Novantesimo anniversario della scoperta “salvavita”: la penicillina

Alexander Fleming mentre sta lavorando nel suo laboratorio. (Credits: Wikipedia)

Una rivelazione casuale si rivelò uno dei farmaci modello, che valse ai suoi scopritori il Premio Nobel nel 1945

Durante i primi anni del Novecento, si diffuse tra scienziati e ricercatori la convinzione che potessero esistere agenti micotici in grado di aiutare l’uomo a difendersi da malattie ed infezioni. Quando nel 1924 il figlio del Presidente americano Calvin Coolidge morì a causa di un’infezione al piede, tramutatasi in seguito in setticemia, il microbiologo inglese Alexander Fleming studiò a lungo molecole che uccidevano germi apparentemente innocui per l’umanità. Nel 1928, Fleming non entrò nel suo laboratorio di St. Martin, a Londra, per una settimana ed al suo ritorno, constatò che sul vetrino si era creato uno stafilococco (genere di batterio di forma sferica, il quale cresce sottoforma di grappolo, specialmente sui terreni di cultura) e che sui piattini era visibile una certa quantità di muffa. Il fatto sorprendente non risiedeva tanto nell’aver trovato muffa, ma che questa annientò tutti i batteri. Ecco spiegata l’origine di un particolare tipo di fungo, il Penicillium Notatum, che in italiano si traduce con “pennello notevole”, dovuto alla forma degli sporofori (dal greco sporà= seme e fóros= portare, quindi “portatore di semi”). Fu così scoperta la penicillina, tant’è che lo scienziato esclamò: “Umhh…that’s funny!“.

Muffa su vetrino. (Credits: commons.wikimedia)

Inizialmente, la penicillina non riscosse l’entusiasmo sperato, in quanto curava poche malattie, come la forma influenzale più semplice, non rendeva l’individuo immune dalle malattie alle quali era esposto giornalmente e non eliminava completamente i batteri, ma li “stordiva” per permettere all’organismo di combatterli. Oltre a ciò, servivano diverse somministrazioni giornaliere per ottenere l’effetto desiderato. Così, Fleming cercò di ripetere più volte lo stesso esperimento, ma quell’estate, insolitamente fredda, non permise a funghi e batteri di crescere. Per cercare consensi ed aiuti da parte di altri scienziati, pubblicò la sua scoperta nel 1929, intitolandola “Circa l’azione antibatterica delle culture della penicillina, con particolare riferimento al loro uso, insolando la P.Influenzae” sul giornale inglese “British Journal of Experimental Pathology“. Insieme ad altri colleghi scienziati, quindi, identificò la muffa come “Penicillium nubrum”, evolvendosi con Charles Tom in “P. Notatum” ed infine in “P. Chrysogenum” (termine corretto e corrente). L’esperimento continuò a incuriosire e ad essere studiato nel tempo, da scienziati come Howard Walter Florey e Ernst Borin Chain ad Oxford.

Con l’avvento della seconda Guerra Mondiale, era necessaria la ricerca di nuove sostanze per combattere infezioni trasmissibili nei campi di battaglia, e la penicillina rispondeva a queste necessità, in quanto: uccide efficacemente i batteri positivi e non causa malori né a persone, né ad animali (eccetto una percentuale minima del 10% che potrebbero esserne allergici). I contro della penicillina si incontravano nell’instabilità dei valori nel PH, dal fatto che veniva prodotta in piccole quantità e che cresceva bene solo su determinate superfici. Ad Oxford, nel 1941, durante la seconda Guerra Mondiale, un poliziotto venne ricoverato, perchè stava per morire di setticemia, a causa di una piccola ferita infetta al lato della bocca. Gli venne inniettata una dose maggiore di penicillina (200 mg) rispetto agli standard ed il paziente migliorò nel giro di pochi minuti. Le scorte finirono ed il poliziotto morì, ma i due collaboratori di Fleming, Chain e Florey, come tutti i dottori presenti in sala, da quel momento erano completamente sicuri dell’efficacia del farmaco. Grazie alle sue proprietà sviluppatesi nel corso degli anni, nel 1943 se ne produceva 30 mg ogni volta, quantità sette volte maggiore a quella di partenza (4 u/ml).

Fleming riceve il Premio Nobel. (Credits: Wikipedia)

Come riconoscimento per il prezioso contributo alla ricerca in campo biomedicale, gli scienziati Fleming, Chain e Florey vinsero il Premio Nobel per la medicina nell’anno 1945 con la seguente motivazione: “Per la scoperta della penicillina ed i suoi effetti curativi in varie malattie infettive.”.

2 Comments on Novantesimo anniversario della scoperta “salvavita”: la penicillina

  1. Sono Giovanni Savignano, medico ed autore di ” The case of penicillin ” pubblicato nel 2016 . E FACCIO QUESTE PRECISAZIONI DI SEGUITO :::: Il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia del 1945 fu assegnato, proprio nel mese di dicembre, ex aequo ad Alexander Fleming, Ernst B. Chain e Howard W.Florey: “per la scoperta della penicillina e il suo effetto curativo in varie malattie infettive”.
    L’avventura dell’era antibiotica è datata nel 1928, quando il batteriologo scozzese Fleming osservò, quasi per caso, il seguente fenomeno: una piastra di agar disseminata di stafilococchi era stata inquinata da una muffa e, qualche settimana dopo, quando il ricercatore la esaminò di nuovo, notò qualcosa di strano.
    Tuttavia mancò poco che i miracoli prodotti da questa sostanza prodigiosa non si attuassero mai. Infatti, le ricerche di Fleming pubblicate nel 1929 passarono quasi inosservate: dopo circa 11 anni, fu necessaria l’opera tenace di vari scienziati per dimostrare che era stato trovata la medicina miracolosa sognata da secoli, capace di sconfiggere le malattie senza effetti collaterali sul paziente.
    L’avvento degli antibiotici, frutto dello straordinario lavoro del cosiddetto guidato dal prof. Florey (direttore della Sir W.Dunn School of Pathology ), fu anche preceduto da vari esperimenti da parte di tanti ricercatori attivi nel mezzo secolo prima della scoperta casuale di Fleming, i quali utilizzarono culture di muffe e di germi a fini antibatterici.

    Questi altri scienziati hanno contribuito e reso possibile questa scoperta, come un lavoro preparatorio che precede l’atto conclusivo dell’impresa. Tra gli italiani, inclusi in questo elenco di ricercatori, vanno ricordati gli importanti studi di A.Cantani, G.Zagari, A.Pavone, L. Manfredi, G.Gasparini, V.Tiberio, B.Gosio. Proprio nel 2015si è celebrato il Centenario di Tiberio.

  2. …..continua..:::Fu proprio in Oxford, all’istituto di patologia William Dunn che H:W;Florey ( direttore dello stesso ), E.B.Chian ( suo braccio destro) con il loro team che, oltre a comprendere il concetto di antibiosi, riuscirono ad isolare ed estrarre il principio attivo dalle muffe, ricavandone il farmaco (penicillina denominata da Fleming che anni prima non era riuscito in questa operazione). GIOVANNI SAVIGNANO, medico-scrittore.

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