OPAC: un’intervista esclusiva con Ahmet Üzümcü

di Alberto Gouthier

In Siria, fin dal principio della guerra, è stato ripetutamente denunciato l’utilizzo, in particolar modo da parte dell’esercito di Assad, di armi chimiche contro la popolazione civile.

La Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche (CPAC) firmata a Parigi nel 1993 e, ad oggi, ratificata da 192 paesi, membri dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), sancisce il totale disarmo e il blocco della produzione di armi chimiche.

Il 27 settembre 2013, il Consiglio Esecutivo dell’OPAC adottò la decisione EC-M-33/DEC.1, per la distruzione dell’arsenale siriano e dei siti di produzione, approvata, il giorno stesso, all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la Risoluzione 2118.

Di conseguenza, per tutto l’anno successivo, una missione congiunta dell’ONU e dell’OPAC, conclusasi nell’ottobre 2014, ha provveduto ad individuare e smantellare i siti di produzione di armi chimiche siriani, trasferendo gli arsenali di Assad in siti di stoccaggio e smantellamento russi. Una volta conclusasi la missione, il nucleo dell’OPAC è rimasto in Siria per concludere la distruzione dei siti di produzione rimasti.

Per la portata, l’efficacia e la velocità del suo operato, l’OPAC ha ricevuto, nel 2013, il premio Nobel per la Pace.

Nel novembre 2014, ho avuto modo d’intervistare, con Ferdinand Götzen (COO di Affairs Today), il Direttore Generale dell’OPAC, Ahmet Üzümcü. L’intervista, di cui trovate qui la traduzione, è stata pubblicata sullo stesso giornale il 26 novembre 2014.

file-02844-media-620x430

Affairs Today [AT]: Nel novembre 2013, l’OPAC ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. Una decisione senza precedenti per un’organizzazione di questo tipo. Come si riflette questo riconoscimento sui successi dell’OPAC negli anni passati?

Ahmet Üzümcü [AU]: In realtà esiste il precedente dell’Agenzia per l’Energia Atomica, che ha vinto lo stesso premio nel 2005. Quando abbiamo ricevuto il premio Nobel, l’anno scorso, è stato specificato che ci fu assegnato per il continuativo impegno nel campo del disarmo chimico. Non è stato assegnato unicamente per i risultati in Siria, quanto come riconoscimento degli sforzi compiuti in sedici anni di attività. Penso che ciò sia importante, in quanto l’OPAC è stata in grado di dare un contributo significativo per la sicurezza e la pace globale.

[AT]: Quali sono i principi fondamentali dell’OPAC?

[AU]: Abbiamo quattro pilastri derivanti dalla CPAC, risultato di vent’anni di negoziato a Ginevra. Un dibattito che si è concluso nel 1992, ma che entrò in vigore solo nel 1997. I quattro pilastri sono: il disarmo; la non proliferazione, cioè la prevenzione dal riemergere della produzione; l’assistenza e la protezione, cioè se uno stato si sente minacciato può chiedere supporto ad altri paesi membri dell’OPAC; e ultimo, ma non meno importante, la promozione di un uso pacifico dell’industria chimica.

Questi quattro pilastri sono estremamente importanti, perché, in quanto complementari, delineano un contesto equilibrato. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo non possiede armi chimiche, né siti industriali in grado di produrre gli agenti chimici necessari, ma vogliamo che rimangano coinvolti nell’organizzazione in modo da prevenire il riemergere delle armi chimiche e l’utilizzo bellico dell’industria chimica. Ci basiamo su quei quattro pilastri per sviluppare degli obiettivi fondamentali. L’obiettivo principale è di prevenire l’uso di armi chimiche e dell’industria chimica con scopi bellici. Ad oggi, l’86% delle armi chimiche globali è stato distrutto sotto la supervisione dell’OPAC e per il restante 14% si prevede la distruzione nei prossimi anni.  Una volta raggiunto quell’obiettivo, credo che il nostro mandato sarà unicamente di prevenire nuove produzioni di arsenali chimici.

[AT]: Com’è stato coinvolto nell’OPAC e come si riflette la sua passata carriera diplomatica sul suo lavoro?

