Nicola Scocchi: il Lobbying nell’Unione Europea

Giovedì 27 aprile presso il polo universitario di Gorizia dell’Università di Trieste si è svolto un seminario dal titolo “La rappresentanza degli interessi e l’attività di lobbying” tenuto da Nicola Scocchi, ex studente di Scienze Politiche presso l’università di Trieste e ora consulente presso la società americana FTI Consulting. Lo scopo del seminario è stato quello di fare chiarezza sul mondo del Lobbying e di informare gli studenti sulle opportunità in questo settore. Sconfinare gli ha fatto qualche domanda!

Ciao Nicola! Parlaci un po’ del tuo percorso…

Il mio percorso accademico è composto da una laurea triennale in Scienze politiche e dell’amministrazione ottenuta nel 2013 presso l’Università degli studi di Trieste e da un Master in Politiche pubbliche presso la sede di Bruxelles dell’University of Kent. Dopo due tirocini, durante e dopo il master, ho lavorato come assistente parlamentare nell’ufficio di un deputato al Parlamento Europeo. Nel marzo 2016 sono entrato in FTI Consulting, società americana nel settore della consulenza presente con oltre 4700 professionisti in 29 paesi, e leader in relazioni istituzionali e comunicazione a Bruxelles.

Di cosa ti occupi nello specifico?

In FTI presto consulenza e supporto ad aziende – prevalentemente nel settore sanitario e del food&beverage – nell’arena delle politiche pubbliche, in particolare a livello europeo. Insomma, consiglio ai nostri clienti su come e quando interagire con i decisori pubblici.

Com’è nata questa passione per il mondo delle relazioni istituzionali, la cosi detta attività di lobbying?

Ad ispirarmi è stato il libro “I gruppi di interesse” del professor Liborio Mattina, relatore della mia tesi triennale, che ho letto nel corso di uno degli esami del primo anno della triennale. Ho scritto entrambe le mie tesi sulla rappresentanza degli interessi: quella triennale sull’attività di rappresentanza delle PMI in Italia, quella specialistica sui diversi interessi in gioco nella regolamentazione delle sigarette elettroniche a livello europeo. La tesi specialistica mi ha anche portato a scrivere insieme al professor Nicola Persico il case study “Electronic Cigarettes in the EU: The Political Economy of Product Regulation”, pubblicato dalla Harvard Business Review.

Che tipo di mondo è quello del lobbying?

Un ambiente molto stimolante e competitivo dove è fondamentale essere sempre aggiornati e giocare d’anticipo.

Qual è la giornata tipo di un professionista della rappresentanza degli interessi, il così detto lobbista?

La giornata si divide in tre attività principali: aggiornamento sugli ultimi sviluppi sui dossier che stiamo seguendo e sugli sviluppi macropolitici; supporto ai clienti e studio dei dossier; attività di relazioni istituzionali e networking.

Il lato migliore e il lato peggiore di questa professione?

In quanto consulente ho la possibilità di lavorare con clienti diversi su questioni diverse allo stesso tempo. Questo è uno degli elementi che mi piacciono di più in quanto stimola la mia elasticità mentale e flessibilità. Non vedo un lato negativo, questa professione mi piace molto. Come molte persone, ogni tanto vorrei avere giornate di 48 ore.

Quali requisiti deve avere un buon lobbista?

Da un punto di vista professionale, a mio parere un buon lobbista deve essere un ottimo conoscitore dei processi legislativi che interessano i dossier sui quali lavora, deve essere in grado di pensare in modo strategico tenendo in considerazione il quadro generale della situazione, e deve essere credibile nei confronti del suo interlocutore. Capacità di relazionarsi, comunicare ed ascoltare, sono altre caratteristiche importanti.

Spesso il termine “Lobby”, soprattutto in Italia, ha un’accezione negativa. Secondo te, perché? E perché non dovrebbe?

In Italia si fa ancora fatica a distinguere tra lobbisti di professione e faccendieri a causa della mancata regolamentazione della professione. Non a caso, sono i primi a spingere per una regolamentazione più stringente. Il registro dei lobbisti entrato in vigore alla Camera è sicuramente un buon passo in avanti, ma bisogna fare di più.

Come è vista questa professione in Europa e nel resto del mondo?

A Bruxelles e Washington – i maggiori centri decisionali al mondo – quella del consulente/lobbista è una professione consolidata e rispettata.

Pensi che una professione del genere rispetti i valori della democrazia e dei diritti umani?

Il riconoscimento e la rappresentanza degli interessi sono una delle caratteristiche principali delle democrazie. La risposta quindi è sì. Come ho detto durante il seminario, è importante capire che l’attività di lobbying è esercitata da qualsiasi gruppo che si organizza e coinvolge la società nel suo insieme.

Quanto bisogna imparare ad essere “spietati” e determinati facendo questa professione?

Non credo bisogni essere spietati per fare questa professione. Anzi, bisogna essere capaci a trovare sempre un terreno comune con chi la pensa in modo diverso. A mio parere la determinazione non guasta, come in qualsiasi altra professione.

Consigli per chi è interessato a intraprendere questa strada?

Due consigli che possono essere applicati a qualsiasi altra professione: laureatevi in tempo e imparate le lingue, in particolare l’inglese. Consiglio poi di iniziare prima possibile ad informarvi su quali sono le opportunità che questo mercato può offrire e ad informarvi su cos’è e come funziona la rappresentanza degli interessi. Il libro che ho menzionato prima è un buon punto di partenza.

Grazie!

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