Paesi Bassi: la prima sconfitta dell’euroscetticismo?

Mercoledì 15 marzo si sono svolte, nei Paesi Bassi, le elezioni parlamentari tanto temute dall’Europa, visto l’esito incerto della vigilia. Temute perché, come ormai abitudine, l’Europa è minacciata da populismi ed estremismi e dall’Olanda (come da Francia e Germania) arrivava una forte spinta verso la fine dell’Unione Europea.

La vittoria del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) di Mark Rutte, l’attuale Primo Ministro, ai danni del principale sfidante Geert Wilders, il leader del Partito per la Libertà (PVV), il partito di estrema destra tanto temuto dall’Europa, avvenuta sulla scia delle tensioni tra Olanda e Turchia, segna la prima sconfitta per i populisti ed euroscettici di cui tanto si parla in questi mesi.

I risultati di queste elezioni sono chiari e parlano da soli. Un’elevata percentuale di votanti (80.2%), una delle più alte della storia del paese, ha espresso il suo voto, andando a premiare il partito attualmente al governo (VVD) che, se pur in calo di 8 seggi rispetto al 2012, rimane il primo partito del paese. Il secondo partito del 2012, il Partito del Lavoro (PvdA) che storicamente è sempre stato tra i primi tre partiti olandesi, ha subito un durissimo colpo perdendo ben 29 seggi. Il tanto temuto partito anti-islam, euroscettico, populista e di estrema destra di Geert Wilders, il Partito per la libertà (PVV), se pur non vincente, ha guadagnato 5 seggi rispetto al 2012. Altra grande sorpresa è arrivata dal Partito di Sinistra Verde (GL) che ha guadagnato ben 10 seggi rispetto alle ultime elezioni e al nuovo partito DENK, formato da parlamentari olandesi di origine turca, che ha ottenuto 3 seggi.

Nell’info-grafica sottostante potete osservare tutti i risultati delle elezioni di quest’anno e delle ultime due tornate (2012 e 2010).

Quindi, tutti ad esultare per la sconfitta di Wilders, per la sconfitta dei populisti e degli euroscettici. Il primo scoglio europeo è stato abbattuto. Sconfitta innegabile, parlano i numeri. Ci sono, però, da sottolineare alcuni dettagli: il PVV ha guadagnato 5 seggi, portandosi a 20 e diventando così il secondo partito del paese; Wilders non è un novellino della politica olandese, non è alle sue prime elezioni e di sicuro queste non saranno le sue ultime; il primo partito, il VVD, un partito di centro-destra, liberale ed iscritto all’ALDE (in Europa), non è più forte come nel 2012 e da solo non riuscirà a governare l’Olanda, come d’altronde non faceva neanche in precedenza.

A contrasto dei principali partiti, assistiamo alla forte crescita del partito verde GL (Sinistra Verde). Partito di sinistra legato all’ambientalismo, tema che ai Paesi Bassi è sempre stato molto a cuore e a cui il mondo comincia o dovrebbe cominciare a prestare più attenzione, che guadagna 10 seggi raggiungendo il suo massimo storico di 14 seggi. Raccoglie i cocci, assieme a CDA (Appello Cristiano Democratico attestato a 19 seggi) e D66 (Democratici 66 anch’essi a 19 seggi), del partito socialista PvdA, crollato ai minimi storici, a confermare la crisi della sinistra europea.

Ora, va bene esultare, gridare allo scampato pericolo e alla vittoria dei quarti di finale, ma se l’Europa pensa d’aver risolto o di risolvere così i suoi problemi, forse allora non ha capito quali siano realmente. Wilders è solo uno dei tanti, anzi no, Wilders è un politico di lunga data e non è paragonabile agli altri leader populisti ed euroscettici in azione ora in Europa, tra cui Marine Le Pen e Frauke Petry. Questi partiti, come anche il PVV, sfruttano le debolezze del sistema, le crisi e la paura dei cittadini per attaccare la solidità dell’Europa con slogan d’effetto, promesse accattivanti e programmi miracolosi, irrealizzabili.

Il pericolo per l’Unione Europea non è, quindi, finito, ma solo rimandato. Possiamo considerare questa come una prova generale. Superata sì, ma non in maniera brillante e netta. Gli allori devono ancora arrivare e per vederli il lavoro è tanto. Alle porte delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma, il 25 marzo, sarebbe il caso di cominciare a risolvere i problemi della crisi euroscettica.

Partendo dalla fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee, più informazione, più sicurezza, ma soprattutto più unità e identità comune. L’Europa è forte, ma è più forte se rimane unita. Unita contro quei populismi che vanno a minare un’istituzione forte, ma scarsa di identità comune. È sempre facile far leva sulla paura, ma per fortuna, in fondo al tunnel, c’è sempre la luce.

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About Stefano Bozzalla 7 Articles
Laureato in Economia all'Università di Torino, ora studente magistrale al secondo anno di Scienze internazionali. Appassionato del mondo, esploro città e natura fotografando l'impossibile. Mi piace scrivere a tempo perso e non solo. Curo il blog di TOmorrowturin, giovane associazione studentesca d'informazione internazionale e collaboro con il giornale MsoiThePost per la sezione Sud America.

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