[AU]: Ho lavorato per il Ministero degli Esteri turco per trentaquattro anni. Ho servito in diversi paesi ed organizzazioni, come la NATO, e sono stato ambasciatore alle Nazioni Unite a Ginevra. A Ginevra sono anche stato membro della Conferenza per il Disarmo, da cui è nata la CPAC, tramite negoziati protrattisi per tutti gli anni ’80 e ’90. C’è voluto il suo tempo, ma il prodotto finale è stato ratificato da quasi tutti i paesi. Tornando al mio background, i problemi del disarmo e della sicurezza globale mi sono familiari, il che mi ha aiutato molto nella funzione di Direttore Generale dell’OPAC, posizione che ricopro dall’elezione nel 2010. Quando sono entrato in carica non potevo immaginare che avremmo affrontato una situazione come quella della missione in Siria, né che avremmo ricevuto il premio Nobel per la Pace. Tutto ciò che è successo nei quattro anni passati è stato allo stesso tempo impegnativo, ma appagante. Un consiglio che posso dare alle generazioni più giovani è che, quando si affrontano delle difficoltà, bisogna essere capaci di vederle come opportunità. Maggiori le difficoltà, più grandi saranno i riconoscimenti.

[AT]: L’individuazione di arsenali chimici, la loro identificazione e le successive azioni sono operazioni molto complesse e costose. Come le gestisce l’OPAC?

[AU]: Abbiamo un buon gruppo di esperti, completamente equipaggiato per svolgere il proprio ruolo. Quando sono arrivato c’erano 180 ispettori, mentre ora sono 130, principalmente per il nostro successo nella distruzione degli arsenali chimici. Sono gli stati che devono provvedere all’effettiva distruzione, ma l’OPAC supervisiona e verifica, su base giornaliera, l’effetivo sviluppo del processo di disarmo in Russia, negli USA e in altri paesi. Ciò ha permesso all’organizzazione di sviluppare una buona esperienza, negli anni, come si è potuto notare durante la missione in Siria. I nostri esperti hanno avuto successo nel completare i loro obiettivi, anche in condizioni difficili: come nel mezzo di una guerra civile. Gli stati membri provvedono per la maggior parte in temini di finanziamento ed equipaggiamento, per cui non abbiamo mai avuto carenze di risorse.

Per tutte le organizzazioni internazionali è fondamentale che gli stati membri provvedano al supporto necessario. Le decisioni dell’OPAC vengono adottate per consenso, con poche eccezioni nel corso degli anni, il che dimostra una posizioni unita contro le armi chimiche. Al momento l’OPAC conta 190 paesi membri, mentre solo sei non ne fanno parte, anche se l’organizzazione sta effettuando ogni sforzo possibile per coinvolgerli. Questi sono: Nord Corea, Myanmar, Angola, Sud Sudan, Egitto e Israele. Ognuno di questi ha diverse e complesse ragioni per non essere membro dell’OPAC.

[AT]: L’OPAC è stata incaricata della distruzione degli arsenali chimici in Siria, un’operazione di una portata senza precedenti. Come si è raggiunta questa conclusione?

[AU]: Sapevamo dell’esistenza di armi chimiche in Siria e sapevamo che l’OPAC poteva ricoprire quel ruolo. Dopo la verifica dell’utilizzo di armi chimiche nei pressi di Damasco, nell’Agosto 2013, la comunità internazionale reagì pesantemente e, alla fine, la Siria si convinse a diventare membro dell’OPAC nel settembre 2013. A quel punto c’è stato chiesto d’inviare in Siria i nostri esperti per individuare gli arsenali chimici ed organizzarne la distruzione all’estero. Tutto ciò in un lasso di tempo molto breve: la decisione fu adottata il 27 settembre e il 2 ottobre eravamo già in grado d’inviare i nostri esperti in Siria. L’ONU ci ha dato un sostanziale supporto, che ci ha permesso di rimuovere la totalità delle armi chimiche e distruggerne il 98% nell’arco di dieci mesi. Rimangono ancora alcuni aspetti da affrontare, ma confidiamo che si concluda tutto per la metà del 2015.

[AT]: Gli eventi della crisi siriana del 2013 hanno riaperto il dibattito sulle armi chimiche. Quali  sono le probabilità che arsenali chimici cadano nelle mani di organizzazioni terroristiche, quali Daesh?

