Nelson Mandela, il trionfo della libertà

Il 9 maggio 1994, in Sudafrica, Nelson Mandela divenne il primo presidente nero della nazione; presiedette la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale. Simbolo universale della lotta per la giustizia e la libertà, dalla militanza nell’ANC agli anni della lotta armata, fino alla lunga prigionia, dal Nobel alla presidenza, la sua figura è destinata a rimanere impressa nei libri di storia e nella memoria.

Nelson Mandela è nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, Transkei, in Sudafrica, fu battezzato nella Chiesa metodista e fu il primo della sua famiglia a frequentare la scuola. Come era abituale all’epoca, e probabilmente a causa del sistema educativo britannico in Sudafrica, gli fu assegnato un nuovo nome: Nelson. Quando Mandela aveva 9 anni, suo padre morì a causa di una malattia polmonare e fu adottato dal capo Jongintaba Dalindyebo, della popolazione Thembu, in un gesto di riconoscenza nei confronti del padre di Mandela, che, anni prima, aveva spronato Jongintaba a diventare capo. Mandela fu dunque costretto a lasciare la vita spensierata di Qunu, in cui si era trasferito anni prima, temendo che non avrebbe mai più visto il suo villaggio. Fu durante questo periodo che Mandela sviluppò un interesse per la storia africana, apprendendo come il popolo africano avesse vissuto in relativa pace fino alla venuta del “popolo bianco”. Secondo gli anziani, infatti, i figli del Sudafrica avevano precedentemente vissuto come fratelli, condividendo la loro terra, l’aria e l’acqua con i bianchi. All’età di 16 anni, Mandela partecipò al rituale tradizionale di circoncisione africana per segnare l’ingresso nell’età adulta. La cerimonia della circoncisione non era solo una procedura chirurgica, ma un elaborato rituale di preparazione a una nuova vita. Secondo la tradizione, infatti, un uomo non circonciso non può ereditare la ricchezza di suo padre, sposarsi o partecipare ai rituali tribali. Pronto a compiere la transizione dalla fanciullezza alla virilità, il suo stato d’animo mutò durante il processo, quando il capo Meligqili, l’oratore principale della cerimonia, tenne un mesto discorso secondo cui tutta la popolazione sudafricana fosse schiava nel proprio paese.


Nel 1939, Mandela si iscrisse all’University College di Fort Hare, l’unico centro residenziale di apprendimento superiore per i neri in Sudafrica all’epoca e venne eletto nel Consiglio dei rappresentanti degli studenti.
Divenuto attivamente coinvolto nel movimento anti-apartheid dagli anni ’20, entrò nell’African National Congress nel 1942. All’interno dell’ANC, un piccolo gruppo di giovani africani si riunì nella Lega Nazionale del Congresso Nazionale Africano con l’obiettivo di trasformare l’ANC in un movimento di massa, coinvolgendo da milioni di contadini rurali e lavoratori che non avevano voce sotto il regime dell’epoca. Nel 1949 l’ANC adottò ufficialmente i metodi di boicottaggio, sciopero, disobbedienza civile e non cooperazione, con obiettivi politici di piena cittadinanza, ridistribuzione dei terreni, diritti sindacali e educazione gratuita e obbligatoria per tutti i bambini. Per vent’anni Mandela fu il promotore di una campagna di sfida pacifica e non violenta contro il governo sudafricano e contro le sue politiche razziste.

