Persi & Perduti: MACHEADS (2008)

Persi e Perduti

«MACHEADS»

TITOLO: MacHeads
GENERE: Documentario
ANNO: 2008
SCENEGGIATURA: Kobi Shely, Ron Shely
REGIA: Kobi Shely
ATTORI: –
NAZIONE: USA
SCHEDA IMDB: http://www.imdb.com/title/tt1379667/
TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=0QMhOIySiyE
IL MIO VOTO: 6/10

 

Tra le tante cose che sono emerse dopo la scomparsa di Steve Jobs, ho trovato in rete questo film: Macheads, anno 2008. Ve lo provo a raccontare.

Macheads è il documentario sulla Apple che non ti aspetti. Probabilmente non lo vedremo mai né su Discovery, né su History Channel, perché, oltre a degli evidenti limiti nell’impostazione e nella qualità, non parla della Apple, o almeno non di quella che conosciamo noi. Parla, infatti, dei fan della prima ondata, quelli che usavano Apple I e Apple II, i primi gloriosi personal computer della storia dell’informatica (Bill Gates stava ancora pettinando le bambole e la IBM faceva degli enormi scatoloni costosissimi); e parla della prima generazione Macintosh, quella del famoso spot (assolutamente da rivedere) contro l’alienazione e la standardizzazione delle masse del 1984. Racconta quindi di tutti quelli che si sono innamorati di Steve Jobs e della mela decenni prima dell’iPhone.

Quasi tutta gente fuori di testa ovviamente. Perché se dagli anni 80 si è un Machead, uno fissato con quel marchio, non si può che essere un artista, o un hippie, o un nerd pazzesco. Così intrippati con il Macintosh che non è rilevante se per anni (quelli dell’ascesa folle di Windows) quel computer ha sofferto così tanto il mercato da diventare quasi impossibile viverci e lavorarci, vista l’incompatibilità di file e programmi. Si è anche così maniacali da fare della mela una religione di nicchia, caratterizzata da gruppi di utenti sparsi per l’America (i famosissimi Macintosh User Group), con tanto di cosiddetti “evangelisti” – promoter/testimonial volontari e spontanei del marchio. Se si è così fanatici si iniziano a dire e fare cose assurde: una donna intervistata (quella della foto qui sotto), e questo esempio non posso non raccontarvelo, sostiene che non è mai andata a letto con un utente Windows, perché è convinta che questi soffrano di crash improvvisi e inspiegabili.

Questi sono i Macheads, ultrà dell’informatica, quasi tutti intorno ai 40-50. Con tanto di figli e parenti al seguito, perché in famiglia si può tifare una e una sola squadra. In questo documentario, come in una cena tra amici, trovano finalmente spazio per esprimersi, raccontare il loro passato e lamentarsi, come di solito fa chi si innamora di un prodotto prima che divenga alla moda, degli attuali sviluppi Apple. Su tutti il grande lancio verso altri dispositivi, come la linea iPod e iPhone, che – a detta degli intervistati nel documentario – non fa che allontanare l’attenzione della società di Cupertino per la linea di computer Mac. Macheads infatti è girato nel 2008: il primo iPhone era nato da poco e il marchio era appena passato da Apple Computers Inc. al semplice Apple Inc..

Un documentario frenetico, scritto e girato malissimo da Kobi Shely e in maniera totalmente insensata, arbitraria e poco contestualizzata. Poca storia, tante interviste a folli sconosciuti e molta molta interpretazione personale. Allo stesso tempo però, e per questo lo salvo, un divertente metro per confrontarsi con il passato, ancora vivo e forte, degli utenti e fan Apple. Non ragazzini come noi, alle prese con i costosi e pregiati dispositivi attuali, ma tutta la vecchia guardia, con i loro personali e impolverati musei di computer targati mela. Testimonianze viventi di quello che è stato, non sulla carta ma nei cuori, l’evoluzione di un marchio. Passato da una ristretta cerchia controcorrente, quasi una setta appunto, a un grossa fetta di mercato globale, dove non si può più distinguere il fedele dal nuovo arrivato, l’appassionato dal semplice modaiolo.


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About Nicolas Lozito 62 Articles
Laureato in Scienze Internazionali Diplomatiche. Scrivo per Sconfinare dal 2010. Per un anno ho scritto di cinema sconosciuto con la rubrica Persi e Perduti, adesso ho preso una pausa di riflessione. Così ora parlo di università, Gorizia ma soprattutto America, anzi iMerica.

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