Premio èStoria 2017 ad Alberto Angela

Il titolo di due parole non è stata l’unica novità di èStoria 2017: questa tredicesima edizione ha infatti incorniciato la consegna del primo Premio èStoria, di cui è stato insignito il celebre divulgatore storico Alberto Angela. Nel corso della cerimonia, svoltasi sabato 27 maggio in una Tenda Erodoto gremita, il presidente Adriano Ossola ha motivato la scelta del destinatario del premio citando la sua abilità nel proporre al grande pubblico una ricostruzione avvincente e coinvolgente della storia, rendendo vividi i risultati di uno studio rigoroso e puntuale. In seguito alla premiazione, Andrea Zannini, professore di Storia Moderna dell’Università di Udine, ha offerto degli spunti all’intervento tenuto dal vincitore.

Illustrando il ruolo di divulgatore storico, Alberto Angela ha rivelato l’origine della propria passione: fin da piccolo aveva disegnato e scritto di dinosauri e mondi antichi, e ha seguito questa vocazione studiando Scienze Naturali e facendo spedizioni. Resosi conto del gap esistente tra ricercatore e pubblico, e convinto che una ricerca non possa dirsi completa finché non viene comunicata, ha intrapreso la strada che l’ha reso il divulgatore più seguito d’Italia. Egli tuttavia, pur essendo oltre che divulgatore anche naturalista, antropologo e scrittore, ama piuttosto definirsi un curioso. La divulgazione resta però l’esito naturale del percorso di Alberto Angela, a partire da piccoli articoli e dalla tesi di laurea su come rendere interattivi mostre e musei: curare la psicologia nella disposizione dei reperti con una collocazione comoda e cartellini leggibili è già divulgazione.

In seguito, ha svolto ricerca sul campo e alla fine degli anni ’80 è stato ospite per delle trasmissioni in Svizzera, poi trasmesse in Italia. Se nel suo caso la famiglia ha particolarmente sostenuto la sua passione, in generale è a livello di famiglia, oltre che individuale e di gruppo, che nasce la domanda di storia come modo per conservare il tempo che passa, fermandolo in conoscenze, racconti e foto; formando un sostrato di cultura da cui ci si sente protetti. La globalizzazione attuale, che rende tutti consapevoli dei diversi orizzonti culturali esistenti, non dovrebbe allontanare ciascuno dalle proprie origini, tuttavia ogni gruppo, pur conservando le proprie tradizioni, deve anche acquisire qualcosa dall’esterno per non venire isolato e superato. La storia è come una persona con i capelli bianchi che dispensa saggezza e consigli, e come con gli anziani, il rapporto con essa è uno scambio cui le novità possono contribuire con reciproco giovamento.

Di converso, la storia che rimane più impressa non è fatta di re e battaglie ma di persone comuni, in cui è più facile immedesimarsi: Alberto Angela stesso ha dichiarato di emozionarsi ad ogni scoperta, per esempio osservando il sigillo di un artista impresso in una parete di Pompei, traccia di una vita del passato nascosta tra cose morte. Secondo il divulgatore, nonostante ovunque ci sia bisogno di cercare nel passato le ragioni del presente, in Italia, dove la coscienza storica è superiore che altrove perché vi si trovano documenti di ogni epoca, la storia andrebbe trasformata in un asso nella manica. Il patrimonio artistico italiano travalica i confini e non vi si identificano solo gli italiani, perciò va protetto a nome di tutti. Il nostro paese presentava le condizioni per una cultura fiorente, a partire dalla posizione, sufficientemente isolata per crescere senza troppe interferenze e contemporaneamente abbastanza vicina da consentire le comunicazioni. In virtù di questo privilegio, pur dovendo restate uno Stato competitivo, l’Italia non dovrebbe limitarsi a sfruttare il proprio patrimonio ma difenderlo e promuoverlo, farlo diventare un punto di orgoglio e coesione: ciascuno protegge spontaneamente una rovina se sente che è sua.

Tornando alla divulgazione, Alberto Angela ha rivelato che il segreto è trasmettere l’emozione che prova in prima persona davanti ad un reperto e che qualunque argomento diventa interessante se raccontato con passione e contestualizzato, mostrando l’umanità dei personaggi storici per aiutare il pubblico ad identificarsi. Ciascuna fascia di pubblico, inoltre, si immedesima in modo diverso; è un doppio sistema di comunicazione che parte dalle informazioni per trovare gli strumenti visivi più funzionali a coinvolgere le persone. A suo parere, i programmi televisivi storici non sono concorrenti dei classici libri, innanzitutto perché un appassionato lettore continuerà a leggere e poi perché il programma intende essere anche uno stimolo ad approfondire sui libri. Lui stesso, in quanto scrittore, sceglie personaggi che siano porte per altre epoche e predilige la storia di Roma perché vi riconosce il mondo attuale con gli stessi problemi. Al termine dell’intervento, in risposta alla nostra domanda su che cosa abbia significato per lui ricevere un premio in una città storica come Gorizia, Alberto Angela ha risposto che, pur venendo personalmente da una città storica, è tutta l’Italia ad essere ricca di storia su cui investire per il futuro.

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