Non solo Trump: gli altri risultati delle elezioni statunitensi

Su queste elezioni presidenziali statunitensi che già dalle primarie tengono incollate con preoccupazione allo schermo milioni di persone in ogni angolo del mondo è già stato detto tantissimo. Dopo l’elezione del candidato repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca, poi, sicuramente continueremo a sentir parlare dell’America ancora a lungo. Martedì 8 novembre, però, non si votava esclusivamente per eleggere il 45esimo Presidente degli U.S.A.: ecco, in breve, i risultati degli altri quesiti su cui gli elettori di alcuni Stati hanno dovuto esprimersi.

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Legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo

Quella della legalizzazione della cannabis – a scopo ricreativo o almeno farmaceutico – è una questione che ha portato alle urne diversi Stati nella giornata di ieri. Ad approvare l’uso della marijuana a scopo medico per il trattamento di determinate malattie – tra cui il cancro, l’Aids, l’epilessia e l’epatite C – sono state Florida ed Arkansas. California, Massachusetts e Nevada hanno invece compiuto il passo successivo, legalizzandola anche a scopo ricreativo ed aggiungendosi a Washington, Alaska, Colorado, Oregon e il distretto della Capitale. I limiti legali sono molto simili a quelli vigenti per l’alcol: non potranno consumarla i minori di 21 anni, sarà vietato farlo in gran parte degli spazi pubblici e verrà, ovviamente, applicata un’accisa del 15%. Si potranno comprare fino a 28,5 grammi e crescere fino a 6 piantine per uso privato. L’Arizona, invece, ha votato contro la legalizzazione.

Questo voto continua ad allentare la gravosa “war on drugs”, una campagna che molti non hanno esitato a definire proibizionista e che ha ottenuto molti meno risultati dello sperato. Quello della marijuana è il mercato in più veloce crescita negli Stati Uniti, e con la sua legalizzazione in uno Stato come il Colorado – che ha recentemente superato la Gran Bretagna come quinta più grande economia globale – si prospetta la creazione di un mercato legale più grande di quello di Colorado, Washington, Oregon ed Alaska combinati.

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L’introduzione della prima carbon tax negli Stati Uniti?

A Washington, intanto, gli elettori alle urne dovevano esprimersi anche riguardo l’Initiative 732, un prosoposal che avrebbe portato alla creazione della prima carbon tax di sempre in uno Stato americano. Si sarebbe trattato di una tassa sulle emissioni di anidride carbonica per penalizzare le aziende che inquinano di più e quindi ispirare cambiamenti alle politiche aziendali in tema di ambiente. In uno dei pochi stati conquistati da Clinton, però, il 59% degli elettori ha votato contro l’iniziativa. In questo modo, paradossalmente, i risultati si allineano perfettamente con le posizioni espresse da Trump in materia di ecologia ed emissioni: parliamo di un uomo che non crede nel riscaldamento globale, dopo tutto.

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Il suicidio assistito diventa un diritto

Votando a favore della “iniziativa 106”, gli elettori dell’Oregon hanno approvato la right to die, inserendosi all’interno dell’ancora corta lista di Stati americani che pemettono quest’opzione. Questo permetterà ad alcuni pazienti che soffrono di malattie terminali di optare coscientemente per la propria morte in caso un pool di almeno due medici abbia confermato che l’adulto in questione soffre di malattia terminale, ha 6 o meno mesi di vita davanti ed è mentalmente competente. In tal caso, il paziente potrà autosomministrarsi un farmaco sedativo che, assunto in grandi quantità, causa la morte. L’Oregon si aggiunge a California, Montana, Oregon, Vermont e Washington, che da qualche tempo hanno promulgato leggi per assicurare ai propri cittadini la possibilità di una death with dignity.

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La pena di morte rimane al suo posto

Oklahoma, Nebraska e California dovevano anche esprimersi sull’abrogazione o meno della pena di morte, che è ancora in uso in 31 degli Stati americani. Con risultati largamente a favore della death penalty – il 67% dei votanti si è dichiarato favorevole – l’Okhlaoma diventa il primo Stato ad inserire nella propria costituzione una sezione apposita che permetta la protezione della pena di morte da possibili attacchi legislativi. In Nebraska, dove la punizione capitale era stata sospesa l’anno scorso, gli elettori hanno deciso di reintrodurla – benchè in realtà non si ricorra al boia, in questo Stato, dal 1997. In California, poi, si è addirittura votato per velocizzare il processo che porti i criminali alla forca. Questo Stato, tra l’altro, è quello in cui più persone vengono condannate a morte in tutti gli Stati Uniti. L’ultima pena capitale è stata inflitta nel 2006.

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Niente sistema sanitario statale per il Colorado

Dopo i passi fatti dall’ultima amministrazione democratica con l’Obamcare, il Colorado poteva diventare il primo Stato a varare un programma di assistenza sanitaria universale statale – un vero e proprio turning point per l’intero Paese. La nuova sanità pubblica avrebbe dovuto essere pagata con una nuova imposta sul monte salari del 10%, con l’intento di raccogliere 25 miliardi di dollari entro il 2019, e avrebbe ridotto drammaticamente l’alto numero di cittadini che non riescono, sotto la legislazione attuale, a permettersi un’assicurazione sanitaria soddisfacente. I risultati, però, hanno visto prevalere lo status quo, soprattutto per paura che cambiamenti tanto repentini e un aumento delle tasse avrebbero avuto conseguenze pesanti sull’economia locale.

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Un salario minimo un po’ più alto

Quello sull’innalzamento del minimum wage è un dibattito molto sentito negli Stati Uniti, dove il salario minimo orario sotto la legislazione federale è appena di $7,25. La questione era stata anche al centro del dibattito presidenziale nella fase delle primarie, dato che Bernie Sanders ne aveva fatto un caposaldo della propria campagna. Anche se col passare dei mesi il discorso è scomparso dalla conversazione politica, concentrata attorno a scandali vari, questo non ha però fermato il progresso: ieri Arizona, Colorado, Washington e Maine hanno votato infatti per un aumento del proprio minimum wage statale. In Arizona, il salario minimo aumenterà quindi gradualmente dall’attuale $8.05 orario a $12 nel 2020, per permettere all’economia di aggiustarsi man mano. In Colorado si passerà da $8,31 a $12 allo stesso modo, nello stato di Washington si va da $9.47 a $13.50 entr0 il 2020, aggiungendo poi l’obbligo di retribuire i propri dipendenti che si assentano per malattia. Anche in Maine il traguardo da raggiungere è quello di $12 orari entro il 2020. C’è anche la possibilità che, sotto Trump, il salario minimo orario federale venga innalzato a $10, se il candidato repubblicano rispetterà le proprie promesse.

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Ex siddina talvolta nostalgica di Gorizia, studia Giornalismo e Diritti Umani a Parigi dopo essersi innamorata della stampa con Sconfinare. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte.

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