Paesi Baschi, una pace a ostacoli

Dopo la decisione del Governo basco di creare un Commissione parlamentare per gestire la fine di ETA, il coordinatore di Lokarri, la più importante piattaforma civica basca si interroga sul futuro del processo di pace.

Un articolo di Roberto Brambilla

“I Paesi Baschi sono vicini alla pace, più vicino di quanto non lo fossero tre anni fa”. Paul Rios, 38 anni, avvocato di Bilbao, coordinatore della piattaforma civica basca Lokarri (“quello che ci unisce”), definisce così la situazione del processo di pace nei Paesi Baschi, avviato dopo la decisione dell’organizzazione terroristica ETA di dichiarare una cessazione “definitiva” della sua attività armata, il 20 ottobre 2011.

Un cammino verso la pace che ha subito un’ accelerazione l’8 marzo 2012 con l’annuncio di Patxi Lopez, capo del governo basco, di creare una commissione permanente interna al Parlamento di Vitoria per “gestire la fine dell’Eta”. Un passo che però non convince completamente Lokarri. “Abbiamo apprezzato il discorso e la decisione di Lopez– spiega Rios – segna un cambio in positivo ma quello che manca è il riferimento ad azioni concrete”. Per Lokarri la strada per la pace passa innanzitutto per il contatto tra Eta e il governo nazionale per trattare la questione del disarmo dell’organizzazione terroristica e dei detenuti. “Ai membri di ETA in carcere – ricorda il coordinatore- si sta applicando una legislazione carceraria di eccezione che ora non ha più senso, bisogna normalizzare le loro condizioni”. Normalizzazione che significa soprattutto la fine della dispersione degli etarra, detenuti nelle prigioni di tutta Spagna.

Secondo passo da compiere è quello dell’inizio di un dialogo politico, aperto a tutti i settori della società basca, sinistra nazionalista inclusa: Amaiur, Bildu, ma anche Sortu, il partito messo fuorilegge dalla Corte Suprema il 23 marzo 2011 perché sospettato di essere vicino a ETA. “In questo momento- spiega l’avvocato di Bilbao- non si può creare il consenso necessario per la pace lasciando fuori una parte così importante della società basca”. Politica ma soprattutto lavoro dal basso nella società basca, come quello che Lokarri fa dalla sua nascita, nel 2006. “E’ necessario lavorare sulla riconciliazione sociale – precisa Rios- tutti devono riconoscere i danni causati e il dolore provocato alle vittime”.

Un processo che ha come cardini inclusione, consenso ma anche memoria. “Non si può avere una vera riconciliazione – racconta il coordinatore – se si continua a ricordare con animo di vendetta, come sin è fatto fino ad ora”. I modelli sono il Sudafrica di Mandela per la capacità di “ricostruire la verità” e l’Irlanda del Nord per la “volontà politica” di raggiungere un accordo. I tempi per la pace potranno essere per Rios “molto più brevi di quanto è accaduto in altri paesi”. Ma per il coordinatore di Lokarri il più grosso ostacolo non è la politica. “Ho l’impressione di una distanza sempre maggiore tra i desideri dell’opinione pubblica basca e quella spagnola. Vedo nel resto del Paese un’opposizione troppo forte ad alcune misure per favorire il processo di pace, un no ancora troppo ancorato alle idee del passato”.

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