Omologati ad emergere

Isolarsi dalla massa è ancora possibile?

Il mondo è in analisi. Bombardato ogni giorno da messaggi standardizzanti la popolazione, l’uomo medio deve sforzarsi di raggiungere il successo, la felicità e i soldi. L’ansia di non riuscire subentra e così frustrati ci si ritrova su un lettino ad analizzare i propri problemi. Tutti ugualmente stressati, finiamo per omologarci al grigiore cittadino a cui il consumismo ci porta.
Per essere accettati dobbiamo apparire splendidi e felici, nell’intimo condividiamo la banalità dell’insoddisfazione.
I giovani non sono immuni a tale grigiume e cercano di contrastare la piattezza circostante sfoderando creatività e novità. La ricerca del nuovo si impone e i mezzi a loro disposizione sono limitati.
Usare la forza, capovolgere la normalità quotidiana è il metodo più rumoroso ed evidente per emergere. E anche il solo capace di attirare l’attenzione, o così pare.
Il culto della virilità si impone tacitamente dentro e fuori il gruppo dei legionari del cambiamento. La protesta di piazza degli Indignati continua a crollare quando si scontra con l’altra forma, brutale e grezza, di ribellione.
I Black Bloc vogliono cambiare il sistema, così anche gli Indignati ma i primi bruciano i simboli del nemico, i secondi gridano la loro idea cercando di farsi udire.
L’insoddisfazione generale e il bisogno di concreti cambiamenti può essere il motivo della crescente attenzione che avvolge i gruppi di rivoltosi. L’idolatria mediatica ha sicuramente contribuito a creare stereotipi associati ai Black Bloc.
Cercando di sfuggire all’omologazione, essi si sono in realtà trovati invischiati in un nuovo tipo di livellamento e assimilazione basato su auto incendiate e disagi adolescenziali. Per potersi definire veri appartenenti a questo gruppo dai caratteri ormai settari è necessario sacrificare la propria personalità ed assolvere ai doveri della rivoluzione da portare avanti con il culto della più rozza virilità.
Giovani incappucciati, con zainetti, molotov e sassi corrono gridanti a distruggere i simboli del capitalismo; come i crociati che distruggono la Gerusalemme Araba così anche loro impongono la loro fede sul popolo che pacatamente li guarda e lascia fare.
Convinti di avere le chiavi della libertà non si accorgono di essere in realtà ancora schiavi di quel sistema che provano a distruggere nel modo più concreto possibile.
La loro rivoluzione è dura e forte, per soli uomini. La prorompente forza virile che si sprigiona da questo fenomeno ha radici non solo di tipo politico ma anche e soprattutto culturale. Le basi sono l’identificazione della protesta con la violenza, della rivolta con la sommossa. L’alienazione marxista è lontana anni luce dalle convinzioni condivise dai Black Bloc e ciò dimostra come la loro volontà di far cadere il sistema non si identifichi con nessuna corrente pre-esistente.
Questi ragazzi rincorrono il falso mito della Libertà e dimostrando la loro furia distruttiva si omologano tacitamente alla massa da cui si sforzano di emergere. Le regole e i doveri della rivoluzione li obbligano ad assumere determinati atteggiamenti e mantenere la linea di condotta degli uomini duri; una piccola crepa nella struttura rischia di manomettere l’intero blocco.
Le caratteristiche comuni a ogni Black Bloc dimostrano come il loro modo di protestare sia lo stesso in ogni parte del mondo.
La democrazia garantisce la libertà e i diritti ad ogni cittadino. Oggi questa facoltà è stata a tal punto estremizzata da aver reso insopportabile la libertà stessa. La possibilità di ognuno di distruggere la proprio città per una distorta visione della rivoluzione alimenta sentimenti diversi ma sempre forti e brutali. Non solo la polizia ma gli stessi Indignati cominciano ad essere stufi delle contestazioni violente e alcuni accondiscendono a fronteggiare tale minaccia con altrettanta forza.
La società odierna è dunque piombata in un vorticoso culto della virilità dove solo il più forte potrà sopravvivere e volgere la situazione a proprio vantaggio?

L’incapacità di farsi capire in modo pacifico è ormai chiara. Ma se la violenza è la sola voce udibile chi potrà sentire in un mare di sordi che gridano?

 

About Elisabetta Blarasin 15 Articles
Studentessa. Cinica e convinta che le cultura ci aiuti a sopravvivere.

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