Nuovi rapporti tra Canada e Italia: intervista al Console Onorario Di Luca

Rimbalzata sui media di tutto il mondo recentemente per il cambio di governo alle ultime elezioni, il Canada è una delle economie più floride del pianeta. Merito, in parte, anche della nutrita comunità friulana che da decenni abita oltreoceano e che spiega la presenza a Udine, all’ultimo piano della Camera di Commercio, del Consolato canadese. Per capire meglio questo Paese e scoprire i suoi obiettivi futuri, abbiamo allora intervistato il Console Onorario Primo Ivo di Luca, in carica dall’apertura della sede, nel 2012. Ci ha ricevuti un venerdì mattina nel suo ufficio e non abbiamo mancato di interrogarlo sui delicati temi di attualità che coinvolgono anche il Canada.

Partiamo dal Consolato: innanzitutto di cosa si occupa e quanti canadesi vivono in Friuli?

Se non parliamo prima della comunità friulana in Canada è difficile il discorso: ce ne sono circa 200mila, dei quali 50mila a Toronto. Quest’ultimo gruppo è composto per la maggioranza da migranti arrivati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, è una comunità molto ben stimata e che ha avuto successo in tutti i rami: politico, industriale, ecc… È una comunità che contribuisce molto allo sviluppo del Canada.

Il governo (canadese, ndr), per ragioni economiche, circa 15 anni fa chiuse tutti i Consolati in Italia. Avevamo solo l’Ambasciata a Roma. Ultimamente, il governo aveva notato che stava perdendo rappresentanza nel Nord Italia e quindi decise di riaprire i due Consolati (a Udine e Milano, ndr) affidandoli a due individui “onorari”. Il Consolato è a pieno diritto diplomatico, questo è territorio canadese, e vogliamo sviluppare la continuazione dei rapporti che la nostra comunità friulana ha costruito in Canada e mantenerli anche con le terze generazioni. Vogliamo incontri con uomini e missioni d’affari, l’ultima è in questi giorni e visiterà il Friuli per due settimane. Ci sono poi accordi tra l’Università di Udine e quella di Waterloo, la York University di Toronto e quella di Windsor per far accreditare alcune lauree in entrambe le nazioni.

Abbiamo lavorato molto affinché università e collegi venissero a incontrare gli studenti italiani interessati a studiare in Canada, l’ultimo incontro l’abbiamo fatto qualche giorno fa a Brescia: loro sono responsabili per la richiesta del visto e permesso di lavoro in minima parte, come part-time. Questa è una grande cosa. L’afflusso a questi corsi è enorme, in più ci sono altri programmi per chi vuole andare a studiare là e anche lavorare, anche per adulti che così hanno l’opportunità di trovare lavoro per sei mesi e vedere come si vive. Il Consolato offre inoltre assistenza ai cittadini canadesi che sono in vacanza qua, come la creazione di un passaporto provvisorio se l’originale vien rubato che vale solo una volta. Qui a Udine è da notare a richiesta di tanti friulani per andare a lavorare in Canada, perché vedono la sua ottima situazione oggi: emigrare laggiù oggi è difficile, ma possibile.

Il Console Onorario Di Luca

Passiamo invece propriamente al Canada: cosa cambierà dal risultato delle ultime elezioni, con la vittoria del liberale Trudeau?

Questa è una bella cosa: il governo che c’era prima era in carica da 12 anni, è una nazione che crede molto nei cambi. Come vede, è stato un cambio drastico, per la maggioranza bastavano 170 seggi e invece ne hanno vinti 184. Il Primo Ministro è giovanissimo, sui 40 anni, ma ha già un’esperienza politica molto forte, in quanto suo papà è Pierre Trodeau, notissimo ex Primo Ministro e grande uomo. Come si spiega questo? Ci crediamo, teniamo presente che abbiamo tre partiti (Conservatori, Liberali e NDP) e quindi non ci sono i problemi di altre parti del mondo, con 20 partiti e movimenti che si devono mettere d’accordo su chi guida il Paese. Abbiamo avuto un governo di un colore a Ottawa e di un altro nelle Province. La situazione economica in canada attualmente è buonissima, ad ogni angolo della strada di Toronto c’è qualcuno che richiede gente da assumere: la disoccupazione giovanile è minimissa. E il nostro governo è composto per 50-50 da donne e uomini, è molto aperto.

Vede dei punti di contatto tra Trudeau e Matteo Renzi?

Sì, anche se c’è una filosofia tra i due molto differente. Ma c’è qualcosa in loro di comune. Tenga presente che il Primo Ministro governerà con maggioranza ssoluta, con un partito e mezzo all’opposizione, quindi vedo quello che in Italia non esiste con il Presidente del Consiglio. Vedo qualcosa in comune per l’età, ma sinceramente non centra tanto, sono solo entrambi giovani. Ma non vuol dire che abbiano poca esperienza: Trudeau ne ha tanta, da bambino giocava sulle ginocchia di suo padre, grande statista. Non vedo grandi differenze e nemmeno in economia, i liberali hanno rapporti migliori con gli Stati Uniti e questo potrebbe aiutare il Paese, ma io non ci metteri tanto peso sopra. Il Primo Ministro ha il dono della comunicazione e, anche se corre con la sinistra, è un uomo di centro, lo si vedrà nelle sue decisioni.

Il Canada fa parte della coalizione anti-Isis…

Il terrorismo è un qualcosa a cui tuti noi dobbiamo stare attenti, oggi come oggi, e lavorare insieme per mettere capitale per stroncare questa malattia. Che non è una malattia per proteggere un’ideale, è un lavoro di sfiducia, colpendo i più deboli che esistono nel Paese. Per questo oggi siamo arrivati all’emigrazione quasi totale dell’Africa… Non so nemmeno come andrà finire, spero che l’Europa capisca che l’emigrazione può essere un piano molto, molto buono per i Paesi che la ospitano. Il Canada ci ha creduto in questo, però quando ci ha accolti aveva regole molto precise: “voi siete ospiti, vi abbiamo dato il permesso di venire a lavorare qui, a vostro beneficio, però le regole del Paese vanno rispettate”.

Gli Stati Uniti, qualche tempo fa, hanno dichiarato che sarebbero disponibili ad accogliere una certa quantità di profughi per venire in soccorso dell’Europa. Il Canada ha fatto una proposta simile?

Per mia conoscenza, non abbiamo ancora fatto un’offerta ufficiale, so solo che quando era scoppiata la guerra in Ucraina, tre anni fa, abbiamo preso tantissimi immigrati da quella parte. Il Canada non si è mai tirato indietro davanti a un problema.

Comunque il Canada teme possibili ripercussioni per il suo impegno contro il terrorismo islamico, come sembra stia accadendo per la Russia con l’airbus A321?

Stanno lavorando adesso su un convegno per far fronte all’Isis. Allo stesso tempo il Canada è sempre stato presente dove c’erano i problemi da aggiustare: per il terremoto in Friuli del 1976 aveva accettato un certo numero di immigranti. E c’è una grande differenza nell’emigrazione che sta avvenendo in Europa: io non posso criticarla perché non è giusto, ma qui ci sono milioni di persone che vengono da Paesi in miseria e che vanno ricollocati, e chiedono aiuto all’Europa per la vicinanza. Nell’immediato dopoguerra, tanti sono andati in Canada, Australia e America Latina dicendo semplicemnte di voler lavorare. Perché l’immigrazione non deve essere pesante per lo Stato, ma se ben coordinata è un atto positivo, perché chi arriva lavora e mette in circolo ciò che guadagna.

Il tema più caldo attualmente nei rapporti tra America ed Europa è il TTIP: cosa ne pensa lei e che ruolo avrà il Canada nelle trattative?