[AU]: Il caso siriano è stato maggiormente critico, non tanto per la quantità di armi chimiche, quanto per la situazione geopolitica del paese. Le armi chimiche siriane si trovavano in territori controllati dal governo e i siriani ci hanno garantito che niente è caduto nelle mani dell’opposizione dai loro depositi, anche se ci è stato riferito di attività da parte di alcuni di questi gruppi per entrare in possesso o produrre armi chimiche, ma non siamo stati in grado di verificare questi dati. Secondo altre versioni, alcuni gruppi dell’opposizione avrebbero già utilizzato agenti tossici, come la clorina, contro i loro avversari. Per esempio, Daesh ha utilizzato la clorina contro l’esercito iraqeno. Non posso dire che esistano prove che dimostrino il possesso o la produzione di armi chimiche da parte di gruppi simili, ma ci è stato riportato che ci sono stati dei tentativi.

[AT]: Parlando sia moralmente che pragmaticamente, in che modo si differenziano le armi chimiche rispetto ad altri tipi di armi (nucleari, biologiche, ecc.)?

[AU]: Sono molto diverse, esistono delle distinzioni nette. Prima di tutto, le armi chimiche hanno una lunga storia per quanto riguarda la loro produzione e utilizzo, esattamente come ci sono stati molti tentativi per abolirle. Nel 1899 alla Conferenza di Pace dell’Aia si è tentato di vietarle e lo stesso è successo con il Protocollo di Ginevra. Poi, bisogna ricordare che questo tipo di armi è stato utilizzato frequentemente, per decenni con il pieno consenso della comunità internazionale. Per esempio, durante i negoziati della Convenzione di Ginevra, ci furono nuovi attacchi con armi chimiche nella guerra fra Iran e Iraq. Questi attacchi servirono come un catalizzatore e accelerarono le decisioni della Convenzione. La CPAC non ammette eccezioni, a nessun paese è permesso il possesso di armi chimiche. Questa è una differenza notevole rispetto alle armi nucleari. Il Trattato di Non Proliferazione permette ad alcuni stati di mantenere il possesso di armi nucleari. La CPAC ha un robusto sistema di verifica, che però non si può riscontrare nel campo delle armi biologiche. Invece, il fatto che le armi chimiche siano armi di distruzzione di massa o meno, fa parte esclusivamente del dibattito accademico. Molti esperti ritengono che le armi chimiche rientrino nelle armi di distruzione di massa in quanto non discriminano fra civili e combattenti. Infatti migliaia di civili sono morti per l’utilizzo di armi simili.

[AT]: A livello generale esiste un consenso globale per l’abolizione delle armi chimiche, in quanto particolarmente dannose, anche se molti paesi continuano a possederne. Com’è possibile tutto ciò?

[AU]: In realtà gli stati che hanno preso parte alla Convenzione hanno dichiarato tutto ciò che possedevano. Al momento questi arsenali sono controllati dai rispettivi paesi e vengono distrutti sotto la supervisione degli esperti dell’OPAC, mentre a nessun paese è permesso produrne di nuovi. Penso che i nostri meccanismi di verifica siano molto efficienti nel prevenire possibili violazioni della CPAC, perché è quasi impossibile non identificare un programma attivo di produzione di armi chimiche. Grazie ai mezzi di comunicazione e monitoraggio moderni, la comunità internazionale verrebbe velocemente a conoscenza di simili attività. In questi casi qualunque paese membro mi può chiedere di attivare un ulteriore meccanismo di verifica che si concretizza nell’effettuare operazioni d’ispezione nel minor tempo possibile. Abbiamo squadre completamente equipaggiate che possono essere inviate in loco entro ventiquattr’ore dalla segnalazione. In casi particolari possiamo anche individuare delle sanzioni per punire delle gravi violazioni della CPAC.

[AT]: Sempre che ciò sia possibile, entro quando pensa che il mondo potrebbe liberarsi delle armi chimiche?

[AU]: Questo meccanismo funziona sulla base di quanto dichiarato: ogni stato è tenuto a dichiarare ciò che possiede. Basandomi sugli arsenali conosciuti, gli USA ne completeranno la distruzione entro il 2023, per cui fra sette o otto anni potremo dichiarare che tutti gli arsenali chimici dei paesi membri dell’OPAC sono stati distrutti. Si spera che per quel momento anche gli stati rimanenti si uniscano alla Convenzione. Perciò entro il 2023 potremmo raggiungere un annullamento globale delle armi chimiche.

Tuttavia, nell’agosto 2016 una squadra d’ispezione internazionale delle Nazioni Unite ha certificato l’utilizzo da parte sia del governo di Assad che dei combattenti di Daesh di armi chimiche nel corso degli scontri fra il 2014 e il 2015.

***

(l’intervista è tratta da http://affairstoday.co.uk/interview-ahmet-uzumcu-opcw/)

About Redazione 375 Articles
Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: