ad ogni libro che viene esposto in una libreria, troviamo il lavoro di tutte queste figure; lavoro finalizzato a soddisfare i desideri del consumatore che sta dall’altra parte, ossia del lettore. Apparentemente i due mondi sono separati, basti pensare come similitudine al teatro: nel momento in cui gli spettatori sono di fronte allo spettacolo, non pensano a chi l’ha scritto, sceneggiato, ne ha disegnato i manifesti pubblicitari e scelto la musica ed i costumi. È l’arte che si sta realizzando a fare da protagonista, ma sono state le figure spesso invisibili che ne hanno curato la preparazione a rendere il risultato finale straordinario e non raffazzonato. L’attività del settore editoriale è finalizzata ad incontrare il gusto del lettore, che a volte dà per scontato l’avere un libro curato, coerente e scorrevole. Se una casa editrice fa bene il proprio lavoro, rimane pressoché invisibile per il lettore medio, al contrario una che pubblicasse libri pieni di errori diverrebbe, suo malgrado, nota. Senza contare che l’editoria è considerato un settore piuttosto chiuso, nel senso che le case editrici principali sono anche relativamente antiche e quelle nuove, se raggiungono il successo, vengono inglobate dai gruppi più grandi.

Un’ eccezione a questa regola è la casa editrice Iperborea, che è non solo un esempio di casa editrice piccola e recente che si mantiene autonoma, ma rappresenta anche un caso di superamento di quella parete invisibile che di solito separa lettori ed editori. La fondatrice di Iperborea, Emilia Lodigiani, ha infatti iniziato il proprio percorso come appassionata lettrice, laureandosi in Lingue e Letterature Straniere con una tesi su J. R. R. Tolkien. Questo autore ha preso ispirazione per la sua opera, ed in particolare per il Silmarillion, nella mitologia nordica e nella tradizione delle saghe; e questo filo rosso riaffiorerà nella vita di Emilia Lodigiani anni dopo la sua laurea, nel 1987, anno di fondazione di Iperborea. Questa casa editrice, il cui nome tradotto dal greco significa “oltre il Nord”, ha infatti una caratteristica peculiare: è specializzata in letteratura proveniente dal Nord e Centro Europa, e proprio questa specificità è stata la sua fortuna.

Quando Lodigiani ha iniziato questo progetto, in Italia la letteratura nordica era in gran parte sconosciuta, perché non veniva tradotta né pubblicata. L’editrice stessa l’aveva scoperta mentre viveva a Parigi, attraverso quindi delle edizioni in lingua francese, che avevano suscitato in lei la passione per Karen Blixen. Un ulteriore incoraggiamento le era venuto dal fratello, che aveva letto dei libri in preparazione ad un viaggio nei Paesi Scandinavi e glieli aveva poi consigliati. Emilia Lodigiani si era così innamorata, da lettrice, degli autori del Nord, per poi decidere di farli conoscere nel nostro Paese, in cui ancora non erano pubblicati. Con lo svantaggio di iniziare da zero, ma il vantaggio di essere la prima a tentare, è riuscita a ritagliare per la propria casa editrice uno spazio ben definito nel panorama editoriale italiano grazie alla qualità delle traduzioni, alla scelta dei titoli da pubblicare e al rapporto di lunga data con gli autori, che continuano a scegliere Iperborea anche ora che altre case editrici più grandi hanno scoperto la letteratura del Nord.

Nel 2017, Iperborea ha festeggiato trent’anni di attività, nei quali ha esteso la sua selezione dai soli autori scandinavi a quelli baltici e centro-europei, ha organizzato stage e festival (“I Boreali”) e ha iniziato delle collane ulteriormente specializzate, come Ombre, sul giallo nordico, e i Miniborei, sui libri per bambini. Non perde però l’attenzione alla qualità e al piacere della lettura, infatti il primo criterio con cui vengono selezionati i libri da pubblicare è che “siano letteratura”, non importa se classica o recente, e che piacciano all’editrice, che continua ad essere una lettrice appassionata. I suoi volumi si distinguono per la cura delle copertine color pastello e per la forma lunga e stretta, simili a mattoncini con cui costruire la propria conoscenza.

La storia di Emilia Lodigiani è solo un esempio di come il mondo dell’editoria possa prendere spunto dagli interessi dei lettori per allargarsi e proporre orizzonti letterari nuovi, esportare insieme alla letteratura modi diversi di vedere il mondo. Si potrebbe scoprire per esempio che gli autori nordici hanno un particolare senso dell’umorismo, o che il realismo magico non riguarda solo il Sud America. Ma in generale, si potrebbe scoprire che anche questo settore, in apparenza riservato ad intellettuali e topi di biblioteca, nasconde molte opportunità interessanti, libri che aspettano solo di essere editati e tradotti e storie pronte ad essere lette ed amate da lettori di tutto il mondo.

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