ObamaCare, TrumpCare e tutte le follie della sanità Made in USA

TrumpCare non ce la fa: la riforma sanitaria del tycoon newyorkese resta bloccata al Congresso. Abrogare la legislazione obamiana e rimpiazzarla con una più consumer friendly doveva essere il colpaccio di Trump, l’affondo finale dei Repubblicani al loro più grande avversario; ma con il partito diviso e senza John McCain, che avrebbe potuto orientare il voto in favore della proposta e si trova invece a lottare, ironia della sorte, con un tumore al cervello, i destini della sanità statunitense restano in bilico. E mentre il presidente fa un passo indietro e tramite Twitter invita i colleghi del GOP a “lasciare che l’ObamaCare fallisca“, a milioni si domandano cosa il domani riservi a loro e ai loro cari malati.

Ma in cosa consiste l’ObamaCare? E perché dovrebbe fallire? Introdotto nel 2010, l’ACA (Affordable Care Act) aveva come fine dicharato quello di estendere la copertura sanitaria agli strati medio-bassi della popolazione, riducendo nel contempo il costo delle assicurazioni e il budget dedicato ai sistemi di assistenza federale MediCare e MedicAid, destinati rispettivamente agli anziani over 65 e ai più poveri. È infatti opportuno tenere presente che, diversamente da quanto avviene in Europa, negli Stati Uniti la sanità è per larghissima parte affidata a compagnie di assicurazione private: quanti sono in grado di stipulare una polizza, o ne hanno una aziendale, possono dunque godere di servizi medici di qualità a fronte di un esborso contenuto; gli altri, quantificati prima dell’ACA in circa 50 milioni di persone, erano invece chiamati a scegliere tra i meccanismi emergenziali di cui sopra e il servizio militare, che garantisce cure gratuite tramite la Veterans Affairs Administration.

Con ObamaCare, invece, i cittadini privi di copertura sanitaria possono ottenerla tramite appositi sussidi governativi, da impiegare per acquistare pacchetti assicurativi selezionati in “spacci” online gestiti dal Dipartimento della Salute o dai singoli Stati. La legge obbliga inoltre le imprese con più di 50 dipendenti a dotarsi di una polizza collettiva, e proibisce agli assicuratori di negare un contratto a quei pazienti che presentino una “condizione pre-esistente”, ovvero complicazioni di salute antecedenti la stipula dello stesso, quali malattie croniche e debilitanti. Tutto ciò ha però un prezzo: la normativa impone infatti a tutti i maggiorenni di munirsi di assicurazione, pena un corposo incremento del prelievo fiscale. Ancora, la Corte Suprema ha riconosciuto la piena costituzionalità di ObamaCare, ma ne ha abrogato la componente che prevedeva che tutti gli Stati prendessero parte alla progressiva espansione del MedicAid, ritenendola contraria alle prerogative degli stessi. Il vero problema, però, è il grado di coinvolgimento delle compagnie assicurative: le sottoscrizioni all’ACA sono state molto minori del previsto, costringendo gli istituti ad aumentare i premi per finanziare le polizze dei partecipanti e riducendo così il pool dei potenziali clienti; con oscillazioni al rialzo mediamente del 25% (ma in alcuni casi superiori al 200%), molti hanno preferito pagare la penale prevista per i non assicurati.

Motivazioni queste sufficienti perché la nuova amministrazione Trump proponesse una legislazione di rimpiazzo, l’American Healthcare Act, o TrumpCare. La proposta di legge, già passata alla Camera, verrebbe ad eliminare l’obbligo di assicurazione per i privati e le aziende con più di 50 dipendenti, e consentirebbe agli Stati di non garantire la copertura assicurativa a coloro che fossero affetti dalle già menzionate “condizioni pre-esitenti”. Resterebbe invece la possibilità, per i genitori, di estendere gratuitamente la propria polizza sanitaria ai figli con meno di 26 anni. Salutata come una vittoria del libero mercato e dei consumatori, la nuova norma dovrebbe garantire maggiore libertà di scelta agli assicurati e comprimere i costi complessivi dei contratti; la contropartita, però, è che almeno 20 milioni di persone si trovino improvvisamente prive di una copertura e siano dunque costrette a fare affidamento sul MedicAid. Il Partito Democratico ha quindi fatto blocco contro la proposta, mentre i suoi elettori marciavano per le strade. Ma anche dall’altra parte della barricata arrivano numerose le voci di dissenso: molti senatori repubblicani lamentano infatti l’inadeguatezza di TrumpCare rispetto all’obiettivo di ridurre un debito pubblico letteralmente raddoppiato sotto Obama (da 10 a 20 trilioni di dollari), e propongono la completa abrogazione dell’ACA senza che venga implementato un sistema alternativo. E così, la moribonda riforma Trump se ne sta in attesa di un giudizio che, dati gli ultimi sviluppi, potrebbe non arrivare.

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19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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