Il Canada e l’Europa, in questo momento, stanno lavorando al CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) che darebbe la possibilità di scambio di prodotti tra i due senza le tasse. Questo sarebbe un ottimo passo verso il futuro per entrambe le parti, il trattato è stato approvato da Bruxelles anche se c’erano alcuni Stati che non lo volevano.

Il CETA allora potrebbe essere un’alternativa al TTIP, al centro di aspre polemiche?

Qual è la base di questo trattato? Lo scambio libero, senza tasse? Non conosco questo progetto, dico la verità, ma noi stiamo lavorando quasi alla stessa cosa. Però non tocchiamo la politica e la cultura dei Paese, anzi: chiediamo a quelli multi-culturalisti di lavorare al progetto. Mi piace molto questo agreement, comunque in questo momento il Canada acquista meno dall’Europa unita che questa vende al Canada: è il secondo Paese al mondo per sicurezza, qualità di vita, educazione.

Ha citato il petrolio canadese: l’estrazione attraverso le sabbie bituminose fa molto discutere l’opinione pubblica. Il giro d’affari, quantomeno per l’Unione Europea, è una grossa cifra o è una piccola fetta nel sistema complessivo dell’esportazione mondiale?

Avremo una grossa cifra in futuro, perché abbiamo esportato moltissimo gas quest’anno dalle Province dell’Atlantico. Il Canada è diviso a metà, dall’Atlantico al Pacifico, per la situazione-petrolio: una parte viene venduta in Canada, l’altra acquistava fin a poco tempo fa dall’Europa. Siamo autosufficienti, il petrolio lo paghiamo quasi metà, e ultimamente abbiamo esportato enormi quantità di gas in Europa e le nostre rendite sono schizzate del 300%, secondo i dati di sei mesi fa.

L’estrazione attraverso le sabbie bituminose sono state al centro delle polemiche del partito dei Verdi. Com’è adesso la situazione? Sono stati presi provvedimenti per rendere il processo meno inquinante?

Questo è un problema che ogni Paese ha, firmano gli accordi e poi non sanno rispettarli perché interferiscono tanto sul PIL nazionale. Il Canada, finora, è stato quasi sempre sotto l’ombrello dei parametri che gli sono stati dati.

È più il Friuli un ponte del Canada verso l’Est Europa o il Canada un ponte pverso il mercato americano per questa regione?

Il Friuli lo sta vedendo proprio in quest’ultimo senso. Questa regione vende più al Canada che non viceversa, gli uomini d’affari vedono questo Paese come un posto dove incrementare i propri affari. Qui la disoccupazione è ancora a livelli altissimi, per cui progetti non ce ne sono, mentre la situazione oltreoceano è migliore.

Come giudica la recente missione commerciale regionale, guidata dalla Presidente Serracchiani, negli USA? Sposterà l’attenzione delle imprese locali verso quel mercato?

Spero di sì, perché era una buona visita. Prima la Serracchiani era andata anche in Canada, lei è molto preparata e là ha visitato la comunità e uomini d’affari. Tutto ciò aiuterà a farsì che qualche società canadese venga qua e viceversa, facendo squadra con realtà già esistenti. In Nord America il mercato è grande, qui no e bisogna anche vedere se il Paese oltre confine con cui commercializzi ha i bilanci a posto.

Una domanda legata alla sede fisica del Consolato: perché è stata scelta Udine e non Trieste, che penso sia più conosciuta a livello internazionale?

Per il motivo che ho spiegato all’inizio: l’enorme numero di friulani che vivono in Canada, nettamente superiore a quello di triestini, istriani, ecc… Poi i problemi in Italia avvengono più da questa parte che non a Gorizia o a Trieste, anche se in questa città potrebbe diventare uno dei porti principali del Paese, se mettessero la testa a posto. E anche l’aereoporto, che invece rischia la chiusura se non cambia velocemente, potrebbe essere un grande polo. Il Canada vede la situazione che l’Italia gli presenta.

About Timothy Dissegna 110 Articles
Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: