Nazionale Italiana Fuori dai Mondiali in Russia

Credevamo fosse impossibile, credevamo fosse un paradosso, qualcosa che si poteva immaginare solamente nei peggiori incubi, eppure è successo: l’Italia è fuori dal mondiale di Russia 2018. Non succedeva da 60 anni, l’ultima mancata qualificazione della nostra Nazionale risale al 1958, quando gli Azzurri persero il confronto con l’Irlanda del Nord e mancarono l’appuntamento al campionato del mondo in Svezia. Proprio la Svezia ci ha giustiziato in malo modo, in due partite per noi stregate: tra andata e ritorno infatti, non siamo mai riusciti a violare la porta scandinava oltre alla beffa di subire un autogol. Attribuire però l’esito negativo di questo spareggio mondiale alla sfortuna significherebbe ignorare due prestazioni di basso livello e non all’altezza del nostro blasone, in aggiunta al generale stato confusionario della squadra, le errate tattiche di gioco contro una squadra fisica e catenacciara, ma che ha fatto il proprio gioco e il suo dovere per passare il turno; nell’ambiente azzurro invece, ha regnato il caos sovrano. A detta della stampa, la rottura tra Ventura e lo spogliatoio vi era già stata dopo la tremenda trasferta di Madrid e la pesante sconfitta per 3 a 0 con la Spagna, i cronisti sportivi parlano di un CT sconvolto e di una sempre più sfiducia dei giocatori.. Si dice addirittura che dopo la partita d’andata, Ventura avesse minacciato di lasciare dopo il “suggerimento” dei senatori (Buffon, De Rossi, Chiellini, Bonucci) di schierare un 3-4-3 con Insigne titolare; a seguito però della minaccia di Ventura di dimissioni immediate, i giocatori si sarebbero scusati con il CT, rimettendo a lui le scelte tecniche.

Il Commissario Tecnico Giampiero Ventura, Credits to Calciatori Brutti Facebook

La spaccatura dunque era totale, secondo quanto rivela Sky Sport addirittura il giorno stesso della gara di ritorno a pranzo, Ventura avrebbe chiesto al suo staff chi fosse la talpa nello spogliatoio, per presunte rivelazioni alla stampa. Una frattura interna che ha portato ad un risultato disastroso e umiliante per una Nazionale che ha partecipato a 18 edizioni mondiali sulle 20 totali, una squadra capace di aggiudicarsi quattro titoli, a pari merito con la Germania e seconda solo al Brasile. Tuttavia è lecito pensare che in queste condizioni, anche se avessimo passato questo turno preliminare, non avremmo di certo fatto una bella figura al mondiale in Russia: probabilmente Ventura sarebbe stato comunque esonerato, a favore di un traghettatore. Non vanno inoltre dimenticate le pessime prestazioni le scorse edizioni del 2010 in Sudafrica e 2014 in Brasile, dove gli Azzurri uscirono già al primo turno contro avversari certamente non superiori. Urge quindi un cambiamento, già ma che tipo di cambiamento? Una sconfitta così evidente non può che puntare tutti i riflettori sulla brutta figura della nostra Nazionale e in generale del nostro movimento calcio. Sotto attacco la FIGC e la dirigenza del calcio italiano, attualmente nella bufera, su tutti il Presidente federale Carlo Tavecchio, al quale il capo del Coni, Giovanni Malagò, ha suggerito di lasciare la poltrona e lo stesso ministro dello sport Luca Lotti ha parlato della necessità di una rifondazione generale. Tavecchio pare non affatto intenzionato a dare le dimissioni e malgrado i malumori siano la maggioranza, non vi sono le condizioni per commissariare la federazione. Non è da scordare che l’elezione del Presidente è frutto di accordi squisitamente politici; è pur vero che Tavecchio ha introdotto buone e interessanti riforme, tra le quali la VAR, i centri federali e altre ancora in discussione (come l’introduzione delle seconde squadre e la riduzione del campionato di serie A a 18 squadre), tuttavia la scelta del CT è stata del Presidente e l’insuccesso del recente preliminare e dell’esclusione dal prossimo mondiale di Russia vanno ricondotte al capo della FIGC.  Tavecchio ha dato il ben servito a Ventura e sta preparando la carta Ancelotti, il quale ha manifestato aperture alla panchina azzurra. Il tecnico ex Bayern chiederà sicuramente delle garanzie, autonomia di gestione e di poter portare tutto il proprio staff, si è fatto anche il nome di Paolo Maldini.

Il capitano della Nazionale Gianluigi Buffon, Credits to Sky Sport Facebook

Di cosa ha bisogno il nostro movimento calcio? Le polemiche nate dall’eliminazione sono sfociate anche sul tema politico: se Salvini ha parlato di troppi stranieri, a sinistra si è ulteriormente rilanciato per lo Ius Soli. Nessuna delle due osservazioni però ci azzecca con la complicata e complessa situazione della nostra Nazionale. È vero che il numero degli stranieri è aumentato a dismisura tanto da diventare la maggioranza dei giocatori di Serie A, ma è pur sempre vero che anche negli altri campionati europei, su tutti la Premier League, gli stranieri primeggiano sui numeri rispetto ai “nazionali”. Tutto ciò è frutto di un calcio divenuto sempre più globale, reso tale anche dalla Legge Bosman che ha favorito l’arrivo di calciatori stranieri da altri continenti e/o campionati. Il riferimento di Tavecchio agli “Opti Pobà” fu sicuramente irrispettoso e poco corretto nei confronti dei calciatori africani, tuttavia centrò il cuore del problema: i club italiani spesso preferiscono comprare stranieri a dismisura, dal Sudamerica, dall’Africa o dall’Est Europa e a rimetterci sono i giovani italiani, penalizzati ed esclusi dalle squadre di vertice, le stesse squadre di vertice che giocano le competizioni europee, le gare che contano. Si è detto spesso che non vi sono talenti, falso! I talenti ci sono, ma devono giocare ad alti livelli e soprattutto devono giocare, devono finalmente esplodere. I Totti, i Pirlo, i Baggio e i Del Piero non ci sono più, ma ciò non significa che non ne possano nascere di altri. Una maggiore collaborazione tra i club per la crescita dei giocatori, oltre ad una maggiore assistenza e sostegno alla Nazionale possono favorire una rinascita del nostro movimento.

Così hanno fatto Spagna e Germania, noi dobbiamo farlo a modo nostro e tuttavia non può esservi certezza di vittoria, perché se si guarda alle statistiche la stessa nazionale teutonica ha impiegato più di dieci anni per conquistare il titolo tanto ambito (il progetto nacque nel 2000). Bisogna ripartire, farlo con calma, non troppa, ma con la pazienza necessaria per sfornare altri campioni e creare quella che sarà l’Italia del futuro. Il pessimismo e la negatività sono facili e scontati in questo momento duro e delicato per il nostro calcio, ma ci deve essere la forza e la volontà di ripartire come abbiamo sempre fatto. Il calcio è fatto di cicli, vincenti e perdenti ma se vogliamo evitare di guardare continuamente alle glorie e ai successi del passato, è necessario cominciare a progettare il futuro, un futuro di lungo termine che non guardi al prossimo europeo o al prossimo mondiale, ma che veda il nostro calcio e la nostra Nazionale lottare con le più forti al mondo, come ha sempre fatto.

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