Nel 1956, Mandela e altri 150 attivisti furono arrestati e accusati di tradimento per la loro linea politica. Nel frattempo, l’ANC venne osteggiata da una nuova corrente di attivisti neri, convinti assertori che il metodo pacifista dell’ANC fosse inefficace. Così, il nuovo Congresso Pan-africano finì per  influenzare negativamente l’ANC, tanto che, nel 1959, il movimento aveva perso gran parte del suo sostegno militante.
Lo stesso Mandela, impegnato nella protesta non violenta, cominciò a credere che la lotta armata fosse l’unico modo per promuovere il cambiamento. Da qui la fondazione dell’Umkhonto we Sizwe, conosciuto anche come MK, una corazzata armata dell’ANC dedicata al sabotaggio e alle tattiche di guerriglia per porre fine all’apartheid. Nel 1961, Mandela orchestrò  uno sciopero nazionale dei lavoratori di tre giorni; fu arrestato e condannato a cinque anni di reclusione. Nel 1963 ci fu un nuovo processo che lo condannò, insieme ad altri leader dell’ANC, all’ergastolo per reati politici, tra cui il sabotaggio. Negli anni di reclusione, Mandela contrasse la tubercolosi, ma, essendo un prigioniero di colore, ricevette il trattamento minimo previsto. Nonostante le precarie condizioni di salute, riuscì a ottenere una laurea in legge. Negli anni che seguirono, Mandela continuò a rappresentare un potente simbolo della resistenza nera, tanto che fu lanciata una campagna internazionale per la sua liberazione.
Nel 1985, il presidente P.W. Botha offrì la liberazione di Mandela in cambio della rinuncia alla lotta armata, proposta non accolta. Fu solo quando Botha fu sostituito da Frederik Willem de Klerk che alla fine fu annunciata la liberazione di Mandela, l’11 febbraio 1990. Nel 1991, Mandela divenne presidente dell’ANC e continuò a negoziare con il presidente F.W. de Klerk per le prime elezioni multirazziali del paese. I sudafricani bianchi erano disposti a condividere il potere, ma molti sudafricani neri chiedevano un trasferimento completo del potere. Mandela tentò sempre di mantenere un delicato equilibrio tra pressione politica e intensi negoziati, tra le manifestazioni e la resistenza armata.

“Those who conduct themselves with morality, integrity and consistency
need not fear the forces of inhumanity and cruelty.”

Nel 1993, Mandela e il presidente sudafricano F.W. de Klerk ricevettero congiuntamente il premio Nobel per la Pace grazie ai loro sforzi per eliminare il sistema apartheid del paese e nel maggio 1994, Mandela fu eletto  presidente del Sudafrica. Negli anni successivi lavorò per proteggere l’economia del Sudafrica dal crollo durante la sua presidenza. Attraverso il suo piano di ricostruzione e sviluppo, il governo sudafricano finanziò la creazione di posti di lavoro, alloggi e assistenza sanitaria di base. Nel 1996, Mandela firmò una nuova costituzione per la nazione, creando un forte governo centrale basato sulla regola di maggioranza e garantendo sia i diritti delle minoranze che la libertà di espressione. Nel 2001 gli venne diagnosticato un cancro che lo portò ad allontanarsi dalla scena pubblica nel 2004. Tre anni dopo, convocò un gruppo di leader mondiali tra cui Graca Machel, Desmond Tutu, Kofi Annan, Ela Bhatt, Gro Harlem Brundtland, Jimmy Carter, Li Zhaoxing, Mary Robinson e Muhammad Yunus per trovare soluzione ai grandi problemi mondiali. L’impatto degli “Elders”, questo il nome del gruppo, ha raggiunto l’Asia, il Medio Oriente e l’Africa e le loro azioni hanno incluso la promozione della pace e dell’uguaglianza femminile, la richiesta di cessazione delle atrocità e il sostegno a iniziative per affrontare crisi umanitarie e per promuovere la democrazia.

All’età di 95 anni, a conclusione di una vita di impegno politico e civile per l’uguaglianza contro la segregazione razziale, Nelson Mandela si spense nel 2013 nella sua casa a Johannesburg. Durante tutta la sua storia, Mandela non ha mai abbandonato la sua devozione per la democrazia, l’uguaglianza e l’apprendimento. Nonostante le costanti e infelici provocazioni, non ha mai risposto al razzismo con il razzismo, ha sempre conservato la saggezza, l’equilibrio, la disciplina, la tenacia, l’ostinazione di sempre; un esempio per tutti gli oppressi e per tutti coloro che si oppongono all’oppressione e alle privazioni.

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